CONFERENZA INTERNAZIONALE: DA DOVE VIENE E DOVE VA IL COORDINAMENTO PER LA RIFONDAZIONE DELLA QUARTA INTERNAZIONALE

Di Jorge Altamira

 

Il testo che segue è stato scritto prima della Conferenza Internazionale, con l’obiettivo di collaborare al dibattito sulla realizzazione di un bilancio del CRQI e sulla lotta per la rifondazione della Quarta Internazionale.

All’inizio di aprile si terrà una conferenza internazionale, convocata dalle organizzazioni del CRQI. La Conferenza avrà la responsabilità di aprire una nuova fase nella lotta per ricostruire, ricreare e rifondare la Quarta Internazionale.

Questa circostanza impone che si faccia un bilancio del CRQI. Questo bilancio non può essere autocentrato, perché porterebbe a conclusioni arbitrarie ed a pseudo caratterizzazioni. La lotta per la Quarta Internazionale è stata negli ultimi vent’anni un processo storico concreto, cioè uno sviluppo e una delimitazione politica e programmatica. Un bilancio deve caratterizzare lo stato raggiunto da questa lotta, determinare le forze presenti e presentare l’agenda delle sfide politiche in prospettiva.

L’iniziativa presa dalla Conferenza di Genova nel 1997 per promuovere un raggruppamento quartinternazionalista è stata la prima nel suo genere dopo lo scioglimento del Comitato Internazionale e la formazione del Comitato d’Organizzazione della Quarta Internazionale (CORQI) nel 1972. Nella prima fase, che durò grossomodo fino al Congresso di fondazione del CRQI nell’aprile 2004, ha riunito organizzazioni trotskiste di diverse origini (Grecia, Italia, Argentina, Brasile, Bolivia), così come l’interesse e la partecipazione alle discussioni di altre esperienze recenti, ad esempio dal Messico, Turchia, Kurdistan e Russia. È in questo quadro politico che si sono ulteriormente sviluppati il Centro Rakovsky e un’attività nei Balcani.

In contrasto con questo approccio, dieci anni dopo si è avuta un’iniziativa di raggruppamento politico di natura completamente diversa. Il Segretariato Unificato sciolse la sua sezione francese, l’LCR, abbandonò statutariamente i principi strategici del marxismo (dittatura del proletariato) e fece appello alla formazione di partiti ”anticapitalisti” ampi e plurali. Questo approccio movimentista, di stampo piccolo-borghese, è servito da ariete alla nascita, in alcuni casi, e lo sviluppo, in altri, di organizzazioni contrarie alla lotta di classe. Ci riferiamo, ad esempio, ad organizzazioni come Podemos, da un lato, e Syriza e Die Linke, dall’altro, o ad un’alleanza con la frazione ufficiale in Rifondazione Comunista. In America Latina, si è messo al servizio incondizionato della sinistra democratizzante del Forum di San Paolo e del governo di collaborazione classe guidato dal PT del Brasile.  In soli dieci anni si formarono due alternative o poli politici, nel frattempo un altro insieme di gruppi, al centro di entrambi, si dedicò alla proiezione internazionale delle loro frazioni nazionali – tra cui il Morenismo, nelle sue diverse divisioni, e la tendenza chavo-pasokista di Alan Woods, poi riconvertita al Siryzismo. Questo “centro” passò successivamente ad un fronte con il SU, come nel caso dell’MST e del PTS, nell’NPA in Francia, o di Syriza, nel caso dell’MST. Le conclusioni di uno bilancio storico concreto sono nette e definitive. I cinque punti adottati alla Conferenza di Genova mettevano in guardia contro “il carattere controrivoluzionario del SU”.

