Trotskismo e stalinismo nella rivoluzione vietnamita (Quarta parte)

di Matias Villar e Andrés Roldán

Nei contributi precedenti abbiamo analizzato il processo rivoluzionario che si verificò in Vietnam dopo la resa del Giappone nell’agosto del 1945[1]. Durante la rivoluzione di agosto e le rivolte di settembre, le masse vietnamite occuparono le terre, le fabbriche e le officine, formarono in varie regioni organismi semi sovietici e lanciarono una lotta per l’indipendenza nazionale con alla testa la classe operaia ed i contadini poveri.

In quest’ultima nota della serie affrontiamo le ripercussioni di questa rivoluzione nel movimento trotskista internazionale e nella direzione della Quarta Internazionale.

Risoluzione del Comitato Esecutivo Internazionale (aprile 1947)

Un esame dei principali giornali trotskisti (The Militant – del SWP degli Stati Uniti -, La Veritè – del PCI in Francia – e altri) tra il 1945 e il 1946, nell’ambito del contesto del dopoguerra, mostra lo scollamento e la mancanza di informazioni che i centri della Quarta Internazionale avevano con molte delle sue sezioni. Gli articoli sull’Indocina si basavano su cronache e articoli di agenzie di stampa. Seppur in modo confuso e con errori, molti di questi servizi giornalistici mostrarono la presenza attiva del trotskismo[2].

Allo stesso tempo, dimostrando solidarietà internazionalista, nelle metropoli i trotskisti organizzarono mobilitazioni e manifestazioni contro l’aggressione imperialista ed a favore dell’indipendenza vietnamita. Lo stalinismo e la socialdemocrazia, invece, condussero una politica apertamente controrivoluzionaria. Negli accordi con l’imperialismo Stalin si era impegnato a non promuovere alcuna rivoluzione in Asia ed a favorire la restaurazione coloniale nella regione col trionfo del nazionalismo borghese in Cina. In Francia, il Partito Comunista (PCF) faceva parte del governo di coalizione del generale Charles de Gaulle e appoggiò attivamente la ricostruzione dell’impero con i suoi deputati che votarono i crediti di guerra per inviare truppe in Indocina.

Nell’aprile del 1947, il Comitato Esecutivo Internazionale (CEI) della Quarta Internazionale emanò una risoluzione contro la guerra in Indocina sottolineando che “i militanti trotskisti dell’Indovina sono alla testa nella lotta nazionale e sociale per l’emancipazione delle masse indocinesi” e che dall’inizio della rivoluzione sono stati attaccati “dalle mani criminali della GPU di Stalin“[3].Tra febbraio e marzo 1948, The Militant pubblicò in cinque numeri il vasto lavoro di Lu Sanh Hanh (diffuso qualche mese prima nell’edizione francese di Quatrième Internationale) che descriveva dettagliatamente il ruolo dei trotskisti della Lci e la repressione dello stalinismo.

Secondo congresso (1948)

La posizione della CEI del 1947 e la pubblicazione del lavoro di Lu Sanh Hanh contrastò nettamente con la risoluzione “La lotta dei popoli coloniali e la rivoluzione mondiale” del Secondo Congresso della Quarta Internazionale nell’aprile del 1948[4].

L’estesa risoluzione non solo non menzionò, nei suoi 90.000 e più caratteri, il ruolo preminente dei trotskisti vietnamiti nel 1945, ma equiparò allo stesso modo i processi rivoluzionari del Vietnam a quelli dell’Indonesia: “In questi paesi, le lotte si mossero non solo sulla strada della liberazione dall’imperialismo, ma anche, e soprattutto, sulla strada del potere (…). In Vietnam e Indonesia le lotte delle masse contro l’imperialismo si svilupparono rapidamente e si elevarono con enorme energia fino al piano della lotta per il potere statale, infatti, per un certo periodo di tempo, il potere fu effettivamente strappato dalle grinfie di Francia e Olanda e fu sostenuto dalle forze nazionaliste”.

Tuttavia, i processi rivoluzionari in Indonesia e Vietnam, sebbene contemporanei, furono molto differenti. Nella loro equiparazione si nascondevano le specifiche caratteristiche di ciascuna di essi, cosi come i diversi ruoli delle forze politiche e sociali coinvolte. In Indocina il potere fu preso dal Partito nazionalista di Sukarno, con l’ostilità dello stalinismo e non vi fu una partecipazione straordinaria dei trotskisti (non riuscirono a formare un partito proprio)[5].

