Il Maggio 68, oggi

Intervento di Jorge Altamira al simposio “Cinquant’anni 1968: l’era di tutti i cambiamenti”.

Intervento di Jorge Altamira al dibattito dell’Università di San Paolo, con dirigenti della sinistra brasiliana: Eduardo Almeida (PSTU), Mauro Iasi (PCB) Valério Arcary (MAIS-Resistencia), Plínio de Arruda Sampaio Jr. (PSOL) e Breno Altman (PT), sugli avvenimenti del ’68 – anno di grande svolta.

Il Seminario, organizzato dal Dipartimento di Storia dell’USP, sotto la direzione di Osvaldo Coggiola, ha investito tutte le dimensioni di quell’anno fondamentale – dall’economia, alla politica, alla musica, ai movimenti sociali, dall’Europa occidentale e orientale, all’Asia (la Rivoluzione culturale in Cina, la guerra del Vietnam, la controrivoluzione in Indonesia) e all’America Latina (Brasile, i guerriglieri) fino al Cordobazo. Diverse decine di dibattiti e centinaia di contributi.

Oltre al dibattito sull’attualità del 1968, Altamira ha parlato della crisi congiunta dell’imperialismo e della burocrazia, così come nel dibattito che ha discusso “Il 1968 e la Quarta Internazionale”.

Il simposio è stato dichiarato “attività militante” dalle assemblee che, in quella settimana, hanno dichiarato uno sciopero a tempo indeterminato di insegnanti, non insegnanti e studenti dell’USP.

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Buona sera a tutti.

La mia solidarietà e quella del mio partito, il Partido Obrero d’Argentina, allo sciopero universitario, al quale partecipo come militante, partecipando a questo dibattito e augurando la vittoria agli studenti, ai docenti e ai lavoratori dell’Università di San Paolo. Questa vittoria potrebbe essere una sconfitta politica molto importante per questo governo corrotto e pusillanimi.

 

Situazione rivoluzionaria

Non c’è dubbio che il maggio francese abbia messo in luce una situazione rivoluzionaria nell’Europa occidentale e, se non riusciamo a riconoscere un fatto così chiaro, abbiamo un problema con il GPS. Dieci milioni di lavoratori, il maggior numero nella storia, che svilupparono uno sciopero generale di un mese, occupando tutte le fabbriche e paralizzando il funzionamento economico e politico del capitalismo, cioè dello Stato stesso, costituirono un attacco brutale ai diritti di proprietà.

Una situazione rivoluzionaria non si trasforma necessariamente in rivoluzione e non si dissolve con una repressione controrivoluzionaria. Lenin lo ha già spiegato così tante volte che i più giovani lo impareranno leggendo, ma per i partecipanti a questo dibattito è cosa noto; dobbiamo distinguere una situazione rivoluzionaria, una rivoluzione e la vittoria di una rivoluzione. Ad esempio, in Russia, nel 1905, c’è stata una rivoluzione in ottobre, prima c’era stata una situazione rivoluzionaria, ma la rivoluzione non trionfò, poi, dieci anni dopo, tutto iniziò con una rivoluzione e alla fine la rivoluzione trionfò.

È necessario fare queste distinzioni, perché si tratta di lavorare attraverso ogni fase: vale a dire, come un orientamento politico trasforma una situazione rivoluzionaria in rivoluzione o, in alternativa, come sfrutta completamente la situazione rivoluzionaria per rafforzare la posizione del proletariato per una nuova fase rivoluzionaria. In questo senso, un testo di Leon Trotsky sullo sciopero generale inglese del 1926 è molto istruttivo, in cui dice (non è una citazione) “Non deriva dall’esistenza di una situazione rivoluzionaria che dobbiamo considerare la presa del potere da parte del proletariato in modo ultimatista: o la presa del potere o la sconfitta”. La presa del potere in una situazione rivoluzionaria non funziona come un ultimatum, è la conclusione del lavoro politico e delle masse stesse sulla base dell’esperienza che indica che questa situazione rivoluzionaria deve essere trasformata in rivoluzione, in modo che il proletariato non sia annegato nel sangue. Questa fu probabilmente la ragione più importante che portò Lenin e Trotsky a decidere di prendere il potere a San Pietroburgo nell’anno 17.