Questa delimitazione delle forze ha una logica interna. Per il cosiddetto pablo-mandelismo, la dissoluzione dell’URSS e la restaurazione capitalista in Cina furono una conferma delle proprie tesi secondo cui il ciclo storico iniziato con la Rivoluzione d’Ottobre era terminato. Di conseguenza era superata, la posizione storica del IV sulla decadenza del capitalismo, da un lato, e della dittatura del proletariato e quindi del partito operaio, dall’altro. Il SU è nato da una lunga traiettoria democratizzante, che ha preso forma, negli anni Settanta, nella tesi sulla “Democrazia Socialista”. La sostituzione del proletariato con la piccola borghesia, come agente rivoluzionario, si manifestò in modo notevole, anche se non unico, nel foquismo.

Il futuro CRQI, invece, partì dalla caratterizzazione storica opposta; collocò il retrocesso sociale strategico dell’URSS e della Cina nel quadro della decadenza capitalista e del periodo di crisi mondiale iniziato negli anni ’70, e caratterizzò l’inizio di un convulso processo di transizione della restaurazione capitalista intrecciata con la crisi mondiale. La conferenza di Genova si è svolta nello stesso anno in cui è scoppiata la crisi finanziaria in Asia, che si è poi estesa alla Russia, al Brasile, agli Stati Uniti fino all’argentinazo. Sulla base delle previsioni del futuro CRQI, il Partido Obrero è diventato una delle forze attive e influenti nella ribellione popolare del 2001/02 in Argentina. È con questo metodo che deve essere fatta una valutazione politica. La funzione di un bilancio politico è quella di verificare nella pratica della lotta di classe i pronostici degli uni e degli altri e le caratterizzazioni che hanno condotto ognuno a tali pronostici e alle rispettive politiche. Una delle più grandi, se non la più grande, omissione di metodo dei gruppi trotskisti è l’incapacità di seguire il filo storico della crisi del capitale e della corrispondente lotta di classe – che condiziona, con le sue contraddizioni, tutte le forze politiche all’opera.

La fase che ha preceduto la fondazione del CRQI ha reso visibili le differenze, che in seguito si sono dimostrate inconciliabili, tra le organizzazioni presenti. Il futuro PCL è stato estremamente coerente con la sua posizione ambigua sulla crisi mondiale in sviluppo. Contemporaneamente, ma coerentemente, sviluppò un entrismo completamente passivo in Rifondazione Comunista, cioè ridotto a manovre interne. Non fu mai accompagnato dallo sviluppo di una stampa periodica e la costruzione di un partito rivoluzionario. Non gli venne mai in mente – mai – che l’Italia sarebbe diventata un epicentro della crisi mondiale in termini di speculazione bancaria, distruzione produttiva, massiccia disoccupazione e povertà; la sua aspettativa, alla fine frustrata, fu quella di ottenere una briciola di parlamentarismo del PRC. Era diventato specialista in manovre: manovre in Rifondazione Comunista (e in CGIL) e manovre in CRQI. Mentre in Argentina la scomparsa del partito Intransigente e del Frepaso, due correnti principali della sinistra democratizzante, spinse la nuova generazione verso il PO e poi verso il FIT, il PCL si accodò al collasso del centro-sinistra e della sinistra ‘alter-globalista’ d’Italia.

In America Latina, la crisi globale ha dato origine a due grandi insurrezioni – in Ecuador e la rivoluzione boliviana dell’ottobre 2003. Lo sviluppo del Chavismo fu un sottoprodotto di questo processo rivoluzionario; più precisamente, una potenziale sostituzione della direzione rivoluzionaria con le direzioni e i fronti dei nazionalisti militari e della sinistra, o con le direzioni piccolo borghesi indigeniste.

Il periodo 1997-2004 ha visto la formazione di una forza politica internazionale – il nostro Movimento per la Rifondazione della Quarta Internazionale – basata su una potente dichiarazione politica rispetto al periodo e sull’azione rivoluzionaria delle sue poche sezioni, sulla base di questa dichiarazione. Al culmine del movimento piquetero, diverse organizzazioni di sinistra europee sono venute a valutare il programma e l’azione delle rispettive forze rivoluzionarie in Argentina. Una tappa simbolica del peronismo, la Plaza de Mayo, divenne la sede politica della sinistra e del sindacalismo militante.