In Vietnam, invece, la dinamica fu opposta: il potere fu preso da un fronte guidato dallo stalinismo che tentò di trovare una via d’uscita con l’imperialismo alleato (compresi i francesi). Insieme ai gruppi trotskisti, che giocarono un forte ruolo, il proletariato e gran parte del popolo vietnamita (compresi i settori nazionalisti che rifiutarono l’accordo con la Francia) si sollevarono contro l’imperialismo, prima in agosto e poi di fronte all’invasione britannica in settembre che anticipò la ricolonizzazione francese. Il Partito Comunista Indocinese e il Viet Minh di Ho Chi Minh, il quale guidò la coalizione che proclamò la Repubblica Democratica del Vietnam (RDV), cercarono di contenere la rivoluzione sociale, garantire la proprietà dei proprietari terrieri e borghesi, ricostruire lo stato borghese e disarmare le masse. Contemporaneamente, organizzarono la repressione e gli assassini dei combattenti. A compimento della repressione imperialista, i principali dirigenti e militanti trotskisti furono liquidati dalle squadracce e dai sicari assoldati dal Viet Minh.

La risoluzione determinò che ciò che impedì il trionfo fu “l’assenza di un partito genuinamente rivoluzionario”. Questo poteva valere per l’Indonesia, dove non esisteva una organizzazione della Quarta Internazionale, ma non per il Vietnam. Mai in pochi luoghi le bandiere della Quarta Internazionale, anche come minoranza, si contendevano la direzione del movimento rivoluzionario come in Saigon nell’agosto-settembre del 1945. Al di là delle loro differenze politiche, le due organizzazioni trotskiste (La Lutte e la LCI) furono un punto di riferimento, conservando la loro indipendenza politica dal nazionalismo e dallo stalinismo, e conseguentemente lottarono contro l’imperialismo. I dirigenti trotskisti erano tribuni politici rispettati e riconosciuti per la loro direzione nella lotta sindacale e politico-elettorale, curavano la pubblicazione di giornali di grande diffusione e frequenza ed avevano esteso il lavoro politico oltre Saigon (anche sulla comunità operaia vietnamita in Francia). Durante la rivoluzione, entrambe le organizzazioni giocarono un ruolo di primo piano nelle mobilitazioni, nell’organizzazione del movimento operaio, contadino e delle miniere, cosi come nella formazione di milizie al fine di respingere l’invasione britannico-francese.

Non aver fatto menzione di ciò dietro una generalità come “l’assenza di un partito rivoluzionario” fu molto più di una semplice assenza. Si trascurò la necessità di un bilancio e un’analisi dell’intervento delle organizzazioni della Quarta, delle loro debolezze e dei loro punti di forza, dei loro errori e successi, e soprattutto si occultò il ruolo controrivoluzionario e liquidatore dello stalinismo.

In un corso del 1955 (pubblicato come opuscolo), Pierre Frank, dirigente francese della Quarta Internazionale, scusava la risoluzione indicando che essa presentava imprecisioni e lacune in quanto si svolse in mezzo alle difficoltà di una situazione complessa e in mancanza di informazioni su quanto accadeva nelle colonie[6]. Tuttavia, come abbiamo visto, nel 1948 vi erano documenti, risoluzioni e testimonianze dei sopravvissuti (sia de La Lutte che della LCI) che riportarono ciò che era successo in Vietnam e ciò che veniva pubblicato su giornali e riviste. Il testo di Frank, tra l’altro, non ha rimediato a nessuna delle imprecisioni o lacune su ciò che era successo in Vietnam.

Come allora bisogna interpretare la svolta tra l’aprile del 1947 e del 1948? Potrebbe essere considerato un anticipazione dell’accodarsi allo stalinismo imposto successivamente sotto la guida di Michel Pablo? Verso il 1948, tuttavia era ancora lontana la scissione tra “pablisti” e “antipablisti” che si verificherà qualche anno più tardi.

(La condotta dei troskisti cinesi durante la rivoluzione del 1949 e la repressione esercitata nei loro confronti dal regime di Mao Tse Tung rimangono per le analisi future. Sebbene sia giusto sottolineare che Mao, a differenza di Ho Chi Minh, abbia ignorato Stalin ed espulso il Kuomintang dal governo, tuttavia il suo atteggiamento verso i trotskisti fu la repressione).

