Contro la provocazione imperialista e la preparazione della guerra all’Iran

syriaisraelwrc-768x402La scorsa notte, Israele, con un massiccio bombardamento ha attaccato strutture militari iraniane in Siria. Per definizione dei suoi stessi dirigenti, è “il più grande attacco dal 1974”. L’attacco viene giustificato come risposta agli “oltre 20 razzi” che le forze speciali dei pasdaran avrebbero lanciato sulle postazioni delle forze armate israeliane sulle Alture del Golan, territorio siriano occupato da Israele nel 1967 durante la guerra dei sei giorni. Tutto questo accade nei giorni immediatamente successivi all’abbandono da parte degli Stati Uniti dell’accordo internazionale sul programma nucleare iraniano noto come  Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). Israele e l’Arabia Saudita sanno che questo ritiro significa avere le mani libere nei confronti dell’Iran. Israele e Arabia Saudita non agiscono soltanto per il proprio tornaconto ma per procura degli USA, nel contesto più generale dell’aggressione a Cina e Russia e ai loro alleati. Il fatto che tale attacco avvenga dopo aver avvisato la Russia, che controlla lo spazio aereo siriano, e de facto il sistema di difesa anti-missile siriano, conferma la volontà da parte di Putin di cercare un compromesso con l’imperialismo ed evitare in tutti i modi un confronto frontale che vedrebbe distruggere le sue forze armate. La ricerca di tale compromesso implica il nulla osta nei confronti dell’Iran. Il regime degli ayatollah a sua volta, colpito dalla mossa di Trump, cerca rifugio nell’Europa dichiarando di considerare il JCPOA ancora valido. Questa mossa non basterà né ad evitare la guerra né a conservare il compromesso, poiché gli europei hanno già affermato che il JCPOA dovrà subire delle modifiche. L’Europa chiederà all’Iran di accelerare il processo di privatizzazioni e di apertura della sua economia. Quand’anche l’Iran acconsentisse ad una nuova e più profonda apertura, questo non le servirebbe ad arginare la pesante crisi economica, prodotto di quella mondiale, dalla quale è colpita e che ha generato le rivolte di fine 2017-inizio 2018. Il regime reazionario dei pasdaran è in balia delle onde e non ha alcuna possibilità di difendere il popolo iraniano dalla guerra che verrà. L’accelerazione della crisi militare con Israele in Siria causerà una crisi politica in Iran che a sua volta offrirà ai “conservatori” la possibilità di liquidare una volta e per sempre i “riformisti” e, con loro, la pagliacciata del parlamentarismo “islamico” e così avere mano libera per reprimere su una scala ancora più ampia i movimenti di lotta sorti negli scorsi mesi. Tuttavia, anche in tale prospettiva, i “duri e puri” non potrebbero fare altro che cercare un compromesso con l’imperialismo, come fecero in Iraq che fu spartito a tavolino con gli Stati Uniti. La classe operaia mondiale deve pronunciarsi contro l’aggressione sionista e per il diritto a difendersi del popolo iraniano. Solo la classe operaia iraniana può difendere il paese dall’aggressione sionista. Occorre che essa si doti quanto prima di un programma politico indipendente da qualunque fazione dello Stato clericale e che sia all’altezza della fase che il paese sta già vivendo. Occorre con urgenza che i lavoratori iraniani lottino per:

-libertà di sciopero, di organizzazione e di parola

-stop alle privatizzazioni e liberalizzazioni di Rohani e nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio e popolare delle fabbriche, delle risorse naturali e del commercio estero

-libertà di organizzazione nell’esercito con la costruzione di sindacati dei soldati e consigli in tutte le caserme

-distribuzione delle armi a tutto il popolo

-costruzione di una rete di comitati popolari militari con comandanti eletti in tutte le città

 

Tutti i regimi della regione mediorientale, nazionalisti, baathisti, religiosi, monarchici, hanno saputo offrire ai propri popoli solo dittatura, sfruttamento e subordinazione diretta o indiretta all’imperialismo.

Solo la rivoluzione socialista con a capo la classe operaia può salvare il paese dall’inevitabile aggressione del sionismo e del suo grande protettore e mandante: l’imperialismo USA. Solo la classe operaia, iraniana e mediorientale, può lottare per una Federazione Socialista del Medioriente composte di libere Repubbliche Operaie, in gradi di offrire una prospettiva di liberazione nazionale a tutti i popoli, in primis quello palestinese e quello curdo.

Nonostante le sue forze oggi deboli, “Prospettiva Operaia” sarà accanto alla classe operaia iraniana e lotterà senza tregua tra le fila della classe operaia dello stato italiano contro l’equidistanza tra aggrediti e aggressori.

 

Redazione “Prospettiva Operaia”

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