LA DUBBIA MORALE, PADRONALE, DELLA CORTE DI CASSAZIONE

 

Reintegro dei 5 operai di Pomigliano subito!

È appena giunta la notizia (6 giugno) che la Corte di Cassazione ha respinto la sentenza di reintegro della Corte d’Appello dei cinque operai del Si.Cobas licenziati dalla FCA di Pomigliano, Domenico Mignano, Antonio Montella, Massimo Napolitano, Marco Cusano e Roberto Fabbricatore. Dopo aver appreso della sentenza hanno tentato di organizzare un sit-in, sotto la casa del neoministro del lavoro Di Maio a Pomigliano, ma appena la polizia ha tentato d’impedire che uno di loro, Mimmo Migliano, s’incatenasse ai cancelli, per protesta si è versato della benzina in testa ed è stato portato in ospedale con lesioni agli occhi.

 I cinque lavoratori erano stati licenziati dopo aver inscenato una protesta E' caccia all'uomo in Fiat: protesta a Nola,appeso manichino per simulare suicidioclamorosa per denunciare il suicidio di due loro compagni cassintegrati FIAT, esponendo un manichino raffigurante l’amministratore delegato di FCA, Sergio Marchionne, impiccato proprio come i loro compagni. A nulla sono serviti quattro anni di proteste contro l’ingiusto licenziamento, gli appelli a sostegno di intellettuali come Moni Ovadia, Francesca Fornario o Ascanio Celestini, e la stessa sentenza di reintegro della Corte d’Appello. La Corte di Cassazione ha respinto, infatti, il reintegro della Corte d’Appello criticandola per aver accolto “un’inaccettabile dilatazione del diritto di critica.

“Secondo i giudici di cassazione – riferisce Il Fatto Quotidiano – i cinque operai avrebbero agito «comportamenti che compromettevano sul piano morale l’immagine del datore di lavoro», venendo meno all’«obbligo di fedeltà a carico del lavoratore subordinato». E, sempre riportando i punti centrali della sentenza, avrebbero «procurato ricadute di tipo “morale”, esprimendo posizioni palesemente offensive nei confronti dell’azienda mediante modalità eclatanti e ostentatamente provocatorie», e spostato la dialettica sindacale «su un piano di non ritorno che evoca uno scontro violento e sanguinario, fine a sé stesso, senza alcun interesse ad un confronto con la controparte, annichilita nella propria dignità di contraddittore».

 Offesa morale a Marchionne e all’azienda quindi, e comportamenti “violenti e sanguinari” senza alcun interesse ad un confronto con la controparte.

Ma qual’è la morale del signor Marchionne? Ricordiamo che l’amministratore delegato FCA è stato il primo a far saltare le vecchie relazioni industriali. Prima rompendo con la concertazione e poi fornendo il modello antioperaio della controriforma contrattuale e del diritto del lavoro, introducendo, per primo in una fabbrica italiana, il principio dell’esigibilità, aprendo così la strada alle successive leggi antioperaie che sono culminate nel jobs act di Renzi. Nessun rimpianto, sia chiaro, per la concertazione, la cui unica funzione è stata per tutti gli anni in cui il sistema capitalista mostrava i segni sempre più crescenti di una crisi senza sbocchi, quella di permettere, al padronato e ai suoi agenti della burocrazia sindacale, di contenere la lotta di classe e imporre una trattativa sempre più al ribasso ai danni della classe operaia e dei lavoratori salariati consentendo al padronato di salvare i profitti. Ma questo fatto mette in luce tutta l’ipocrisia di una sentenza che parla di “assenza di confronto” e “annichilimento della dignità del contradditore” Marchionne.

Infine, solo un anno fa è emerso lo scandalo riguardante le mazzette di centinaia di migliaia di dollari pagate dalla FCA ad alcuni dei massimi dirigenti dell’UWA (Unite Auto Worker), il sindacato dei lavoratori dell’automobile americani, per gestire la parte contrattuale che avrebbe imposto pesanti sacrifici agli operai Chrysler al momento della fusione con FIAT. A questo si aggiungono le accuse dell’EPA (Environmental Protection Agency), l’agenzia americana di protezione ambientale, all’FCA di aver messo in circolazione 104 milia vetture diesel con installati software per mascherare le effettive immissioni inquinanti.

Ecco quindi le grandi qualità morali e la vera immagine del “datore di lavoro” e dell’azienda che secondo la cassazione sarebbero state offese e danneggiate dai cinque di Pomigliano: corruzione, inquinamento ambientale e truffa, e, aggiungiamo noi, responsabilità morale per il suicidio degli operai cassintegrati.

Esprimiamo la piena solidarietà ai compagni Domenico Mignano, Antonio Montella, Massimo Napolitano, Marco Cusano e Roberto Fabbricatore. Facciamo appello alla proclamazione immediata dello sciopero e alla mobilitazione di tutti i sindacati e dei lavoratori FIAT contro il licenziamento dei compagni e per il reintegro immediato.

Verrà presto il giorno in cui la rabbia e lo sdegno degli operai, dei lavoratori e degli sfruttati esploderà in tutto il suo furore, e allora, c’è da scommetterci, una lanterna verrà trovata per tutti gli sfruttatori e i parassiti come Marchionne e i rampolli della famiglia Agnelli.

 

La redazione di Prospettiva Operaia

 

 

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