Dal declino dell’accordo di Bretton Woods al caos

di Savas Michael Matsas

L’estate del terrore

Aprile il mese più crudele … Aprile il mese più crudele … Il celebre versetto di TS Eliot proveniente dal Wasteland potrebbe parafrasare le nostre calde giornate estive del 2019: agosto, il mese più crudele ... per il capitalismo mondiale.

Il 12 agosto è stato il “lunedì nero”, appellativo del crollo della Borsa di Buenos Aires, il peggiore della sua storia, dopo la sconfitta del presidente di destra Macri alle elezioni primarie (PASO). Evento argentino ma che causerà incendi in tutti i mercati azionari del mondo. Con Wall Street che affonda il 14 agosto, Rana Foroohar ha scritto sul Financial Times:

La volatilità della scorsa settimana è stata apparentemente innescata dalla trasformazione della guerra commerciale USA-Cina in una guerra monetaria aperta. Ma è in gran parte dovuta all’incapacità della Federal Reserve Bank [US] di convincerci che il taglio del tasso di interesse di luglio è stato semplicemente una “precauzione” contro una recessione futura, poiché, come mostrano ora diversi indicatori, dalla riduzione delle previsioni di mercato da parte dei responsabili delle vendite negli Stati Uniti, Spagna, Italia, Francia e Germania fino all’aumento dei fallimenti aziendali e all’aumento dei licenziamenti negli Stati Uniti, la recessione globale sta per iniziare”.

Immediatamente dopo, il quotidiano di Londra cita Ulf Lindahl, direttore esecutivo della società di ricerca monetaria AG Bisset Associates, affermando che siamo in “un’estate di terrore” e che la crisi del mercato azionario “durerà un decennio” (Financial Times, 19/8/19).

Il terrore deriva dal fatto che l’economia mondiale deve affrontare un “rallentamento economico globale sincronizzato”, come il FMI è costretto a riconoscere. Nel suo ultimo rapporto, esso rivede tutti i suoi dati sulla crescita economica globale al ribasso, alzando le mani su ciò che sta accadendo, dopo il comprovato fallimento di tutti gli strumenti di politica monetaria “ortodossa” ed “eterodossa” a cui hanno fatto ricorso a livello internazionale le banche centrali, gli Stati e le istituzioni internazionali, che tentano di fermare la crisi finanziaria globale la quale dura da più di dieci anni, in seguito al crollo di Lehman Brothers nel 2008.

Nonostante i tassi di interesse ridotti, quasi nulli o addirittura negativi, nonostante i “pacchetti di stimoli” e il “quantitative easing“, nonostante i fiumi di liquidità e nonostante la barbara “austerità” di un neoliberismo zombie che li distrugge, il popolo greco insieme all’economia mondiale affondano nella Grande Depressione, che qualche giorno fa ha ricordato (le tesi di, n.d.t.)Larry Summers sul “buco nero, che perpetua la “stagnazione secolare o giapponese” [è chiamata Giapponificazione la situazione in cui si trova il Giappone, che esiste da decenni, con crescita gonfia e tendenze deflazionistiche nonostante iniezioni (di liquidità n.d.t.) rivitalizzanti successive, disperate e corpose].

I fiumi di liquidità non sono stati incanalati verso la produzione, ma verso attività speculative nella sfera finanziaria, sfociando in nuove bolle, anche più massicce di quelle che hanno portato alla crisi globale nel 2007/08. Nuove montagne di debito si sono accumulate in banche già accusate di “prestiti rossi”, nelle imprese, negli Stati (ad esempio, nei memorandum d’intesa in Grecia e nei prestiti a Macri in Argentina).

Di fronte alla minaccia di una crisi violenta, le banche centrali, con la Fed statunitense in primo luogo e per molto tempo, hanno iniziato ad adottare o pianificare misure di aggiustamento della liquidità all’aumentare dei tassi di interesse e al completamento dell’allentamento quantitativo.

