Combattere l’imperialismo e la guerra con la rivoluzione socialista internazionale! Avanti verso l’Internazionale rivoluzionaria!

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Risoluzione finale dell’incontro euromediterraneo d’emergenza

  1. La dottrina di Trump “Make America Great Again” è una dichiarazione di guerra contro l’Unione Europea, la Russia, la Cina, l’Iran e il resto del mondo, compresa, infine, l’America stessa. Questo è diventato cristallino, anche tra i più scettici, con l’ultimo viaggio del Presidente degli Stati Uniti in Europa l’11-16 luglio 2018, che è stato giustamente descritto come “cinque giorni di carneficina diplomatica”. Atterrando all’aeroporto di Bruxelles, l’11 luglio, per partecipare al vertice NATO, Trump ha annunciato un’escalation della guerra commerciale contro la Cina, imponendo ulteriori 200 miliardi di dollari in aggiunta ai precedenti 50 miliardi di dollari già decisi e/o in corso. Allo stesso tempo, ha insultato Angela Merkel e la Germania per essere “prigionieri della Russia” a causa della partecipazione tedesca al progetto dell’oleodotto North Stream II; poi ha minacciato l’intera Alleanza Atlantica con un ritiro degli Stati Uniti se i membri della NATO non raddoppiano il loro contributo alle spese militari. Visitando la Gran Bretagna, dopo il vertice di crisi della NATO, Trump si è intromesso nella crisi del governo britannico insultando il primo ministro Theresa May per il suo piano per “un soft Brexit”. Ha elogiato il suo avversario Boris Johnson che si è appena dimesso da Ministro degli Esteri in protesta sulla questione Brexit come “un eccellente futuro Primo Ministro”.  Ha anche ricattato May affermando che un accordo commerciale tra Stati Uniti e Regno Unito era subordinato ad un hard Brexit (dichiarazione che in seguito ha ritrattato come al solito) e, inoltre, attraverso un attacco contro il primo sindaco musulmano di Londra, di origine pakistana, Trump ha lanciato un’offensiva xenofoba e razzista di estrema destra contro l’immigrazione in Europa, accusandolo come responsabile dell’aumento della…criminalità! Prima di lasciare la Gran Bretagna per incontrare Putin a Helsinki, in un’intervista per la CBS, Trump ha dichiarato che “l’Unione Europea è un avversario” per gli Stati Uniti, così come la Russia, la Cina o l’Iran! Infine, ma non meno importante, la sua performance in conferenza stampa, dopo un incontro faccia a facci a porte chiuse con Vladimir Putin a Helsinki il 16 luglio, nella quale ha attaccato le indagini dei servizi segreti americani e tutti i suoi oppositori in patria, ha provocato il caos e ha acuito la crisi di regime all’interno dello stesso Stato americano….

 

