Come lottare contro le politiche xenofobe del governo

Di Michele Amura

Mentre il governo concentra tutta la sua propaganda sul tema dell’immigrazione, per distogliere l’attenzione dalle sue difficoltà nel rispettare il famoso “contratto” di governo, in particolar modo rispetto alle promesse elettorali che hanno permesso alla Lega e ai 5 Stelle di sfondare nell’elettorato (reddito di cittadinanza, abolizione Fornero, flat tax); in queste ultime settimane si sono svolte varie manifestazioni contro queste politiche xenofobe. È fuor di dubbio un fatto positivo, il punto è però, capire come portare avanti una opposizione efficace.

L’ipocrisia del PD

Il partito democratico è uno dei presunti esponenti di questa opposizione: ha promosso una manifestazione a Milano in occasione del meeting pubblico di Salvini con Orban (presidente ungherese di estrema destra), indetto una manifestazione nazionale per il 30 Settembre contro le politiche del governo, in primis il tema degli sbarchi; ed infine parteciperà alla contro manifestazione in occasione della “Pontida del Sud” in provincia di Salerno (la stessa provincia del sindaco “sceriffo” De Luca che lancia campagne securitarie contro “le bande di nigeriani”). Questa opposizione “democratica” è una totale farsa. Quando si era al governo si decideva l’apertura di 16 Centri Permanenti per il Rimpatrio (CPR), dei veri e propri lager dove i migranti sono rinchiusi senza alcuna tutela medica ed igienica, nel frattempo che un giudice decida senza interpellarli dove spedirli, ovviamente lavorando gratuitamente per il “benefattore” stato italiano – è stato il decreto Minniti ad istituire il lavoro “volontario”, l’abolizione della udienza e l’istituzione dei CPR in tutte le regioni, prima erano solo 4.  Adesso che si è condannati all’opposizione – per conseguenza del proprio fallimento politico – si denuncia Salvini per applicare alla lettera il proprio decreto e per la chiusura dei porti ai migranti che sono stati soccorsi nel Mar Mediterraneo dalle ONG (organizzazioni non governative). Una scelta, quest’ultima, per lo più mediatica perché già sotto il governo Gentiloni gli sbarchi erano diminuiti dell’80%.

Fronte comune col PD?

Un problema ricorrente in queste ultime manifestazioni è stato: che posizione assumere rispetto al PD? Fare un fronte comune col PD sarebbe la fine della sinistra perché questo partito è il principale responsabile di questa situazione politica. Non solo in tema d’immigrazione ha spianato la strada a Salvini con le sue politiche securitarie, ma inoltre il governo Conte ha come base dei propri consensi il fallimento del PD. Quando il M5S e la Lega fanno man bassa di voti tra i lavoratori e disoccupati con le proposte di abolire la riforma Fornero e il reddito di cittadinanza è perché il PD in questi anni è stato il partito che sistematicamente ha portato avanti politiche di austerità che hanno colpito le condizioni di vita del proletariato, in favore della borghesia – dimostrando al contempo il fallimento della sinistra e della burocrazia sindacale della CGIL nel costruire un opposizione ed una alternativa di sinistra al PD. Subordinarsi politicamente al PD ti condanna all’impotenza politica perché ti associa alle sue politiche antioperaie ed al suo fallimento; favorendo così il consenso dei lavoratori verso la demagogia delle forze di governo.

Per un polo autonomo di classe

L’unico modo per costruire un opposizione reale a questo governo, e in questo caso specifico alle sue politiche riguardo l’immigrazione, è costruire un polo autonomo di classe, cioè una sinistra che difenda l’indipendenza del movimento operaio rispetto alla demagogia populista del governo, e all’opposizione liberale e falsamente democratica del PD. Per questo la partecipazione di tutta la sinistra alla manifestazione di Milano indetta dal PD è stato un errore perché non ha fatto emergere la sinistra come un’opposizione indipendente, ma come la coda del Partito Democratico.

Ovviamente non siamo contrari a priori, a partecipare ad una manifestazione che vede la presenza del PD; ad esempio nel caso di una manifestazione che esprime una ribellione popolare, dove il PD è presente cercando di utilizzarla a proprio vantaggio, pensiamo sia fondamentale partecipare alla manifestazione per strapparne la direzione e combattere la manovra politica del PD; questo non è un esempio astratto ma è l’esperienza concreta della manifestazione di Catania dove migliaia di persone hanno manifestato spontaneamente per rompere il blocco del governo alla nave Diciotti, che ha visto il tentativo del PD di strumentalizzare la manifestazione con la propria presenza, che giustamente è stata contestata dai militanti di Potere al Popolo.

Invece la manifestazione di Milano rappresentava solamente una mobilitazione d’apparato (quello del PD e di LeU) contro un incontro pubblico di Salvini con Orban, cioè non esisteva una rivendicazione concreta (come può essere far sbarcare dei migranti o non far svolgere l’incontro con Orban) ma solamente un atto di testimonianza ideologica per dimostrare che l’unica opposizione a questo governo è il PD. Che il PD faccia questa manovra per rafforzarsi è comprensibile, che tutta la sinistra (compresa PaP che pochi giorni prima aveva contestato il PD) partecipi a questa manovra è un errore politico perché propone nei fatti un fronte popolare col PD riguardo la lotta per i diritti dei migranti. Fare una contestazione aperta al PD od una contro manifestazione avrebbe fatto emergere la sinistra come un polo alternativo al PD ed, ovviamente, alla Lega.

Conclusioni

Fino a quando la sinistra non prenderà una posizione chiara a riguardo, costruendo in maniera sistematica la propria indipendenza politica rispetto al PD sarà condannata alla sconfitta e alla marginalità. L’attuale crisi della sinistra è la conseguenza della subordinazione del Partito della Rifondazione Comunista al governo Prodi e alle sue politiche anti-operaie in nome dell’antiberlusconismo – e della mancanza di un’alternativa rivoluzionaria al PRC. Riproporre la stessa subordinazione al Partito Democratico in nome dei diritti dei migranti è un crimine politico.

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