Il Congresso fondatore del CRQI, sette anni dopo, tradusse questa esperienza politica complessiva in un programma, e il CRQI divenne l’unica organizzazione che si rivendica della Quarta Internazionale, che si basa su un programma; è l’unica organizzazione che caratterizza in termini programmatici lo sviluppo storico dopo il voto, nel 1938, del Programma di Transizione – che è quello che spiega la sconfitta della prevista rivoluzione politica in Unione Sovietica e la transizione capitalista in corso! Il programma è uno strumento insostituibile di propaganda, di agitazione e di organizzazione, nonché di lotta politica nel suo insieme. Di conseguenza, il Congresso ha approvato uno statuto per l’azione internazionale congiunta, che stabilisce chiaramente l’obbligo di sviluppare una stampa di partito. Nel periodo immediatamente successivo al Congresso sono state pubblicate decine di bollettini interni. In seguito è stato pubblicato un giornale internazionale. Il programma adottato nel 2004 si basava sui principi del centralismo e della democrazia.

Questo sviluppo politico è stato indubbiamente vigoroso in termini di caratterizzazioni politiche e diseguale nella pratica. Ha verificato la coerenza delle organizzazioni del CRQI. C’è stata una crisi estremamente istruttiva con gli aderenti turchi (“gruppo Ender”), che ha anticipato la questione del nazionalismo curdo in relazione ai movimenti nazionali arabi da un lato, e dell’imperialismo “democratico” dall’altro. Un’altra crisi si è verificata con Causa Operaria del Brasile, che ha respinto il sostegno economico del CRQI. Questa difesa di apparato si è poi manifestata con l’accettazione della “tassa sindacale” sui lavoratori per le casse della burocrazia di Causa Operaria e con il “riavvicinamento” economico e politico alla burocrazia PT e CUT. D’altra parte, i compagni di una frazione del MIR del Cile sono venuti al nostro campo. Lo sviluppo del lavoro internazionale non è semplice e non può essere superato o addirittura neutralizzato da misure organizzative. La politica è il riflesso attivo della lotta di classe. Su una scala diversa, naturalmente, non è stato diverso nell’Internazionale comunista, né in quelle che l’hanno preceduta e seguita. Le crisi non sono anomalie metafisiche, ma lo sviluppo del processo stesso. Si tratta di anticiparle, se possibile, di caratterizzarle concretamente e di prendere una posizione chiara di fronte ad esse.

Il CRQI ha partecipato, attraverso le sue organizzazioni, a importanti sconvolgimenti economici e politici. Qui, il programma del CRQI è stato messo alla prova. In Argentina, c’è stato prima la bancarotta del 2001/02 e la ribellione popolare. Nel 2010/11 è iniziata la crisi del governo Kirchnerista, anticipata dalla forte mobilitazione che ha scatenato l’assassinio del nostro compagno Mariano Ferreyra. Questa mobilitazione ha portato alla condanna, in meno di due anni, di un potente settore della burocrazia sindacale legato al governo. Questo sviluppo politico è alla base della formazione del Frente de Izquierda e della sua ascesa elettorale. Con il programma del CRQI in mano, il Partido Obrero ha sviluppato tutte le forme di unità d’azione nella lotta contro la repressione criminale. Il ciclo 2001/13 offre preziose lezioni. Il PO affrontò l’ascesa del Kirchnerismo, in versione ‘nazionale e popolare’ o ‘bolivariana’, in primo luogo attraverso un’incessante lotta di classe, che fu attaccata dal Kirchnerismo come ‘funzionale alla destra’. In secondo luogo, attraverso una delimitazione politica strategica dal nazionalismo borghese. Con questa politica il Partido Obrero affronta il passaggio dalla ribellione popolare, incanalata attraverso una variante episodica del peronismo, allo sviluppo di tutta la successiva fase politica. Il Partido Obrero e il Frente de Izquierda sono attualmente una forza trainante sulla scena nazionale. Anticipano una tendenza globale. La vittoria del macrismo inaugura una nuova transizione, che concentra le contraddizioni di tutte le fasi precedenti venute dopo la fine della dittatura militare. Questa transizione potrebbe portare ad una situazione pre-rivoluzionaria che non sarà una ripetizione di quelle precedenti. La nostra attività elettorale e parlamentare è subordinata a questa prospettiva generale. Un bilancio del CRQI deve includere tutte le determinazioni politico-pratiche, comprese, soprattutto, le crisi nazionali.

