La disciplina rivoluzionaria e la coscienza

“La disciplina rivoluzionaria nasce dall’interno e non dall’esterno. La disciplina non è un insieme di regole statutarie che stabiliscono come si deve agire e rispettarle, la disciplina piuttosto è solo il prodotto della visione comune dei compiti rivoluzionari. Cioè, ha le sue radici nella coscienza. Perché, nel fragore delle grandi battaglie storiche, la condotta di ogni individuo ha la precedenza sulle regole del “come agire”. Ci possono essere regole assolutamente perfette su come evacuare un edificio in caso di incendio e ci si allena per questo. Ora non esistono regole di questo tipo per situazioni decisive. Quindi, senza la comprensione comune dei compiti, non ci può essere disciplina. E se si blocca questa comprensione comune in nome della disciplina formale, si fa un grande danno alla rivoluzione. In che modo? Bloccando la democrazia in un partito. Perché la democrazia è ciò che permette al partito di sviluppare una comprensione comune e quindi una disciplina collettiva. In realtà, se si considera l’intero processo della rivoluzione bolscevica, si tratta, da un punto di vista esterno, di una gigantesca indisciplina. E nei momenti decisivi si ebbero scontri impressionanti. Ad esempio, Zinoviev e Kamenev, alla vigilia dell’attenta pianificazione della rivoluzione di ottobre, convocano una sorta di conferenza stampa e spiefferano tutto, annunciando che i bolscevichi prenderanno il potere. Quindi Lenin dice “Questi devono essere espulsi”, perché questo non è più un problema di “arrivare in ritardo”. Il problema è che un intero partito si sta preparando per una grande azione, questa grande azione richieda astuzia, grande abilità e si stanno trasmettendo informazioni al nemico. E dopo negli eventi successivi, dopo la presa del potere, come l’obbligo imposto dai tedeschi di firmare l’accordo di pace, cedendo immensi territori della Russia, provocarono anche tumulti e scontri in tutti i ranghi. E il partito trova sempre la sua unità attraverso la comprensione comune di tutti questi compiti. E’ la legge ferrea della disciplina. Vi consiglio anche di leggere nel libro “L’Estremismo, malattia infantile del comunismo”, il paragrafo in cui Lenin spiega perché i bolscevichi hanno vinto. E non si troverà una sola misura statutaria, si dirà perché abbiamo elaborato un orientamento, perché l’abbiamo messo alla prova nella pratica, perché le masse erano convinte della ragione di questo orientamento che avevamo messo in pratica; è un intero processo di esperienze. Perché se poi leggete quello che Stalin o chiunque altro ha scritto, “perché tutti qui erano fedeli, hanno eseguito i loro ordini e nessuno li ha disobbedito”. C’è anche una cosa molto interessante: il doppio potere in Russia all’inizio di marzo si stabilì sulla base di un ordine, noto come Ordine n. 1 del Soviet di Pietrogrado, che convoca l’elezione di delegati in tutte le unità militari, ossia proponevano l’anarchia, la deliberazione politica nelle forze armate! Ebbene, nientedimeno che nelle forze armate, i rivoluzionari hanno capito che attraverso la deliberazione avrebbero raggiunto l’unità e la disciplina, quando si sa che nell’esercito c’è l’obbedienza di vita, come meccanismo di disciplina. E quell’ordine dice che questa disciplina meccanica è riservata alle battaglie, al confronto militare diretto, dove uno si sta sparando con l’altro e non si discute su dove sparare. Scusatemi se insisto su questo punto, ma se c’è una cosa che deve essere trasmessa alle nuove generazioni in questa lotta, è questa questione. Credo che in spagnolo, quello che dirò ora sull’Internazionale”, non esista, non la cantiamo così. Ma nella versione francese si dice: “Né Dio, né Cesare, né tribuno”; è la negazione totale dell’autorità e dell’autodisciplina.

Jorge Altamira.

Estratto dall’intervento alla presentazione della rivista “En Defensa del Marxismo” n. 49 presso l’Università Nazionale di Cordoba. Maggio 2017
Link: https://www.youtube.com/watch?v=rNEMSdmav8U.36270210_231444677586851_7835434908267839488_o.jpg

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