Elezioni del 7 giugno: la Destra alle urne ha battuto la Syriza del memorandum. Il contrattacco di classe la sconfiggerà nelle battaglie che verranno!

Comunicato della segreteria politica del comitato centrale dell’EEK (Partito Operaio Rivoluzionario – Grecia)

Con nell’aria la vittoria che già le attribuivano alle elezioni europee e a quelle amministrative del 26 maggio, la destra di “Koulis” Mitsotakis ha vinto anche le elezioni politiche anticipate del 7 luglio, con la percentuale del 39,85%, la quale le conferisce la maggioranza dei seggi in Parlamento. La vittoria della destra non è “storica”, come ci si è affrettati ad annunciare trionfalmente, né d’altro canto si tratta di una “sconfitta strategica” di Syriza e della sinistra nel suo complesso, concetto su cui hanno insistito il bell’Adone Georgiadis e il portascure Voridis.
Nea Demokratia ha raccolto i frutti delle misere capriole di Tsipras del luglio 2015, della resa incondizionata alla troika e della quadriennale fedele applicazione dell’impopolare terzo memorandum. Se Syriza era giunta al potere cavalcando la grande ondata delle mobilitazioni di massa antimemorandum del 2010-2015, ND ha cavalcato quella del tradimento delle attese popolari, della rabbia e dell’infelicità sociale senza sbocchi, in una crisi che si protrae indefinitamente, della confusione e della delusione, nelle condizioni vantaggiose di assenza di una visibile e convincente alternativa di sinistra.
D’altro canto il feroce neoliberismo e l’incombente revanscismo autarchico che ND a stento è riuscito a nascondere ha persuaso, all’ultimo momento, un significativo settore della società, in particolare nelle regioni con più alta presenza di lavoratori, a indirizzarsi verso un voto antidestra (non certo di fiducia), conferendolo così nuovamente a Syriza, permettendole in tal modo di conservare la percentuale comunque alta del 31,53%.
Il Kinal-Pasok, nonostante tutti i residuati che può ancora mobilitare grazie ai posti che continua a mantenere nelle amministrazioni locali, tra i sindacati compiacenti, nei meccanismi clientelari, non è riuscito a infrangere il muro della doppia cifra come sperava la sua segretaria Fofi Gennimatà. Con l’8,10% difficilmente potrà sperare in una resurrezione autonoma, e già sta diventando donatore d’organi di ND o all’uopo di Syriza.

I nazisti di Alba Dorata, che qualche anno fa minacciavano che “sarebbero arrivati e la terra avrebbe tremato”, hanno a loro volta con terrore assistito alla contrazione della loro percentuale dal 6,99% del 2015 al 2,93% (diminuzione del 56%, -213.872 voti) e rimarranno alla fine fuori dal parlamento. La banda criminale nazista non potrà più invocare l’immunità parlamentare per non finire in galera, tanto per il processo per l’assassinio di Pavlos Fyssa, quanto per le altre sue criminali aggressioni. La “defenestrazione” dal parlamento dello schieramento nazista, modello per i fascisti di tutta Europa, è senza dubbio una vittoria del movimento antifascista popolare, come anche dell’esemplare ed eroico atteggiamento della madre di Pavlos, Magda Fyssa. Non si deve comunque incorrere nell’errore di credere che il fascismo sia elettoralmente morto. Un pezzo di AD è confluito in ND. Un altro più piccolo ha portato voti all’estremista ciarlatano Velopoulos, mentre i ratti più pericolosi si sono nascosti nelle fogne della notte, e nelle tane del cosiddetto cuore dello Stato. Il movimento antifascista dei lavoratori deve continuare la lotta perché il nazismo venga schiacciato nei quartieri e nelle strade, assieme al sistema che lo nutre e lo rafforza.
Il KKE ha perso l’occasione di trarre vantaggio dal decadimento di Syriza, ed è in stallo al 5,3%. Non lo ha salvato, naturalmente, il soffio di vitalità e di legittimazione che ha tratto da militanti di sinistra delusi, membri di Syriza o anche di Antarsya. E non si può sempre trovare come alibi che è colpa degli altri, dell’atteggiamento ostile o del conservatorismo del popolo. È davvero convinta la burocrazia stalinista di via Perissòs che questo popolo, in particolare l’avanguardia dei lavoratori, abbia dimenticato il patto di Varkiza? O, più recentemente, l’atteggiamento del KKE nel dicembre del 2008, o in occasione del Referendum del 2015? O anche il settarismo di manifestazioni e mobilitazioni chiuse in cordoni autonomi, o l’opportunismo nell’odierna azione politica? L’autocritica è una parola sconosciuta, ma poi diventa pratica se continui a dire che tutti sbagliano. La burocrazia, barricata in se stessa, prova unicamente ad autopreservarsi, e si appropria di memorie e tradizioni del glorioso passato storico, un passato che non si ravviva mai nel presente.
Nello scenario politico in divenire due nuovi partiti fanno il loro ingresso in parlamento. Da una parte la formazione dell’ultradestro nazionalista Velopoulos, con i suoi unguenti miracolosi e le lettere originali di Cristo, al 3,70%. Dall’altra il partito verticista Mera25 di Varoufakis, al 3,44%, una consociazione eterogenea di ex appartenenti alla sinistra di Syriza assieme a neoliberisti filoeuropei, più altri ancora. Varoufakis vuole pescare nella confusione, proponendo la ricetta immediata della linea dura nelle trattative con la troika, cioè la stessa della catastrofe del luglio 2015.