Tuttavia, il tentativo di invertire la politica monetaria “lassista” decennale che è stata definita “ritorno alla normalità” e l’aumento dei tassi di interesse, innanzitutto negli Stati Uniti, come è stato evidente nel 2018, hanno avuto risultati disastrosi. Sono crollati i mercati azionari, nei paesi capitalisti sviluppati ed emergenti (Argentina, Turchia, Sudafrica, ecc.), sono aumentate le guerre commerciali e monetarie tra Stati Uniti, Cina ed Europa, Cina ed Europa, provocando una recessione nella stessa locomotiva industriale dell’UE, la Germania, ma anche fallimenti e licenziamenti di massa nei quattro stati degli Stati Uniti del Midwest che hanno dato a Trump la vittoria elettorale del 2016.

Le banche centrali, con gli Stati Uniti in testa ancora una volta, hanno messo in atto un cambiamento completo, invertendo gli investimenti della politica monetaria. I tassi di interesse sono rimasti al punto più basso e la Federal Reserve degli Stati Uniti, per la prima volta dalla crisi del 2007, a luglio 2019 ha abbassato i tassi di interesse, preannunciando il caos di agosto e “l’estate del terrore”.

Alla cruciale riunione annuale dei capi delle banche centrali a Jackson Hole, alla fine di agosto 2019, tutti, dalla Fed Americana di Powell alla BCE Draghi, dal capo della Bank of England all’Australia, in un modo o nell’altro, hanno riconosciuto che nessuna politica monetaria può far fronte alla crisi globale e al peggioramento della nuova Grande Depressione. Immediatamente, nel suo tweeter, Trump, con gli occhi rossi proiettati al voto del 2020, ha definito Powell il “nemico degli Stati Uniti”!

Il “ritorno alla normalità” (o, allo stesso tempo, l “uscita dai Meomorandum e l’apertura dei mercati” di Tsipras o la scandalosa “crescita del 4%” promessa dall’incapace neoliberista Mitsotakis), la “luce che si vede in fondo al tunnel, è un falso. La crisi del decennio si sta rivelando la luce che dirige un treno verso un nuovo conflitto con il capitalismo paralizzato, i suoi borghesi e i suoi governi antipopolari.

 

Mondo sottosopra

Il terrore per il peggioramento della recessione, il treno che entra”, acquista molte espressioni economiche, apparentemente scandalose.

Caratterizzante è il fatto che un terzo del mercato obbligazionario mondiale, circa $ 18 miliardi, abbia un rendimento scarso o che i creditori (ad esempio la Danimarca) stiano concedendo prestiti ole banche stiano effettuando depositi a tassi di interesse negativi o stiano cercando rifugio nell’oro. Nel suo articolo principale del 17 agosto, intitolato “Un mondo capovolto per depositanti e mutuatari”, il Financial Times, parla dell’immagine completamente irrazionale del mondo capitalista e del fallimento delle misure di politica monetaria.

In poche parole, ciò che sta accadendo è che tutti vedono che perderanno, ma preferiscono perdere ora meno di quanto non rischiano di perdere nel prossimo periodo.

Tutti si stanno preparando per l’incidente, ma tutti, specialmente l’Unione Europea, stanno scoprendo che non sono preparati.

Ma perché la manifestazione del disastro, “la luce in fondo al tunnel”, è stata considerata, e non solo per ragioni demagogiche, come un “ritorno alla normalità”? Perché l’errore ha assunto le dimensioni di Hybris? Come ha spiegato Marx, proprio a causa della mostruosa espansione del capitale fittizio, del peggioramento dell’economia del debito globale, le illusioni feticiste stanno guadagnando terreno.

Viviamo in un mondo obiettivamente rovesciato in cui le relazioni tra le persone sono presentate come relazioni tra le cose. Il “mondo rovesciato” di oggi, di cui parlano gli interpreti della City di Londra, esprime a fondo il mondo capitalista dei fantasmi.

