XXVI Congresso del Partido Obrero – Conclusioni e iniziative della Commissione Donne

di Valeria Lobos

La Commissione delle donne (del Partido Obrero – Argentina) ha deliberato con più di trenta delegate da diverse province e fronti di lotta. Sono state tratte le conclusioni che costituiranno la base dell’orientamento politico che il Partido Obrero (Partito Operaio) e il Plenario de Trabajadoras (Plenaria delle Lavoratrici) porteranno avanti quest’anno sul terreno delle rivendicazioni delle donne lavoratrici.
Un bilancio politico è stato fatto della campagna sviluppata dal Plenario de Trabajadoras (d’ora in poi PdT) nella lotta per l’aborto legale, una massiccia lotta contro il governo, la Chiesa e i blocchi politici che collaborano nella difesa della clandestinità della pratica abortiva. In questo quadro, la Commissione ha difeso l’iniziativa proposta dalla nostra organizzazione dopo il voto negativo del Senato, per continuare a promuovere una consultazione popolare vincolante, come strumento per dare continuità alla “marea verde” e rafforzare una lotta che deve affrontare l’intero regime politico e lo Stato. Questa iniziativa è parte della consapevolezza che è necessario spostare l’asse di gravità della lotta politica dal Parlamento alle strade, per superare un’istituzione dominata dalle lobby del clero e dei padroni. Constatiamo che questa proposta, originariamente disprezzata, è ora riconsiderata da alcune organizzazioni alleate in questa lotta e cresce in simpatia tra le attiviste e gli attivisti che vogliono superare l’impasse in cui le correnti borghesi vogliono intrappolare questo movimento.
Il dibattito ha riguardato anche la lotta contro ogni forma di violenza e in particolare la campagna “Guarda come ci poniamo” promossa da attrici argentine contro la precarietà del lavoro e gli abusi sessuali, che si è estesa poi a tutta la popolazione visto il carattere quotidiano che la violenza assume in tutte le sue forme. D’altra parte, la partecipazione alla Commissione di compagne e compagni del Gruppo “1969” ha fornito elementi per una caratterizzazione del movimento LGBT e delle campagne specifiche su questo fronte, come quella riguardante l’occupazione delle persone trans.
Sia il documento finale che il dibattito hanno messo in luce le conseguenze concrete della crisi capitalista sulle donne, in termini di una marcata battuta d’arresto nel miglioramento delle condizioni materiali, che trova espressione in termini di salari e condizioni di lavoro. Le compagne del fronte sindacale e del Polo Obrero hanno fornito i principali contributi alla discussione per portare alla comprensione che lo sviluppo del potenziale di emancipazione del movimento delle donne dipende dall’intervento della classe operaia, occupati e disoccupati, in questa lotta. La sfida di conquistare ad un programma di lotta le donne lavoratrici e la classe deve essere oggetto di campagne specifiche da parte dei gruppi classisti per combattere contro gli sfruttatori che fanno uso della sottomissione femminile come meccanismo di dominazione dell’insieme dei lavoratori. A questo proposito, sosteniamo quelle iniziative per una lotta in favore delle rivendicazioni delle donne lavoratrici, perché a pagare la crisi siano i capitalisti, ad esempio, la formazione di comitati delle donne come accaduto nelle aziende Fato e Interpack.
Abbiamo anche salutato lo storico sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori TEXTILANA come un grande esempio di organizzazione, che proponiamo di generalizzare. La lotta per la separazione tra Chiesa e Stato è un asse di differenziazione fondamentale con la burocrazia sindacale nel movimento operaio e con il triumvirato “papalino” tra quelle che sono le organizzazioni dei disoccupati. I valorosi compagni del Polo Obrero, che svolgono un compito di delimitazione politica quotidiana contro le istituzioni clericali, hanno proposto la pubblicazione di materiali specifici per lavorare nell’ “agitazione di massa”.
Quella per la separazione tra Chiesa e Stato è una campagna strategica che continuerà ad essere sviluppata contestualizzandola nei sindacati, nei quartieri o nei luoghi di studio. Su questo asse di lotta, accanto all’aborto legale e l’educazione sessuale laica e scientifica, si concentrano le più profonde aspirazioni del movimento delle donne, costituendo i pilastri di una campagna che abbiamo pienamente adottato con iniziative di mobilitazione e di organizzazione. Per il 28 maggio proponiamo una massiccia mobilitazione del PdT nel quadro della “giornata d’azione per la salute delle donne”, data in cui verrà presentato, nuovamente, il progetto di campagna per il diritto all’aborto.
Infine, la Commissione ha affrontato il tema delle principali sfide della campagna elettorale, che vede la compagna Romina del Plá come membro del Fronte di Sinistra. La piattaforma di protesta e politica che svilupperemo sarà basata sul programma socialista delle donne lavoratrici e su grandi iniziative pratiche di agitazione politica. La campagna per una folta delegazione del PdT in occasione della Conferenza Nazionale delle Donne di La Plata è già iniziata con la delimitazione rispetto ai metodi burocratici e le regimentazioni del Comitato Organizzatore. Il PdT si prepara per questa Conferenza con una forte campagna politica per l’indipendenza del movimento delle donne e per dare nuovo impulso alla marea verde, in lotta per l’aborto legale e la separazione tra Chiesa e Stato, nonché per sconfiggere il piano di guerra di Macri, i governatori e il FMI.
Votato all’unanimità il documento che approfondisce queste caratterizzazioni e le tante campagne, riflettendo la convinzione di promuovere lo sviluppo organizzativo di una corrente socialista che lotti per l’indipendenza politica dallo Stato, la Chiesa e i blocchi politici che rappresentano interessi contrastanti con quelli di un movimento delle donne in continua ascesa.

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