LA LOTTA DEGLI INSEGNANTI E LA PAURA DELL’OLIGARCHIA DOMINANTE DEGLI USA

 chicagostrike

Di Artale di Cea

I giornalisti e gli intellettuali borghesi non potranno mai avere una visione oggettiva della realtà sociale, ma certe volte, resi acuti dalla paura del proletariato, colgono la relazione, seppur in modo adialettico, il legame che c’è tra crisi economica-riorientamenti e mobilitazioni sociali-rivoluzione. L’articolo del New York Times del 22 aprile, a firma di Patricia Cohen e Robert Gebeloff, Public Servants Are Losing Their Foothold in the Middle Class (I dipendenti pubblici stanno perdendo il loro posto nel ceto medio) descrive, stando al linguaggio della sociologia borghese, la proletarizzazione di una parte del “ceto medio”: i dipendenti pubblici. Si tratta, invece, di un impoverimento di questo settore della classe salariata. L’articolo non è motivato da ragioni accademiche ma politiche: il movimento di sciopero degli insegnanti.

Tutto l’articolo è segnato dalla depressione che i due giornalisti borghesi provano all’impossibilità per il capitalismo USA di ricreare il passato prossimo:

“per generazioni gli americani, lavorare negli stati o nelle amministrazioni locali – come insegnanti, pompieri, autisti di autobus o infermiera – ha fornito un posto confortevole nel ceto medio. Non meno delle linee di montaggio delle automobili e delle acciaierie, il settore pubblico ha assicurato che anche i lavoratori senza un’educazione universitaria potevano permettersi una casa, un minivan, serate al cinema e vacanze per la famiglia”. Ma quella condizione ovvero la fine dell’illusione, assai radicata nella psicologia di questi settori, di far parte del “ceto medio” perché mancano le condizioni economiche. La fame di plusvalore del capitale distrugge ciò che era il fiore all’occhiello dei partiti democratico borghesi: un vasto settore di salariati da considerare “ceto medio”.  Le cose non stanno più così:

“Ora [il settore salariato pubblico] rappresenta la quota più piccola della forza lavoro americana dal 1967. I 19,5 milioni di lavoratori che ancora rimangono, si trovano finanziariamente declassati. Gli insegnanti che hanno protestato contro i bassi salari e le scarse risorse in Oklahoma, West Virginia e Kentucky – e quelli in Arizona che dicono di voler scioperare giovedì – sono solo una parte di quella matassa più grande”.

La combinazione dell’impoverimento di questo settore del proletariato e la fine dell’illusione del “sogno americano” (siamo tutti ceto medio) è ciò che produce la paura nell’oligarchia finanziaria USA. L’impoverimento del proletariato USA e il reale crollo del ceto medio, quello vero, massacrato dai fallimenti e ristrutturazioni dal 2008, è fra le cause della non funzionalità del parlamentarismo alla dittatura della borghesia. La presenza determinante decisiva dei militari nei due governi di Obama e in quello di Trump, sono la prova di come l’oligarchia dominante non possa più tollerare il parlamentarismo ed i suoi tempi. Nelle crisi politiche, indotte da questa crisi, i tempi fulminei dell’economia si scontrano con quelli lenti delle decisioni parlamentari.

Trotsky scrivendo sulla Francia, a fine ottobre del 1934, mostrava il legame dialettico tra crisi del capitalismo, proletarizzazione dei ceti medi, impoverimento delle masse e putrefazione del parlamentarismo:

“il capitalismo ha portato i mezzi di produzione a un livello tale che si trovano paralizzati dalla miseria delle masse popolari, rovinate dal capitalismo stesso…Il capitalismo non solo non può dare ai lavoratori nuove riforme sociali, e neppure piccole elemosine, ma è addirittura costretto a riprendere le antiche. Tutta l’Europa è entrata in un’epoca di controriforme economiche e politiche. La politica di spoliazione e di soffocamento delle masse popolari è determinata non dai capricci della reazione, ma dalla decomposizione del regime capitalista. È questo il fatto fondamentale, che deve essere assimilato da ogni operaio, che non voglia essere ingannato da parole vuote” (Dove va la Francia? Scritti 1929-1936, Mondadori).

Ciò che i comunisti dovevano dire nel 1934, lo devono dire oggi ai lavoratori del pubblico impiego, agli operai, ai disoccupati: l’economia in cui avevate creduto non si riprenderà più, il fallimento del capitalismo i padrini lo vogliono riscattare con la miseria e la guerra, la strada obbligata è quella della lotta per prendere il potere. A questo serve il partito!

I vertici USA sono consapevoli del rischio che corrono:

“…il tessuto sociale degli Stati Uniti è a rischio, e con esso il potere che gli Stati Uniti hanno accumulato. Altre super potenze come la Gran Bretagna o Roma non hanno avuto l’idea del perenne miglioramento della classe media. Gli USA ce l’hanno. Se perde quest’idea, perde uno dei suoi pilastri del suo potere geopolitico” (George Friedman, The Crisis of the Middle Class and American Power, Stratfor, 31 dicembre 2013).

PS. Stratfor è un importante centro analisi che lavora, anche, per la CIA. G. Friedman ne è stato il fondatore

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