 

Argentina

Un tipico esempio dell’errore che porta, come nell’antica tragedia, a Hybris, la mania di Atis e la devastante Nemesi, è il presidente di destra, e protetto di Trump, l’argentino Macri, che, tra l’altroquando, tra mille palloncini, è stato eletto nel 2015 (l’anno del “discorso elettorale” di Tsipras e della presunta “normalizzazione della crisi della zona euro”) non solo ha celebrato larrivo sui mercati”, ma ha anche emesso un’obbligazione per … 100 anni! Ma alla fine, un piccolo salmo: è il 2018, il peso argentino è crollato e Macri con la coda tra le gambe, è corso dal FMI per ottenere il più grande prestito nella storia di questa istituzione internazionale guidata dagli Stati Uniti, inizialmente 50 e poi 7; per un totale di 57 mila milioni di dollari USA. Ha ottenuto il gigantesco prestito con l’intervento personale di Trump su Lagarde, perché il presidente degli Stati Uniti era spaventato dalle conseguenze del fallimento dell’Argentina sugli Stati Uniti, e in particolare sul suo settore finanziario. Il prestito, come sempre, era legato a misure di austerità che hanno spinto milioni di persone nella miseria, il che ha portato nel 2019 a far precipitare Macrinelle primarie, a far diventare la precedente crisi finanziaria una crisi politica di primo livello in Argentina, alla nona bancarotta della seconda maggiore economia dell’America Latina e alla prospettiva di una nuova Argentina, con una rivolta popolare che supererà quella del 2001.

Non solo il governo Macri e la Borsa di Buenos Aires si sono imbattuti nel lunedì nero di agosto. Lo sfortunato fallimento dell’FMI con i suoi prestiti per salvare l’eletto a Washington sigilla il fallimento del FMI come meccanismo di subordinazione sociale e dominio politico per conto di Stati Uniti e capitale internazionale.

C’è stato anche un commento sarcastico di un lettore del Finacial Times dopo il Black Monday: “Christine Lagarde, dopo aver portato l’Argentina al suo nono fallimento, ora arriva in Europa per diventare capo della Banca centrale europea e proclamare il fallimento ufficiale della Grecia”.

La relazione dialettica tra politica ed economia, la crisi capitalista globale e le lotte delle classi transnazionali e nazionali si incarna nell’odierna Argentina, mostrando le conseguenze politiche dello scontro globale che si sta già avvicinando.

Le catastrofi del 11 agosto e del “Black Monday” non riguardano solo Macri o il suo amico e alleato fascista Bolsonaro in Brasile. Ciò riguarda lo stesso Trump, il presidente, il leader mondiale e la sua campagna per imporre l’ordine e la legge degli Stati Uniti alla destra e all’estrema destra con colpi di Stato, trappole elettorali emanovre in America Latina, a partire dal Venezuela per finire in Brasile e Argentina. L’attuale fallimento del piano imperialista americano è evidente con anche implicazioni internazionali, sbugiardando persino quelli che da sinistra affermavano che “con la vittoria [elettorale] di Bolsonaro è chiaro che l’iniziativa strategica appartiene alla borghesia”.

In questi sviluppi dobbiamo anche guardare alla fonte della crisi politica acuta all’interno della sinistra rivoluzionaria argentina e del Partido Obrero, il partito gemello del EEK (Partito Operaio Rivoluzionario di Grecia, n.d.t.) in Argentina. L’agosto 2019 si rivela davvero il mese più difficile nel distinto paese del capitalismo mondiale, segnando un nuovo salto di qualità. Il peggioramento della crisi mondiale con tutti i suoi spasmi e zigzag, il nuovo shock internazionale, colpisce tutte le classi, tutte le forze sociali e politiche, in tutto il mondo e in tutti i paesi.

Il mondo alla rovescia del capitale pone alla classe operaia, all’avanguardia rivoluzionaria comunista internazionale, a tutti glioppressi, la sfida più grande: rovesciarlo con la rivoluzione sociale, prima che ci seppellisca tra le sue rovine.

 

Bretton Woods II o Caos?

Prima dell’agosto 2019, ce n’è stata un’altra di stagione (politica) di agosto: quella del 1971, quando Nixon pose fine alla convertibilità fissa dei dollari USA in oro, la base monetaria degli accordi keynesiani di Bretton Woods nel 1944 e l’espansione capitalista del dopoguerra, mettendo fine e demolendo l’intero ordine postbellico internazionale.

Le lezioni di Bretton Woods e la sua inquietante fine, quel lontano agosto del 1971, recuperano rilevanza nell’attuale agosto 2019 e nell’ ”estate del terrore”.