 

Economia e politica

Il Maggio francese è una delle espressioni più acute e più interessanti di una crisi economica, che diventa politica. Prima di tutto, voglio dirvi che il maggio francese o la Francia nel maggio 1968, assomiglia alla Russia nel 1905 in un certo senso: entrambi si stavano industrializzando, perché non è vero che lo zar non rappresentava, allo stesso tempo che era freno allo sviluppo capitalista, un tentativo di sviluppo capitalista. Ci sono stati cambiamenti di ministri, approfondire la consegna della terra, la riforma agraria, ecc., e la Russia era un paese in via di sviluppo industriale, i contadini sono andati nelle fabbriche, giovani, inesperti, e sono stati maltrattati nelle fabbriche – da cui nacque la rivoluzione nel 1905. Ciò è accaduto, ad esempio, anche in Argentina, è molto interessante: nel Cordobazo, in Argentina, la dittatura di allora si interrogava su “assurde rivolte popolari guidate dai lavoratori meglio retribuiti”, ma il regime economico di allora si trovava in un’impasse, proprio come il regime francese.

Vi dico rapidamente e vedrete la portata dello sciopero: nel ’67 ci fu uno sciopero generale in Francia, perché il governo de Gaulle, con un decreto che voi chiamate “misure provvisorie”, ma che è peggiore delle misure provvisorie, decise di privatizzare la sicurezza sociale, che era il fiore all’occhiello della sinistra e dei lavoratori francesi. Fu un colpo enorme e non si poté andare avanti. Ma perché volevano farlo? Perché il processo di modernizzazione economica, di integrazione nel mercato mondiale, di industrializzazione si era esaurito. Il gaullismo era un ostacolo, perché il gaullismo si opponeva alla globalizzazione, difendeva gli interessi “nazionali” della Francia, rifiutava il dollaro, voleva costituire riserve auree e voleva persino avere una forza militare atomica indipendente, per la quale doveva avere un sacco di soldi e la Francia non ne aveva. Nel corso del maggio francese si può osservare qualcosa che poi diventerà più chiaro: gli scontri tra l’ala, che non viene dal gaullismo, Giscard d’Estaing non viene dal gaullismo, viene da un altro partito, dell’alta finanza, e il ponte è Pompidou, che reclama la “deregolamentazione”; cioè, è un momento di crisi, un momento di rottura, il potere deve avanzare molto di più e i lavoratori non possono permettere che avanzi ulteriormente, non possono permettere che avanzi ulteriormente. E qui arriva un aneddoto, che ha il suo significato: la prima fabbrica che va in sciopero e che occupa è SudAviation, vicino a Nantes. Ora pongo la seguente domanda: in un contesto economico così bello, come descritto qui da diversi relatori, perché gli operai hanno rapito il direttore, lo hanno bloccato in un posto e lo hanno lasciato lì per tre settimane? I lavoratori di SudAviation in Francia avevano un enorme odio accumulato; c’era cioè una grande estensione della lotta di classe perché, per rimanere nella competizione mondiale, la Francia doveva abbassare i salari, distruggere la riforma delle pensioni, modificare il sistema educativo, con il sistema di precarizzazione dell'”educazione permanente”.

Poiché ho poco tempo per completare l’idea, il 68 è il punto di partenza di una grande crisi, perché nel ’68 il governo Johnson decretò, de facto, l’inconvertibilità del dollaro, con un accordo delle banche centrali, in cui le banche centrali cessavano la convertibilità del dollaro – cioè chi aveva dollari in Europa non poteva andare negli Stati Uniti per trasformarlo in oro. Nel ’71, tre anni dopo, si decretò formalmente l’inconvertibilità del dollaro, che avrebbe dato vita a un default; gli Stati Uniti si dichiararono in default; guardate, compagni, se questa non è una crisi economica, non so… Proprio dal 1971 in poi si sviluppò il grande ciclo della crisi capitalista, che comprende la situazione attuale. Ora, se la crisi economica non è l’analisi delle contraddizioni dell’accumulazione di capitale ma degli indici del PIL, vi dico già che non ha niente a che fare con il marxismo, non ha nulla a che fare con la crisi economica del capitale – e anche che gli indici del PIL sono falsi, tra l’altro. Ora, perché insisto su questo: sono un economicista? No, insisto su questo perché, come marxista, devo difendere un punto di vista materialista in tutto questo. Altrimenti, abbandoniamo il rapporto primario dell’uomo o delle persone con la natura attraverso il lavoro. È da questo rapporto che si costruisce la vita sociale, culturale e affettiva. Se togliamo il rapporto di lavoro, il materialismo storico è finito, e io, personalmente, o i compagni di altri partiti e del mio partito perdono una guida metodologica per prevedere e caratterizzare le nuove situazioni. Mi sembra questo il punto di vista fondamentale. È il rapporto dialettico tra economia e politica.

