Vittoria popolare. L’aborto legale è stato approvato alla Camera con 129 voti a favore e 125 voti contro.

Redazione di “Prensa Obrera”42820.jpeg

Dopo una sessione lunga come una maratona e una mobilitazione immensa con un accampamento al di fuori del Congresso Nazionale, il disegno di legge per l’interruzione volontaria di gravidanza ha ottenuto metà dell’approvazione alla Camera dei Deputati con 129 voti positivi a 125 negativi. Solo un’astensione.

Intorno alle 10, dopo quasi 24 ore di dibattito, la Camera dei Deputati ha dato la sua approvazione al disegno di legge sull’aborto legale.

Una folla ha accompagnato il dibattito per le strade per tutta la mattinata. La “parità”, che i leader politici di Cambiemos [uno dei partiti al governo, N.d.T.]) e i peronisti e i media hanno cercato di instaurare, si è rivelata falsa. Hanno diviso la Piazza del Congresso in due metà, ma mentre una folla vitale di giovani donne, donne combattenti e un popolo mobilitatosi per questa rivendicazione si riunivano sul viale Rivadavia, la Chiesa non ha potuto guidare più di una manciata di parrocchiani dall’altra parte della Piazza. Il contrasto era notevole. I sostenitori dell’aborto clandestino sono andati via, sconfitti, molto prima del voto legislativo.
Si tratta di un trionfo popolare di proporzioni storiche. E’ il risultato, in primo luogo, della ribellione delle donne in Argentina e nel mondo. E’ stato un colpo devastante per il clero e per un intero regime che perpetua l’alleanza dello Stato con la Chiesa.

In particolare, al momento del voto, il Fronte della Sinistra [FIT] ha insistito per l’eliminazione dell’articolo sull'”obiezione di coscienza” – che costituisce una salvaguardia per l’interferenza dei gruppi oscurantisti – e di ogni riferimento alla pratica dell’aborto nel codice penale.

Ora, la lotta continuerà in Senato, che si occuperà del disegno di legge solo nel mese di settembre. Questa lotta continua.

Per l’approvazione definitiva della legge sull’aborto legale, sicuro e libero. Per la separazione di Chiesa e Stato.

Viva la ribellione delle donne!

 

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