 

Bretton Woods 1944-1971

Gli Accordi del 1944 non erano un trucco di politica monetaria che consentiva magicamente il boom capitalista postbellico. I famosi “Trenta Anni”, i “Trente Glorieuses”, che erano collegati con gli accordi geopolitici di Yalta e Potsdam tra Churchill, Roosevelt e Stalin sulla divisione dell’Europa, avevano uno scopo chiave nel flusso di fondi statunitensi per superare ed evitare una rivoluzione europea emergente, in un continente in rovina e con massicci movimenti europei antifascisti. Sarebbe stato impossibile raggiungere questo obiettivo se il capitalismo avesse continuato ad attuare la politica economica che è crollata nella crisi del 1929, con la tragedia che ne è seguita. Pertanto, è stato istituito un quadro keynesiano internazionale di benefici per la classe operaia basato sulla costante conversione del dollaro USA in oro.

Il nuovo sistema monetario era possibile non arbitrariamente. Gli Stati Uniti avevano due terzi delle riserve auree del mondo nei propri tesori, costituivano la più grande superpotenza capitalista in posizione egemone nell’imperialismo mondiale, dopo il declino della Gran Bretagna, leader della NATO e nella Guerra Fredda contro l’Unione Sovietica la più forte barriera al “pericolo comunista”.

Allo stesso tempo, tuttavia, l’intero contesto di Bretton Woods è stato minato dalle contraddizioni interne del capitale. La costante conversione del dollaro in oro, a $ 35 l’oncia, potrebbe, su base temporanea, basarsi sulla leadership finanziaria degli Stati Uniti, sulla grande quantità di attività e sull’eccedenza di oro a Fort Knox. Ma si è istituita un’identificazione fittizia, e quindi effimera, di una valuta nazionale, un simbolo monetario, con l’equivalente universale, l’oro come moneta.

In altre parole, nei termini del Capitale di Marx, la contraddizione tra la forma monetaria del valore e il valore che si cristallizza come lavoro umano astratto è stata portata ai suoi limiti estremi. La valuta come simbolo del denaro fu identificata con il denaro simbolizzato e la forma monetaria del valore col valore, tagliando e ignorando tutte le necessarie mediazioni dialettiche tra loro che portarono alla luce la critica catalitica di Marx dell’economia politica.

Una simile ignoranza e la smentita delle mediazioni dialettiche e della legge del valore sono diventate vetuste ma continuano ad essere oggetto oggi di tutte le varianti “ortodosse” e “non ortodosse” del pensiero economico urbano: keynesiani, neo-keynesiani, post-keynesiani, post-neo-liberali, la scuola di Minsky, sostenitori della moderna teoria monetaria e coloro che feticizzano la politica monetaria come problema centrale o soluzione magica al problema della crisi capitalista.

Ma già nel 1944 l’istituzione di una relazione fittizia tra il dollaro e l’oro a Bretton Woods espresse il fatto che era storicamente impossibile tornare ai vecchi standard sull’oro (Gold Standard”), falliti nel 1929, causa della grande depressione degli anni trenta del Novecento. Erano un’ipotesi e un adattamento indiretti, pratici e oggettivi dell’esaurimento della legge del valore, con la forma del valore, il principio regolatore del modo di produzione capitalistico, che doveva essere superato.

Sotto la superficie del boom capitalista del dopoguerra, sotto Bretton Woods, tutte le contraddizioni interne del capitale erano in atto e inasprite. L’identificazione fittizia dollaro-oro ha manifestato il declino della legge del valore e la natura stessa del nostro tempo come un’era di declino del capitalismo imperialista e transizione (non lineare) al comunismo umano universale.

Accumulandosi, espandendosi a livello internazionale, acuendo, le contraddizioni interne del capitale si manifestarono in episodi critici crescenti (ad esempio, la crisi dell’oro del marzo 1968) e incontraddizioni esterne nelle competizioni dell’economia globale (vedi De Gaulle in Francia). Il manto anticomunista comune della guerra fredda era sempre più difficile da coprire. Alla fine, l’intero edificio crollerà nell’agosto 1971 e la crisi mondiale esploderà con inflazione incessante, recessioni economiche, terremoti politici, la guerra dello Yom Kippur del 1973, l’aumento quadruplo dei prezzi del petrolio, la recessione globale.

