Tentativo di assassinio del presidente in Venezuela

Di Jorge Altamira

 

Nella serata di sabato scorso, verso la fine di una parata militare per celebrare l’anniversario della creazione della Guardia Nazionale Bolivariana, alcuni droni DJIM600, del costo di circa cinquemila dollari ciascuno, carichi di esplosivi C4, sono stati abbattuti dai tiratori della guardia del Presidente Nicolás Maduro, mentre si avvicinavano al palco da cui Maduro stava tenendo il suo discorso. Dei sette colpiti dall’esplosione, tre si trovano in prognosi riservato. Il giorno dopo, il governo ha annunciato di aver arrestato sei sospetti, di averli sottoposti a interrogatorio e di essere in una fase avanzata dell’indagine.

Una serie di funzionari ufficiali non ha tardato a denunciare un tentativo di assassinio perpetrato da quello che hanno definito l’ultradestra” del Venezuela, con il probabile scopo di dissociare la destra legale dall’attacco. Ha anche riorientato l’attenzione sul presidente uscente della Colombia, Juan Manuel Santos, e sui cospiratori che operano a Miami. Un tweet dei Soldados de Franela (camicia) ha rivendicato l’azione, a nome di un gruppo di “patrioti militari e civili fedeli al popolo”.

Le opposizioni di ogni colore si sono affrettate a dissociarsi dall’attacco, non senza sospettare che sia il governo stesso l’autore dell’attentato, per inasprire le politiche repressive. Non sono mancati coloro che hanno caratterizzato ciò che è successo come un auto-attacco, in funzione delle divisioni all’interno del Chavismo. Alcune settimane fa si è tenuto un Congresso del partito ufficiale, PSUV, e si è prorogata l’attività dell’Assemblea costituente al fine di neutralizzare l’Assemblea nazionale, che ha la maggioranza dell’opposizione di destra.

L’uso del colpo di Stato o dell’azione terroristica è espressione della paralisi dell’opposizione, da un lato a livello istituzionale, dove le possibilità di cambiamento formale sono state eliminate nel tempo, e dall’altro sul piano sociale, poiché l’enorme malcontento che esiste nei confronti del governo a causa dell’impressionante peggioramento delle condizioni di vita non è stato capitalizzato. L’assassinio, tuttavia, è un tentativo disperato da parte dell’ala più estrema della destra, dato che il successo della sua azione avrebbe un impatto ancora maggiore sull’alto comando dell’esercito e sulla burocrazia di Stato. Oltre alla carenza di beni primari e all’iperinflazione, vi è stata una carenza di acqua per i bisogni più elementari, e anche la ricomparsa di malattie che sono state curabili per lungo tempo. Il blocco del Venezuela da parte del capitale internazionale per finanziare le importazioni o rifinanziare i debiti è aggravato dal crollo del sistema di pagamento interno e la produzione di petrolio, oltre a un calo del PIL che dovrebbe raggiungere il 35% dopo cinque anni. Anche un alleato come la Cina ha smesso di fornire assistenza finanziaria al Venezuela, a causa delle inadempienze del governo dopo diverse operazioni di rifinanziamento. La Russia, a differenza dei ‘governi occidentali’, ha condannato l’attacco in termini vigorosi. Macri, da parte sua, ha dedicato il fine settimana al rilascio di suo cugino Calcaterra [arrestato in Argentina con l’accusa di corruzione, n.d.t.].

Anche il bombardamento di sabato non è il primo attacco, in quanto vi è già stato un bombardamento solitario del quartier generale dell’esercito a Caracas più di un anno fa e aggressioni al quartier generale da parte di ex soldati, che hanno recentemente ucciso gli aggressori. Il governo ha inoltre annunciato numerosi arresti di personale militare accusato di cospirazione. È probabile che il tentativo di assassinio di sabato avesse lo scopo di mantenere in piedi i gruppi militari non ancora trovati, o una manovra per incitarli a uscire all’aperto.

È interessante notare che questa provocazione violenta si verifica quando il governo sta lottando per trovare una via d’uscita dalla dollarizzazione dell’economia venezuelana. Non basta legalizzare le operazioni sul mercato dei cambi, come ha appena fatto, il che implicherebbe, diciamo, uno straordinario profitto speculativo per i custodi dei cambi, né abbassare di sei zeri il bolivar, altra misura che dovrà essere applicata a partire dal prossimo 20 agosto, ma suggerisce che è incline a sostenere il bolivar con riserve di petrolio (cosa che ha annunciato qualche tempo fa), cioè privatizzare o mettere all’asta il bacino petrolifero di Orinoco. Il prossimo passo sarebbe la cessazione del finanziamento del Tesoro da parte della Banca centrale. Sarebbe il piano che Putin e Xi Jinping sarebbero disposti a sostenere per continuare a sostenere il regime venezuelano contro le cospirazioni di Donald Trump.

Negli ultimi mesi, c’è stata una tendenza all’unificazione delle rivendicazioni e delle lotte all’interno della classe operaia, e persino si prevede la possibilità di uno sciopero generale. Ecco l’unica via d’uscita per le masse sofferenti. Il nazionalismo militare è fallito in modo spettacolare in Venezuela, come è già accaduto in tutte le varianti e circostanze dell’America latina. La politica del “grande bastone” che l’imperialismo usava non è più in vigore nell’immediato futuro, a causa dell’enorme crisi che l’America Latina sta attraversando, qualunque sia la forma o la tendenza dei suoi governi capitalisti.  Argentina-Brasile-Messico, Nicaragua, Venezuela e tutta l’America centrale sono su un vulcano enorme, come ha recentemente dimostrato la rivolta popolare ad Haiti, che consiglia all’imperialismo di preferire manovre, pressioni e compromessi, mentre si stanno compiendo progressi nell’installazione di basi militari e nel rafforzamento delle forze armate del continente. In Brasile, tra un colpo di stato e l’altro, i militari, soprattutto i congedati, stanno assumendo il controllo delle liste parlamentari, per imporre un blocco agrario-militare-evangelico dopo le elezioni di ottobre, senza che l’opinione pubblica se ne accorga.

Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane sarà possibile valutare più chiaramente il tentativo di assassinio del presidente in Venezuela lo scorso fine settimana43565.jpg

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