Nicaragua: La necessità di un’altra rivoluzione

Di Rafael Santos

 

Il governo sandinista di Ortega sta attuando un piano di aggiustamento contro il popolo nicaraguense, in complicità con l’FMI. Una delle sue ultime misure – la riforma delle pensioni, che ha applicato tasse ai lavoratori e ai pensionati, e un certo aumento dei contributi dei datori di lavoro alle casse pensionistiche – ha scatenato una rivolta popolare. Dal 18 aprile, il Nicaragua si trova in una situazione semi-insurrezionale contro il governo, che ha risposto con una repressione brutale con circa 215 morti, 1400 feriti e più di 500 detenuti.

Questa è una conseguenza dello sviluppo della crisi capitalista mondiale, che ha reso l’America centrale un obiettivo privilegiato.

La ribellione popolare ha costretto la borghesia nicaraguense a rompere, in una certa misura, con il governo, cosi come il clero. Ortega e sua moglie sono stati i campioni dell’opposizione mondiale al diritto all’aborto e ai diritti delle donne. Le classi dominanti sono attivamente all’opposizione, da quando il governo Bonapartista di Ortega ha timidamente toccato i loro interessi (aumentando il contributo dei padroni alle casse dello stato) temendo che l’aggravarsi della crisi economica potesse condurli ad approfondire le politiche “avventurose”. Fino a mesi fa, il governo sandinista era il “modello” dell’FMI, che lo ricompensava a livello internazionale per essere stato il migliore studente delle sue ricette di “aggiustamento”. In realtà, questo è ciò che lo ha portato alla crisi attuale.

Le mobilitazioni sono accompagnate da blocchi e barricate (picchetti) nei quartieri e sulle strade – sulla strada Panamericana che funge da collegamento tra il sud e il nord del Centro America – si possono vedere lunghe file di camion bloccati dalla rivolta popolare.

Gli studenti universitari hanno iniziato la protesta popolare, occupando le università e scendendo in piazza. Ma si è diffusa rapidamente alle masse urbane povere e ai contadini (alcuni dei quali minacciati di sgombero dai piani di costruzione di un nuovo canale e dai processi di concentrazione dei terreni). La classe operaia è atomizzata. Non ci sono sindacati regionali, gli accordi sono aziendali, i sindacati esistenti sono altamente reggimentati, per non parlare di una Centrale Operaia. Ecco perché i lavoratori appaiono in questa ribellione all’interno della massa indifferenziata della gente.

Le forze di polizia sono state sopraffatte: “La polizia non può uscire per strada perché viene linciata, il governo ha scelto di usare gruppi parapolizieschi che colpiscono la popolazione con paura e proiettili”, dice Fausto Camperi, corrispondente del PO. Il regime dei “grupos de tareas” [riferimento ai gruppi paramilitari protagonisti dei rapimenti ai danni di militanti di sinistra durante l’ultima dittatura militare in Argentina, N.d.T.]

L’esercito sandinista – creato dopo la vittoria della rivoluzione del 1979 – si dichiara ‘neutrale’, come accade, con altre varianti, in Venezuela, per accogliere qualsiasi soluzione – l’esercito sanguinoso di Ortega o il compromesso richiesto dal clero. Si riserva di essere l’ultima risorsa dello Stato.

Le camere padronali, la curia e l'”ambasciata” incoraggiano un “tavolo di dialogo” che non va in nessuna direzione. È stato accettato, senza compromessi, dal governo Ortega, per guadagnare tempo e schiacciare l’insurrezione. Dopo alcune concessioni (rilascio di prigionieri, ecc.), il governo sandinista ha interrotto questo “dialogo” e ha intensificato la repressione parapoliziesca che seleziona le se vittime tra i leader e gli attivisti della lotta (uso di cecchini, attentati, ecc.). L’accordo che la ‘mediazione’ cerca è quello di anticipare le elezioni a marzo 2019 … in 9 mesi, con l’aspettativa di un ritiro concordato, anche se lascia le porte aperte per la continuità. L'”opposizione” e gli Yankees cercano di “mettere le masse in carreggiata”, ma senza la loro presenza in strada non otterranno nulla da Ortega. Il fronte padronato-clero-ONG ha decretato uno sciopero nazionale per il 14 giugno. Trump potrebbe sostenere la continuità di Ortega se egli ottiene che il canale sia costruito dagli americani, al posto dei cinesi.

In realtà, c’è una dicotomia: il “tavolo di dialogo” con il governo, composto dalle camere dei padroni e dalla chiesa (con il sostegno yankee), da un lato, e il protagonismo della ribellione in atto da parte dei lavoratori, dall’altro.

Qualsiasi soluzione democratica elementare necessita di approfondire la lotta per il rovesciamento del governo repressivo e antipopolare e la convocazione di un’Assemblea costituente sovrana, convocata dalla leadership della trionfante insurrezione.  Questo processo aiuterà i lavoratori a progredire nella formazione dei sindacati e dei partiti di classe. Le masse devono sviluppare una consapevolezza dei loro obiettivi nel corso della lotta stessa. È la mancanza di questi elementi che permette al blocco del capitale e dell’oscurantismo di sfruttare la situazione.

A quasi 40 anni dal trionfo della rivoluzione sandinista, assistiamo alla degenerazione fascista di una leadership nazionalista da tempo convertita all’imperialismo, che ha ancora l’appoggio del governo castrista.

I governi di Bolivia e Venezuela (così come i settori K, del FMLN in Salvador, ecc.) hanno dato il loro sostegno a Ortega contro le masse in lotta, sostenendo che è in corso un colpo di stato di destra. È il contrario, è qualcosa che il Chavismo continentale si impegna a nascondere e si aspetta di poter emulare, collegando il suo ritorno al governo a un nuovo patto con il capitale internazionale.  Quando la realtà dimostra che è il contrario, c’è un’operazione imperialista-clericale-borghese per salvare il sandinismo cambiando la figura di Ortega.

Il Nicaragua si unisce al torrente di insurrezioni popolari e operaie che esplodono contro la crisi del regime capitalista.

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