La bancarotta della Grecia ha scosso l’economia e la politica mondiale ancor più della bancarotta dell’Argentina. L’EEK è stato l’unico partito ad anticipare il fallimento capitalista, che ha messo a repentaglio la zona euro e potenzialmente la stessa Unione europea. Inizia nel 2010/12 e raggiunge il suo apice con il referendum del 2015. Nella crisi greca, non solo tutte le forze dell’imperialismo mondiale, ma anche la miriade di forze del “trotskismo” internazionale sono state attive. La capitolazione di tutta l’ala democratizzante della sinistra e del ‘trotskismo’ all’imperialismo nel teatro greco non ha attenuanti. Si è messa in luce la fallacia di questa “sinistra” controrivoluzionaria che si caratterizza come un “nuovo riformismo”.

La fenomenale crisi politica in Grecia e le enormi lotte popolari non hanno tuttavia dato luogo a una fase di crescita della sinistra rivoluzionaria. Il corretto pronostico politico non ha portato ad uno sviluppo sostanziale dell’organizzazione e dell’influenza politica: la cosiddetta “sinistra radicale” si è spostata verso destra – dal Fronte di sinistra MERA, con l’EEK, ad un altro fronte, Antarsya, che respinge la proposta di governo dei lavoratori. Nel CRQI e nel Frente de Izquierda, lo spostamento politico di massa verso la fine delle elezioni del 2012 ha dato luogo a un dibattito molto importante sulle tattiche da seguire nelle brusche transizioni politiche che vengono catturate, per un periodo incerto, dai settori democratici. Il PTS, nonostante la scoperta tardiva di Gramsci nelle aule dell’Università, non si rese conto che era necessario cambiare “la guerra di posizione” in una “guerra di movimento”, per guidare le masse che stavano abbandonando in massa il Pasok e andavano verso Syriza, come conseguenza della crisi. Non aveva ancora fatto il corso dei “governi operai” delle tesi dell’IC e del Programma di Transizione. La polemica continua del PO con il PTS su tale questione non si è purtroppo sviluppata con i compagni dell’EEK.

Nel 2005, in circostanze relativamente simili, il CRQI face appello a votare Evo Morales, contro l’oligarchia boliviana, affinché le masse operaie e indigene affrontassero la crisi politica con una prospettiva e metodi rivoluzionari. Senza sostenere minimamente la politica o il governo del MAS. Le enormi marce di massa che seguirono dall’Altiplano a Santa Cruz, per affrontare la sedizione dell’oligarchia, confermarono il successo della caratterizzazione politica. A quel punto, la Organizacion Troskista, precursore della CRQI, si era disintegrata. La sinistra democratizzante si divise tra un’ala seguace dell’indigenismo e un altro boicottatrice – di stampo settario e auto proclamatorio. Non è possibile aspirare ad occupare un posto decisivo nella lotta rivoluzionaria se non si reagisce alle improvvise rivolte politiche delle masse, che rivelano proprio un periodo rivoluzionario. Queste svolte costituiscono, negli sfruttati, un risveglio (o un nuovo risveglio) della coscienza.  Molto prima dell’esperienza boliviana, il Partido Obrero aveva sostenuto l’insurrezione popolare che aveva accompagnato, nel 1992, la rivolta militare di Chávez, con un programma di rivendicazioni transitorie….  Tutta la sinistra latinoamericana, compreso il castrismo, sostenne la “democrazia” di Carlos Andrés Pérez – il carnefice del “caracazo” (1989). Il DPI ha sostenuto elettoriamente l’HADEP, il centrosinistra turco che simpatizza con la causa nazionale curda.