 

Classe, partito, direzione

In una rivoluzione, si pone un problema molto grave che è il rapporto tra la classe, il partito della classe operaia e, in generale, la direzione. Il Partito Comunista è un partito che in qualche modo ha plasmato la mentalità della classe operaia francese, negli anni ’20, con la rivoluzione russa, eccetera, e poi con lo stalinismo. Il PC francese è stato quello che ha disarmato lo sciopero generale con le occupazioni delle fabbriche nell’anno ’36, e il Parlamento eletto dal Fronte Popolare nell’anno ’36, è quello che consacrerà Petain, sovrano di Francia, con l’invasione nazista. Sviluppò una proposta che incorniciava e racchiudeva le lotte, la resistenza all’occupazione nazista, cioè che imponeva i limiti, la portata di quelle lotte. Questo non cambierà in trenta giorni, non importa quanti scioperi generali ci siano; per cambiare, ci devono essere organizzazioni rivoluzionarie presenti, già formate prima, con programmi già formati prima, con una polemica politica prima – devono essere parte della formazione della coscienza di un’avanguardia, specialmente delle nuove generazioni.

Non esisté e non esisté da tutti i punti di vista. Non esisté fisicamente, perché la sinistra, maoista o trotskista, non aveva alcuna influenza tra i lavoratori -alcuni ce l’avevano influenza, ma non su scala sufficiente-, ma non esisteva, soprattutto, perché non previde il maggio francese; in America Latina sostenne la lotta armata, e provò, in Francia, a portare gli slogan dell’OLAS, un’organizzazione che è stata fondata all’Avana nel 1966, con un approccio foquista e militarista al mondo intero. Non lo previde perché difendeva le rivoluzioni coloniali come fenomeno settoriale, pensando che non c’erano condizioni rivoluzionarie in Europa; dunque all’epoca non si preparò né come pronostico né come programma né come organizzazione. D’altra parte, altri gruppi trotskisti, col pretesto che l’ascesa rivoluzionaria “deve sempre passare prima attraverso le organizzazioni tradizionali”, seguirono una linea di adattamento all’apparato sindacale, sia stalinista che riformista, in funzione di un fronte unico operaio che ha debuttò nel 1965/68 e salì al potere, con Mitterrand, nel 1981. Questa è stata l’evoluzione della crisi della direzione della classe operaia.

È un aspetto di cui dobbiamo tenere conto. Oggi, se vogliamo fare una rivoluzione da qualche parte nei nostri paesi, dobbiamo prima esigere di avere un pronostico e di aver combattuto nella prospettiva di tale pronostico, con un programma. Non voglio fare un’autoproclamazione, ma questo è l’esempio che mi viene in mente: noi, il Partido Obrero, per un anno e mezzo, pronosticammo una rivolta popolare nel 2001, il rovesciamento del governo, l’organizzazione del movimento piquetero, gli slogan per il movimento piquetero per il rovesciamento dell’intero regime di allora e, poi, avemmo una partecipazione politica che ha dato luogo a un’ulteriore partecipazione politica, che è uno sviluppo che ora si manifesta in Argentina. È lontano dalla presa del potere, abbastante lontano, o forse troppo vicino, perché i processi politici si stanno accelerando, ma devono prima essere presenti con un’organizzazione, una previsione, un programma e un intervento che soddisfino queste condizioni.

