I protagonisti della “rivolta di Stonewall” si rivoltano nella tomba

IMG_20180630_175142Anche quest’anno si è svolto il Gay Pride, la parata più importante si è svolta a Milano con circa 250.000 partecipanti.

A primo acchito, con un’analisi superficiale, la grande partecipazione potrebbe sollevare lo stato d’animo dei militanti della sinistra e del movimento LGBTI perché la lotta per la liberare dall’oppressione e la discriminazione le cosiddette “minoranze sessuali” ha, presuntamente, un gran consenso. La verità purtroppo è ben diversa. Il Gay Pride di Milano (e in generale le parate che si sono svolte o si svolgeranno in Italia) non rappresenta un passo avanti in questa lotta; al contrario rappresenta il seppellimento di questa lotta, e il principale ostacolo allo sviluppo di un movimento di lotta delle persone omosessuali e trans contro la loro oppressione e discriminazione.

Questo perché i 250.000 non hanno partecipato ad una manifestazione LGBTI con delle rivendicazioni politiche, per quanto parziali o limitate queste avrebbero potuto essere, ma ad una parata folkloristica senza slogan contro la violenza omofobica, ma solo con carri di discoteche o organizzazioni, con canzoni la qualsiasi senza un minimo di contenuto politico. Scambiare una parata musicale con una manifestazione politica è un errore madornale.

Manifestare con Microsoft, Gloovo, Vodafone, Netflix e Coca Cola?

 È in questo contesto depoliticizzato del Gay Pride che imprese capitaliste (e partiti capitalisti come il PD) hanno potuto “patrocinare” l’evento del 1 di luglio a Milano. Questo fatto è il segno di una ipocrisia vergognosa perché le stesse imprese che sostengono e si beneficiano di un sistema sociale basato sull’ oppressione e la discriminazione omofobica, cercano di intestarsi la lotta contro l’omofobia. Lo stesso vale per il Partito Democratico e il sindaco Sala che sono intervenuti sul palco e che hanno organizzato uno dei tanti carri musicali che sono i principali responsabili politici dell’oppressione omofobica, infatti aldilà delle unioni civili – che sono state una manovra elettorale di Renzi e che non hanno dato alle coppie omossessuali gli stessi diritti delle coppie etero – in Italia le persone omossessuali e i trans continuano ad essere vittime di aggressioni e omicidi (soprattutto per mano della polizia di stato), di discriminazioni sul posto di lavoro e licenziamenti, e dell’impossibilità di creare una propria famiglia (adozioni gay).

L’esistenza di queste condizioni di discriminazione ed oppressione non è il frutto di un vizio culturale (correggibile magari con la presenza di un governo “progressista”), ma della realtà sociale del capitalismo. La borghesia (incluso Microsoft, Gloovo, Vodafone, Netflix e Coca Cola) ha tutto l’interesse nel mantenere i pregiudizi verso le persone LGBTI perché è un fattore di divisione sociale della classe lavoratrice, perché stimolare la denigrazione e l’isolamento delle persone omossessuali favorisce la mancata unità della classe operaia. A questo fattore si aggiunge il ruolo della chiesa cattolica – e in generale delle religioni – che è la principale proprietaria immobiliare del mondo e la principale lobby capitalista in Italia e allo stesso tempo una grande organizzazione di controllo sociale, di contenzione della rabbia degli sfruttati; per questo i governi che seguono le direttive del vaticano non lo fanno per un vincolo ideologico, ma per avere il sostegno economico e sociale della Chiesa.

Non è un caso che l’unico governo al mondo e nella storia che ha lottato conseguentemente per i diritti umani e democratici delle persone omossessuali è stato il governo sovietico di Lenin e Trotsky: si è legalizzato il matrimonio omosessuale, le persone transgender potevano accedere a tutti i lavori (incluse le forze armate), la ricerca sulle questioni di intersessualità era sovvenzionata dallo Stato, gli interventi chirurgici di adeguamento sessuale erano consentiti su richiesta dei pazienti (con le limitazioni che la scienza e la medicina rendevano possibili all’epoca) e il cambio di genere nei documenti ufficiali venivano ottenuti senza la necessità di sottoporsi a interventi chirurgici o consultazioni psicologiche[1].

Queste riforme sconosciute nel mondo attuale, e inimmaginabili 100 anni fa, sono state concesse dal governo sovietico perché essendo un governo operaio e socialista non aveva nessun interesse materiale nel dividere la classe operaia e nel sostenere la Chiesa Ortodossa.

Siamo orgogliosi solamente di Stonewall

 Il movimento LGBTI ha come principale necessità quello di riprendere le orme di Stonewall. Una grandiosa rivolta di strada in cui la comunità trans e omossessuale ha risposto alle violenze della polizia statunitense rivendicando il diritto all’uguaglianza e alla libertà. Per fare ciò è necessario che le organizzazioni LGBTI e la sinistra organizzino una manifestazione politica alternativa alla parata musicale delle multinazionali. Il fatto che nessuna forza di sinistra lavori a costruire un’alternativa politica ai cortei degenerati della borghesia dimostra lo smarrimento totale della sinistra (inclusa la cosiddetta “sinistra rivoluzionaria”). Giustificare questa mancanza di iniziativa politica con la necessità di non isolarsi dalla massa, dai 250.000 partecipanti al Gay Pride dimostra la completa mancanza di conoscimento del marxismo. Non tutte le manifestazioni di massa hanno un segno uguale, non basta avere una partecipazione di massa per giustificare la tua presenza ad una manifestazione politica; una manifestazione di massa senza alcun carattere progressivo e diretta dalla borghesia va boicottata e combattuta, non appoggiata criticamente.

Un duro lavoro controcorrente, con manifestazioni all’inizio minoritarie, potrà portare a dei risultati per il movimento LGBTI; risultati che neanche 2 milioni di partecipanti al Gay Pride potranno mai conquistare.

[1] German Cabanillas del Partido Obrero Argentino in “El movimiento LGBTI y el ejemplo de hace cien años”

Michele Amura

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