La crisi scatenata dal PCL è un episodio mediocre dell’esperienza del CRQI. Ha determinato una paralisi dell’attività internazionale a causa delle esitazioni nel dargli un taglio politico e organizzativo chiaro. Questa è la conclusione che il PO ha indirizzato a tutte le organizzazioni del CRQI per iscritto. Il PCL è, dal 1997, un elemento parassitario all’interno del CRQI – discutitore ma incapace di rispettare le risoluzioni votate e di fare la minima attività. Egli gestisce sempre la gamma delle sue posizioni politiche. Non ha portato alcuna organizzazione o gruppo dall’Europa alla Conferenza euromediterranea, che si è tenuta ad Atene nel maggio 2017, né lo aveva fatto nei vent’anni precedenti. Come il PTS, rivendica programmaticamente Antonio Gramsci, critico della Rivoluzione Permanente e difensore del socialismo in un unico Paese (“rivoluzione dall’alto”, applicata all’URSS governata dalla burocrazia stalinista). Nella riunione in cui DIP, PO ed EEK hanno votato il suo “allontanamento” dal CRQI, i rappresentanti del PCL hanno giustificato l’incapacità del loro partito di organizzare un’attività internazionalista in Italia con la “dispersione geografica” della sua militanza. Dopo aver chiesto l’immediata unione del PTS e del PO in un unico partito, sapendo che, per il PO, ogni unità politica rivoluzionaria deve avvenire in modo chiaro, i dirigenti del PCL, al loro recente Congresso, hanno chiesto al FIT di unirsi a “le forze riformiste nazionali… che guidano la mobilitazione popolare”. Dal momento che il Kirchnerismo non dirige nulla in Argentina, figuriamoci “una mobilitazione popolare”, i leader del PCL si sono uniti alla combriccola di sinistra che sostiene un “fronte politico antimacrista” con la fazione nazionalista residua della borghesia. Il PCL ha ottenuto lo 0,02 per cento dei voti alle ultime elezioni italiane, non per la “mancanza di coscienza di classe del proletariato”, come si dice, ma per il proprio zigzagare e il proprio fallimento.

Lo svolgimento di un 2° Congresso, da parte delle forze che compongono il CRQI e di quelle che vi aderiscono, ha l’unica requisito di riunire i partiti che rispettano le risoluzioni votate. Noi non siamo ‘gente che conversa’ e il Congresso non è un incontro di amici.

Le questioni organizzative e politiche si condizionano a vicenda – come il contenuto e la forma – che non è altro che l’espressione sviluppata del contenuto. Senza un’organizzazione capace di attuare una politica, la politica diventa una divagazione. Ma non si tratta solo di dare forma concreta a una politica, è necessario che l’organizzazione sia adattata all’ambiente in cui la politica deve essere sviluppata e alle risorse dei protagonisti. Per l’organizzazione, il denaro non è solo un feticcio. La Conferenza di inizio aprile discuterà tutte le questioni organizzative in preparazione del Congresso, che è previsto per il prossimo settembre.

La Conferenza di Buenos Aires adotta, in una certa misura, il metodo delle Conferenze Euromediterranee, convocate regolarmente dall’EEK e dal DIP. Sono aperte alle correnti rivoluzionarie che lottano realmente e quotidianamente ed esprimono interesse per lo sviluppo di conclusioni strategiche. Le iniziative Euromediterranee si approcciano al terreno esplosivo delle guerre e delle rivoluzioni in Medio Oriente e in Asia, nei Balcani e nell’Europa orientale. La lotta palestinese per l’autodeterminazione nazionale e il ritorno dei profughi è una questione fondamentale. Sono un contributo strategico al proletariato mondiale. La Conferenza di Buenos Aires riunirà, insieme alle delegazioni di Grecia, Turchia, Francia e Palestina, organizzazioni e militanti dell’esplosiva America Latina provenienti da Argentina, Cile, Uruguay, Brasile, Bolivia, Perù e, se possibile, Venezuela.

Offriamo un nuovo inizio, il punto di partenza di una traiettoria e un bilancio politico.

 

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