 

Da una crisi all’altra

Salterò tutto quello che volevo dire, perché il maggio francese è un intero decennio: la rivoluzione del ’74 in Portogallo, la vittoria di Allende in Cile, l’Assemblea Popolare della Bolivia nel 1971, la vittoria vietnamita – è un intero periodo. Il massacro, per colpa del Partito comunista cinese e del maoismo, di un milione di comunisti in Indonesia, che non deve mai essere dimenticato, nessuno può dimenticare il massacro di un milione di comunisti. Questo è molto importante. L’intero processo di mobilitazione rivoluzionaria porterà il capitalismo a una crisi di regime fondamentale che, terribilmente, cercherà di risolvere a partire dagli anni ’90. Attraverso molte crisi, la rivoluzione nicaraguense! La borghesia mondiale si rende conto che deve riorganizzare il suo dominio, e l’espressione più profonda di tale riorganizzazione è l’alleanza con la burocrazia dell’Unione Sovietica per imporre il ripristino del capitalismo in URSS, è il punto strategico di tale ristrutturazione. Era legata insieme dal 1968 in poi, con la rivolta di Praga e con la firma dei Trattati di Mosca-Bonn e di Helsinki, che stabiliscono i principi del libero scambio, dell’integrazione e così via, perché, come qualcuno ha detto in quest’Aula a un certo punto, l’Unione Sovietica e i paesi dell’Europa orientale erano in un processo di stagnazione, il tasso di crescita stava diminuendo in modo fenomenale, anch’essi dovevano privatizzare la previdenza sociale, ma ciò significava la privatizzazione dello Stato Operaio. Per questo motivo la Cecoslovacchia è in crisi nel 1967 e le truppe russe intervengono, perché se si considerano le discussioni in seno al Partito Comunista cecoslovacco, tutte ruotano attorno alla privatizzazione, al modo in cui vedono la crisi; c’è una sollevazione generale, la seconda.

 

America Latina

Voglio dire questo: l’America Latina è in completo collasso, compagni. Viviamo in America Latina, pensavano che con Macri tutto svoltasse a destra e siamo in un crollo generale; pensavano che con Temer si sarebbero imposte un sacco di cose ed invece siamo in un crollo generale, con il 2 o 1,5 per cento del consenso, -chi vota per lui, la famiglia? Inoltre, abbiamo una ribellione popolare in Nicaragua, che non è la MUD o l’ala destra del Venezuela, con una componente popolare che reclama un orientamento molto profondo. Quest’uomo, Ortega, ha ricevuto il premio internazionale per il paese che accoglie meglio il capitale straniero, gli è stato assegnato due mesi prima della ribellione popolare; l’FMI ha detto che non fa accordi con il Nicaragua perché ciò che il Nicaragua fa supera qualsiasi accordo che farà con l’FMI. È una ribellione. Quindi, il modo per risolvere i problemi è unirci in una riunione internazionale, almeno in America latina, e dire ai latinoamericani, ai lavoratori e ai contadini qual è la posizione della sinistra di fronte a questo crollo e come intende fare rivoluzione in tutta l’America latina e in ogni paese, perché ora è all’ordine del giorno questo problema. Ora dobbiamo fare una caratterizzazione, un pronostico e proporre l’obiettivo; se non lo faremo, ci accadrà come la sinistra rivoluzionaria del maggio francese, fatte salve le distanze e le caratteristiche.

Ma dobbiamo guardare dritto avanti, perché è chiaro che c’è una profonda crisi del capitale, naturalmente, il crollo di interi regimi politici, masse mobilitate e non hanno una direzione, e qui, in questo dibattito, abbiamo sei direzioni politiche, o qualcosa del genere, che hanno altre espressioni in America Latina e hanno la chiave per discutere come intervenire in questo.

In Argentina viviamo un’esperienza fantastica, stanno crollando tutti i nostri avversari; ora, che siamo la terza o quarta forza del paese, sapremo sfruttare tutto questo e compiere grandi progressi nello sviluppo politico, sindacale, giovanile e femminile? Siamo una forza con uno sviluppo sindacale, ma dobbiamo compiere maggiori progressi nello sviluppo sindacale, nella gioventù, eccetera, ed essere in grado di presentare la sinistra rivoluzionaria come una direzione politica capace di portare al potere il proletariato.

Questa è la sfida, siamo pronti a discuterne in una conferenza latino-americana, ben preparata, con spirito rivoluzionario, con spirito, non di lotta di fazioni ma di delimitazione e chiarificazione politica, e a far progredire la coscienza dei nostri 42868operai e contadini in America Latina.

Grazie.

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