L’argomento di una “migliore, più coerente” Syriza è già naufragato, e qualunque sua ripetizione porta solo alla farsa o al nulla. Lo dimostra l’annichilimento del LAE, il quale credeva di salvarsi accarezzando i nazionalisti, in particolare sulla questione macedone. Non lo ha tratto in salvo neppure il cambio di leadership dopo il fiasco delle elezioni europee. Nel settembre 2015 aveva il 2,87% e 155.242 voti, alle europee del 26 maggio era esangue allo 0,56% con 31.648 voti, ora si è ulteriormente dimezzato allo 0,28% con 15.930 voti. Ciononostante alcune organizzazioni della sinistra extraparlamentare insistono ancora per accompagnare la formazione alla fine politica.
Il principale punto di riferimento nel contesto della sinistra extraparlamentare, Antarsya, perde metà dei voti che aveva preso con la collaborazione dell’ EEK nel settembre 2015, e scende allo 0,41% con 23.191 voti. Nonostante la combattività dei militanti nelle battaglie sociali, la crisi interna che si manifesta in un momento cruciale ne svela l’impasse strategica.

L’EEK, principalmente per difficoltà economiche, è sceso in lizza solo in 22 circoscrizioni su 57, mentre nelle rimanenti ha invitato a votare i candidati di Antarsya. Nel limitato numero di periferie l’EEK ha preso 2003 voti, lo 0,04% (calcolato su base nazionale e non su quella reale delle circostrizioni in cui ha partecipato).
Salutiamo innanzitutto i compagni e le compagne che con sacrificio e convinzione rivoluzionaria si sono lanciati anche in questa lotta, in circostanze assolutamente difficili, facendo sì che fosse udita l’indipendente voce rivoluzionaria del trotzkismo nel critico momento di transizione che segnano queste elezioni, ampliando il campo d’azione e i contatti del partito in nuovi spazi proletari, in nuove forze di oppressi, nella produzione spirituale ed artistica. Salutiamo e ringraziamo nuovi e vecchi compagni che hanno sostenuto la nostra lotta e ci hanno votati. Come non abbiamo cessato di dire nell’arco di questa muta e breve campagna elettorale, le elezioni di luglio rappresentano un momento di transizione verso un nuovo riacutizzarsi della crisi capitalistica, la mano reale ma invisibile che muove le forze della resistenza verso nuovi scontri ed esplosioni politiche. L’argomento che il sistema politico borghese si sia stabilizzato in un nuovo bipartitismo è insufficiente e resta alla superficie dei numeri elettorali. Lo dimostra a suo modo la seconda maggiore astensione elettorale dai tempi della caduta della giunta militare, 42%. La precedente era stata del 44%, nel settembre 2015, dopo la doccia fredda della conversione del fiero NO popolare nel misero SI della sottomissione di Syriza. Dal 2007, inizio della crisi mondiale e antefatto della rivolta del dicembre 2008, si osserva una tendenza all’aumento dell’astensione, un ampliamento dello scollamento tra i partiti rappresentativi e le masse popolari, in particolare le nuove generazioni. Analoghi fenomeni si manifestano in Europa e in tante altre nazioni. Il sistema borghese non si stabilizzerà affatto in Grecia a seguito dei disumani provvedimenti che varerà il governo di destra dei servitori del capitale e dell’imperialismo dell’EU e degli USA. Il governo di ND – già la sua composizione lo dimostra – sarà ancora più aggressivo mentre, al tempo stesso, sarà minato alle fondamenta dalla crisi economica mondiale in aggravamento, nonché dallo sfaldamento del suo consenso negli strati sociali piccolo-borghesi che lo hanno votato.
Le battaglie decisive sono davanti a noi, non dietro di noi. La sinistra rivoluzionaria deve ricomporsi
superando la frammentazione, munirsi nuovamente di un programma rivoluzionario, tattico e strategico.
Lo stesso EEK deve fare un salto politico
e organizzativo a tutti i livelli, su scala nazionale e internazionale, combattendo sempre con le insegne e la bandiera della Quarta Internazionale.

Segreteria Politica dell’EEK
9 luglio 2019

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