 

Dal decennio rosso agli anni invernali

Prima dello scoppio della crisi, durante gli incidenti, dopo il crollo del 1971, la marea rossa del maggio 68, l’autunno italiano, la Rivoluzione culturale in Cina, la rivoluzione delle maree del “decennio rosso” si sarebbe diffusa in tutto il pianeta. Mobilitazioni contro la guerra in Vietnam, la storica vittoria della rivoluzione vietnamita contro l’imperialismo americano, l’ascesa dei movimenti di liberazione armata in Medio Oriente, Asia, Africa e America Latina, Portogallo e la rivolta del Politecnico e la caduta delle dittature in Europa meridionale, la vittoria dei sandinisti in Nicaragua, il trionfo della rivoluzione iraniana contro il regime dello Sha e l’America imperialista con tutti i suoi alleati in Medio Oriente.

Il ruolo reazionario delle burocrazie egemoniche, ancora riformiste e staliniste, all’interno del movimento operaio e l’immaturità delle organizzazioni rivoluzionarie hanno fermato l’ondata, seguita dalla bassa marea del movimento rivoluzionario e dagli “Anni invernali” (Felix Guattari) del decennio del 1980.

Il vuoto politico, la mancanza e la crisi della leadership rivoluzionaria del proletariato mondiale, sono serviti al capitale per lanciare il proprio contrattacco economico-politico su scala globale.

Questa era la base della strategia economica imperialista del cosiddetto “neoliberismo” e della globalizzazione finanziaria avviata dalla Thatcher in Gran Bretagna e dall’America di Reagan per imporre più o meno ovunque, a spese dell’economia popolare, l’economia mondiale dall’FMI.

In questi contesti internazionali, tutte le contraddizioni interne irrisolte dell’Unione Sovietica e il “socialismo reale” burocratico culminarono con l’implosione dell’URSS e dell’Europa orientale, il collasso (economico), il ritorno controrivoluzionario al capitalismo della stessa burocrazia del partito di Stato.

 

La fine della “fine della storia”

Ma i capitalisti avevano fretta di trionfare con una “vittoria finale e definitiva” del loro sistema sulla “fine del comunismo, delle rivoluzioni, della storia stessa”. La negazione storica e indiscutibile di ciò è avvenuta con la crisi capitalista globale senza precedenti del 2007/08, il fallimento del neoliberismo come strategia economica, stavolta impulso della globalizzazione capitalista finanziaria.

Un sistema sociale nella sua stanchezza storica e decadenza non riesce a risolvere le sue contraddizioni interne, le riproduce su larga scala, le aggrava, le “globalizza”. Fino ad ora, l’imperialismo di USA, UE e NATO, non ha sfruttato lo stesso processo di restaurazione in Oriente in modo da colonizzare l’ex spazio sovietico e la Cina. Da questa stagnazione delle contraddizioni interne del capitale nascono le sue contraddizioni esterne, le competizioni con l’UE e oggi principalmente con la Cina e la Russia, dove, a loro volta, sorgono nuovi ostacoli, distorsioni, contraddizioni, impasse nel processo di ripristino capitalista e integrazione nel mercato mondiale.

Ora, è ovvio che la Cina soffre, nel 2018-19, del più grande rallentamento della crescita economica dopo decenni. Non può, anche se volesse, svolgere il suo ruolo relativamente “stabilizzante” nell’instabile economia e mercato capitalista mondiale, come ha fatto in passato, dopo il crollo asiatico del 1997 e il suo ingresso all’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001, o con i pacchetti (di provvedimenti) per rilanciare la sua economia e aumentare la domanda di materie prime dopo il crollo globale del 2008.

L ‘”estate del terrore”, il caldo ma tempestoso agosto 2019, la crisi mondiale in un nuovo balzo qualitativo, non è iniziata principalmente nella sfera monetaria o finanziaria, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, la sua escalation nella guerra monetaria, o il fallimento di una o dell’altra politica monetaria nell’ultimo decennio. Piuttosto, deve essere approfondita la fonte storica e materiale da cui provengono tutte queste manifestazioni derivanti dalla crisi universale, strutturale e sistemica del capitalismo.