La Storia ufficiale

In generale la storia della rivoluzione vietnamita (in particolare della sinistra) ha messo a tacere sia il ruolo svolto dalle organizzazioni della Quarta Internazionale sia il ruolo controrivoluzionario di Ho Chi Minh. Queste omissioni e silenzi appaiono nei testi della “storia ufficiale” delle correnti della Quarta Internazionale.

La storia della IV Internazionale, a cura del dirigente del Segretariato Unificato (SU) Pierre Frank (1968), non fa alcuna menzione della rivoluzione vietnamita (né sulla rivoluzione boliviana del 1952). Due rivoluzioni in cui i trotskisti hanno avuto il massimo protagonismo con partiti radicati nelle masse lavoratrici. Nel caso vietnamita- secondo i documenti – con posizioni indipendenti e rivoluzionarie. Non fu una coincidenza. Se negli anni ’40 e ’50 ci si accodò allo stalinismo, negli anni ’60 e ’70 il SU si abbracciò apertamente la causa del foquismo. Ho Chi Minh era (insieme a Che Guevara) una figura emblematica e nelle marce del SU si cantava il suo nome.

Negli anni ’90, uno storico del SU, il canadese François Moreau, denunciò la repressione dei trotskisti vietnamiti e l’assassinio di Ta Thu Thau[7]. La stessa fu ripresa nel numero 430-431 dell’Imprecor (pubblicazione del SU) alla fine del 1998, in una edizione in omaggio alla Quarta. A quel tempo il SU aveva abbandonato il foquismo, abbracciato la democratizzazione e favorito partiti ampi e pluralistici.

Ma, come sottolinea Simon Pirani[8], uno dei pionieri nello studio della Quarta Internazionale e del Vietnam, non si analizzò nè il ruolo del trotskimo in Vietnam negli opuscoli della cosiddetta corrente “lambertista” (al di là del riferimenti all’assassinio di Ta Thu Thau e altri) né il ruolo della maggior parte delle correnti internazionali[9]. Le prime opere e studi storici sul trotskismo vietnamita sono apparsi negli anni Ottanta e Novanta, quando opere come quelle di Ngô Văn Xuyết, uno dei vietnamiti sopravvissuti, cominciarono ad essere pubblicate.

Una corrente internazionale che non elabora la sua direzione, soprattutto nelle rivoluzioni a cui hanno partecipato le sue sezioni, è seriamente compromessa.

 

[1] Vedi i numeri di Prensa Obrera 1.524, 1.525 y 1.527.

[2] Ad esempio, si vedano gli articoli di The Militant, “La rivolta indocinese contro il controllo francese” di Joseph Hansen (22/09/45) e “Militanti trotskisti alla testa della lotta per la liberazione dell’Indocina” di Robert Brichman (01/12/45), disponibili su https://www.marxists.org/history/etol/newspape/themilitant/1945/

[3] Contro la guerra in Indocina” (aprile 1947), risoluzione del CEI, Fourth International Vol. 8, N° 6, disponibile su https://bit.ly/2PEhF2c. Nel giugno del 1947, Natalia Sedova, vedova di Trotsky, Bejamín Peret e Grandizo Muniz avevano firmato un documento (“La Quarta Internazionale in pericolo”) critico nei cronfonti della direzione che segnalò “da molto tempo si è dimenticato di appoggiare la nostra sezione (in Indocina), e persino di chiedere chi ha assassinato Ta¡ Thu Thâu per sostenere, senza una critica rigorosa, il governo stalinista di Ho Chi Minh, tanto calorosamente accolto daThe Militant e La Véritè”

[4] “La lucha de los pueblos coloniales y la revolución mundial”, disponibile su https://bit.ly/2yOEir5

[5] Alexander, R. (1991): International trotskism (1929-1985). Duke University Press.

[6] Frank, P. (1955): “La revolución colonial después de la Segunda Guerra Mundial, disponibile su: http://www.association-radar.org/article97.html

[7] Moreau, F. (1993): Combats et débats de la Quatrième Internationale. Québec: Vents d’ouest

[8] Pirani, S. (1990): “La Cuarta Internacional en Vietnam. ¿Por qué estudiarla y qué leer?”. Revolutionary History, Vol. 3 N° 2, disponibile su: https://bit.ly/2OrxhBy

[9] Moreau, F. (1993): Combats et débats de la Quatrième Internationale. Québec: Vents d’ouest

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