Naturalmente, tutti i nuovi fenomeni devono essere attentamente e accuratamente analizzati, senza formule precostituite: il fallimento dell’intervento monetario dopo Lehman Brothers, le nuove tempeste del mercato azionario, gli shock di Argentina, Brexit e UE, guerre, conflitto USA/Cina e NATO/Russia, la tendenza verso guerre imperialiste, autoritarismo statale, fascismo ma anche nuove mobilitazioni delle masse, rivolte popolari e nuovi movimenti (come i “gilet gialli”), il nuovo ciclo di rivoluzioni dopo la repressione violenta della primavera araba (Sudan, Algeria), ecc. Ma lo studio delle manifestazioni della crisi deve indagare e trovare le relazioni con lo sviluppo delle contraddizioni globali del capitale, scoprendo le forze trainanti della crisi globale, il suo sviluppo irregolare e combinato, la sua peculiarità storicamente unica in qualsiasi momento, periodo e stagione in particolare.

“La vera barriera della produzione capitalista”, scrisse Marx, “è il capitale stesso”, la contraddizione tra “una produzione che è solo per il capitale” e le esigenze più profonde di “un’espansione senza ostacoli del processo vitale [erweiternde Gestaltung des Lebensprozesses] sulla società di produzione […] (Das Kapital III, Kapitel XV, Dietz Verlag Berlin 1973 p.260).

Ma come fa il capitale a diventare un ostacolo per sé nell’era avanzata del declino capitalista, nella fase della tarda globalizzazione finanziaria e dell’inizio della crisi nel 2007? In che modo si sviluppa la contraddizione del declino del capitalismo con le “esigenze più profonde di un’espansione senza ostacoli al processo della vita (della società di produzione), che guida movimenti di massa eterogenei senza precedenti, come le gigantesche mobilitazioni delle donne in Argentina e Brasile o i “Gilet Gialli” e ora “Gilet neri” in Francia o la mobilitazione contro il disastro climatico? Qual è la presenza e il ruolo della classe lavoratrice nei movimenti di massa popolari? Quali sono, in ultima analisi, i compiti politici di un’avanguardia militante, organizzata e rivoluzionaria? Chi si rifiuta di restare separato dai movimenti di massa, senza appiattirsi sulla confusione, sull’illusione, sui limiti di questi movimenti, senza autoreferenzialità settaria e senza l’utilizzo di sterili movimenti apolitici?

Queste e molte altre domande urgenti e aperte rimarranno senza risposta se non si ha un approccio marxista globale, collettivo e non dogmatico, aperto a tutte le correnti di emancipazione umana universale.

Dopo l’apparente incapacità di risolvere la decennale crisi mondiale e man mano che si consuma un suo nuovo balzo, la domanda diventa più urgente che mai: cosa sta succedendo esattamente al mondo in rovina in questo particolare momento storico e, soprattutto, cosa succederà? Qual è la prospettiva?

I banchieri centrali e il cervello finanziario delle classi dirigenti del nord imperialista, durante l’incontro di quest’anno a Jackson Hole, in questo caldo e tempestoso agosto 2019, il mese più difficile, si sono concentrati sulla discussione sulla politica monetaria, sulla sua inefficienza. Draghi, che sta preparando un nuovo pacchetto di allentamento quantitativo prima di lasciare il suo incarico alla BCE in ottobre, aveva detto all’inizio di quest’anno: “Siamo in una stanza buia e possiamo muoverci solo a piccoli passi”. Non ci potrebbe essere una più chiara confessione della mancanza di strategia.

Quest’estate si è parlato molto delle sorti del quadro commerciale-monetario che hanno chiamato (erroneamente) Bretton Woods II.

Nell’agosto 1971, l’edificio keynesiano di Bretton Woods è crollato definitivamente e irrevocabilmente, per mezzo delle sue intollerabili contraddizioni. Ma l’egemonia del dollaro USA come valuta internazionale in tutti le transazioni e come riserva internazionale è rimasta indiscutibile, poiché gli Stati Uniti sono rimasti il centro più potente ed egemonico del capitalismo mondiale con la propria capacità di consumo che li rende una gigantesca macchina economica.

Pertanto, si è sviluppato un legame sempre più parassitario tra gli Stati Uniti, con enormi deficit e debiti, e il resto del mondo. Questa interconnessione è nata lentamente dalle rovine dell’ordine del dopoguerra ed è scoppiata nei decenni della globalizzazione capitalista.

“… attraverso l’amara esperienza, le economie emergenti hanno imparato che per proteggersi dagli effetti dell’onnipotenza del dollaro, hanno dovuto accumulare ingenti scorte di dollari, le quali hanno iniziato ad essere gigantesche negli anni ’90 e hanno raggiunto il picco nel 2014. Nei mercati emergenti lo hanno mantenuto (il dollaro) sopravvalutato, migliorando la competitività delle esportazioni dei mercati emergenti. Gli Stati Uniti hanno iniziato ad accumulare disavanzi delle partite correnti consistenti e persistenti. In altre parole, i suoi consumi eccessivi sono stati finanziati attraverso prestiti dai paesi emergenti che hanno investito i propri dollari in carta americana. Questo flusso di cassa dalle economie che hanno accumulato riserve, innanzitutto la Cina, agli Stati Uniti e dai consumatori statunitensi ai paesi che hanno accumulato riserve, è stato designato come Bretton Woods II “(Economist, 17-23 agosto 2019, p.59).

Il nome è fuorviante poiché questa struttura di interconnessione non ha nulla a che fare con il keynesismo, come fu per Bretton Woods dal 1944-1971. Si sviluppa, invece, in condizioni di anti-keynesianismo neoliberale, di dominio del capitale globalizzato, “austerità” subita dai lavoratori nel nord e saccheggio delle popolazioni e delle risorse nel sud.

Il dominio mondiale del dollaro USA è stato ulteriormente rafforzato in tutto il mondo nell’ultimo decennio, dopo la crisi mondiale del 2007-08. Mentre negli Stati Uniti rappresenta solo il 15% del PIL mondiale e il 10% del commercio mondiale, il dollaro USA viene utilizzato come mezzo per negoziare il 50% del commercio mondiale, con i due terzi del debito estero dei paesi emergenti che rappresentano i due terzi delle riserve governative(Economist, 31 agosto-6 settembre 2019, p.59).

Allo stesso tempo, tuttavia, l’intero quadro del flusso di cassa e dell’interconnessione della Cina e dei “paesi emergenti” con il paese dall’indebitamento eccessivo e in deficit degli Stati Uniti, il leader mondiale, è sottoposto a test e sgretolamento. Ma con il cambiamento radicale dell’elezione di Trump, la messa in discussione, l’abolizione o la revisione di tutti gli accordi internazionali da parte degli Stati Uniti, l‘ascesa del protezionismo, l’intensificazione della guerra commerciale e monetaria contro la Germania e l’UE, ma prima contro la Cina, la seconda superpotenza economica in espansione, il falso “Bretton Woods II” crolla per essere imposto, sotto la forza della pressione economica, il ricatto o persino la guerra, nei nuovi termini dell’egemonia imperialista americana nel mondo, secondo la linea “America First”.

Ma è proprio così che il caos si diffonde ovunque, nel resto del mondo, ma anche negli Stati Uniti.

Trotsky aveva precedentemente analizzato (vedi Europa e America, 1926, Guerra e Quarta Internazionale, 1934, ecc.) come gli Stati Uniti fossero obbligati a mantenere il proprio equilibrio interno imponendo un equilibrio internazionale. Ma così facendo “riunissero la dinamite di tutte le contraddizioni internazionali nelle proprie basi”.

Se l’America capitalista ha goduto di unna enorme espansione dopo la prima guerra mondiale e ha vissuto la propria indiscutibile affermazione nell’egemonia imperialista mondiale dopo la seconda guerra mondiale, ciò ha richiesto un intervento inequivocabile per sostenere la sua lotta interna. La Pax Americana ora la vediamo fare il contrario. Si sta muovendo, almeno una parte della propria classe dominante e in rappresentanza di Trump, per sconvolgere qualsiasi equilibrio nel mondo: in Asia e nel Pacifico, in Europa, in Medio Oriente, nel Mediterraneo e nei Balcani, in America Latina. Secondo le imposizioni della Pax americana, l’attuale linea “America First” significa “America contro il resto”, Bellum contraOmnes, “Nuovo ordine” nel caos. Un’utopia reazionaria o, meglio ancora, una distopia catastrofica e autodistruttiva.

Il furioso e arrogante nazionalismo economico della capitale americana, rappresentato dall’estrema destra di Trump, la richiesta di schiavizzare o rovesciare qualsiasi avversario e concorrente, esprime non solo il primato degli Stati Uniti, ma anche il suo inimitabile declino.

Gli Stati Uniti, come più alto punto di crescita che il capitalismo mondiale ha storicamente raggiunto, non rappresentano solo il padrone e il centro del capitalismo. Sono sia il centro della crisi capitalistica globale sia l’estrema espressione del declino storico del capitalismo mondiale come sistema sociale e modalità di produzione.

L’unico successore dell’America imperialista nel primato mondiale, come predisse Trotsky, potrebbe essere non un’altra nascente superpotenza (né la Cina, ovviamente) ma il comunismo mondiale. Questa però sarà anche la fine di ogni “primato” nazionale sugli altri, la scomparsa di qualsiasi relazione di sovranità umana da parte dell’uomo.

Il mondo capitalista, con le sue guerre commerciali e monetarie, sembra essere nuovamente frammentato da nazionalismi economici, diviso in blocchi concorrenti che erigono muri tariffari protettivi e attraversano cicli di svalutazioni valutarie competitive, come nei desolati anni ’30.

Tuttavia, ora c’è una grande differenza rispetto agli anni ’30: la globalizzazione capitalista, che ha preceduto il periodo 1980-2008, ha istituito la libera circolazione dei capitali a livello internazionale, provocando una crisi monetaria e un deprezzamento che non migliora la competitività di un paese o di un blocco di paesi, poiché provoca direttamente una fuga di capitali su larga scala, rovinando il paese stesso (Argentina!) e causando terribili disordini internazionali, spesso incontrollabili. In altre parole, semina il caos e lo peggiora.

È la più profonda interconnessione globale dell’economia mondiale stessa che sta causando la rottura dei collegamenti nazionali della catena internazionale e di quella catena stessa. In questa crescente dialettica di interazione e interpenetrazione, l’enantiodromia, direbbe Eraclito, internazionale e nazionale, l’interconnessione internazionale, un punto di sviluppo storico senza ritorno, è ora dominante.

La crisi, la rottura o la disintegrazione delle relazioni di scambio tra gli Stati Uniti e la Cina e i paesi “emergenti”, il crollo del falso “Bretton Woods II” non è la fonte principale, la pietra angolare,ma una conseguenza della crisi globale, la quale a sua volta la aggrava. La contraddizione fondamentale e decisiva, in fin dei conti, non risiede nelle relazioni di scambio ma nelle relazioni di produzione capitalistiche (e nello stato-nazione che le protegge e le promuove), che sono in estremo conflitto col carattere globale delle moderne forze sociali produttive del lavoro. Il metabolismo sociale umano/naturale (Stoffwechsel) soffoca, come mai prima,nella sua forma di organizzazione capitalistica fossilizzata storicamente obsoleta, o addirittura distruttiva.

Il modo di produzione capitalistico è entrato in conflitto con le esigenze della vita stessa.

Lo scontro si intensificherà fino alla prossima stagione in tutto il mondo, in Europa, nei Balcani, in Grecia e nel Medio Oriente. Sono richiesti preparazione, programma, organizzazione. E non c’è tempo da perdere.

Per una “espansione libera e incondizionata del processo della vita”, “erweiternde Gestaltung des Lebensprozesses”, come scrisse Marx, si richiede l’atto storico di cambiare il mondo con la rivoluzione socialista globale sotto lo stendardo di un’Internazionale rivoluzionaria, una Quarta Internazionale rifondata che completerà i lavori dell’Ottobre 1917.

Non è un desiderio, non è un’utopia astratta. È il requisito più urgente e profondo della vita stessa.

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