  1. Donald Trump non è solo un caso isolato di un politico borghese folle, “pluto-populista”. È il sintomo di un sistema capitalista senile in decadenza negli Stati Uniti e nel mondo. È il caso più emblematico di una follia che ha attanagliato i Paesi imperialisti alla ricerca della soluzione alle irresolubili contraddizioni del capitale sulla scena mondiale in un aggressivo trinceramento sulla sfera nazionale, basato sulla ricerca del dominio sul mercato mondiale per le singole nazioni in questione. I movimenti di estrema destra che stanno sorgendo intorno alle nazioni occidentali, in particolare Francia, Germania, Paesi Bassi, Austria, Italia, Danimarca ecc. sono espressioni dello stesso desiderio di dare il primato alla “loro” via d’uscita nazionale a spese dei loro ex “alleati” e “partner” piuttosto che una soluzione comune per il mondo capitalista nella sua totalità. L'”America first” di Trump diventa “prima gli Italiani” con Salvini. Il punto più alto raggiunto dallo sviluppo storico del capitalismo mondiale sono gli Stati Uniti che ora sono diventati la massima espressione della crisi mondiale. Il panorama sociale è diventato spaventoso – enormi disuguaglianze tra l’1 per cento e il resto, stagnazione del reddito dei lavoratori per 40 anni, lavoro estremamente precario, debiti, nessun sistema sanitario pubblico degno di questo nome. Per la prima volta dalla rivoluzione industriale, un paese capitalista avanzato – il paese capitalista più avanzato e potente – mostra nel 2016 un calo della speranza di vita media nazionale. Dalla loro ascesa all’egemonia mondiale, gli Stati Uniti non possono avere un equilibrio interno senza controllare le contraddizioni dell’economia capitalista e della politica mondiale. L’esplosione di tutte le contraddizioni capitalistiche globalizzate, manifestatasi nella crisi mondiale irrisolvibile dopo il 2007, ha avuto il suo punto di partenza e il suo centro in America. È diventata nell’ultimo decennio la forza trainante che disintegra brutalmente tutto l’ordine mondiale internazionale, producendo un’esacerbazione di tutte le rivalità internazionali e gli scontri sociali, tra i paesi e all’interno di ogni paese. La globalizzazione del capitale, salutata come la “fine della storia” dopo la fine dell’Unione Sovietica, ha raggiunto i suoi limiti storici, intrappolata in un’impasse, che non può essere superata senza sostituire il sistema del capitale stesso. La tendenza difensiva a ritornare ai limiti ristretti di uno Stato nazionale è inutile nelle attuali condizioni di interconnessione internazionale della vita sociale, economica e politica, molto più avanzate che negli anni Trenta. La pericolosa ascesa del nazionalismo e del protezionismo, l’avvelenamento della vita socio-economica e politica, l’alimentazione della xenofobia, del razzismo e del fascismo, esacerbano la crisi, essendo totalmente incapaci di risolverla. La socializzazione della produzione su scala mondiale ha raggiunto un punto tale che l’incapacità di far fronte a tale socializzazione porta ad un’ulteriore disintegrazione. L’Unione Europea e l’Eurozona sono entrate in un processo irreversibile di decomposizione (che si è manifestato nell’insolvenza del sistema bancario europeo, la bancarotta della Grecia, Brexit, ora l’Italia di Salvini, il fallimento delle proposte di Macron per riparare il danneggiato asse tedesco-francese e la paralisi della debole coalizione dirigente tedesca, lo scontro tra Nord e Sud Europa, tra Europa centro-orientale e paesi dell’Europa occidentale, ecc. L’America di Trump ha ridimensionato il Trans Pacific Partnership (TPP), sta minacciando Canada e Messico con la dissoluzione del NAFTA, e sta accelerando la disintegrazione dell’UE, anche l’esistenza della NATO è messa in discussione. Il vecchio ordine imperialista imposto dall’Accordo Sykes-Picot durante la Prima Guerra Mondiale in Medio Oriente è scomparso da tempo, con le guerre imperialiste e le guerre per procura che hanno distrutto Iraq, Libia, Yemen e Siria, in particolare nel tentativo di fermare le rivoluzioni arabe del 2011.

 

  1. L’escalation della guerra commerciale internazionale tra America, Europa, Russia e Cina sta intensificando ovunque la spinta bellica imperialista. Dal vulcano di guerra del Medio Oriente ai Balcani e ai confini orientali dell’Europa in Ucraina, dal Caucaso all’Asia centrale, al Mar Cinese Meridionale e alla Corea, l’imperialismo si confronta già, direttamente o indirettamente, con la Russia e la Cina per frammentarli e ricolonizzarli, assorbendoli nel capitalismo mondiale. La classe operaia e i movimenti popolari non possono essere neutrali in questo confronto, che minaccia l’umanità e ogni essere vivente sulla Terra con la guerra mondiale e l’estinzione nucleare: dichiariamo guerra contro la guerra imperialista di ricolonizzazione della Russia e della Cina, senza sostenere o coltivare alcuna illusione nelle élite bonapartiste restauratrici del Cremlino o di Pechino. Espropriare gli oligarchi, la quinta colonna del capitale globale! Tutto il potere ai veri soviet – consigli operai! Per un rinnovamento socialista rivoluzionario delle terre degli ottobri russi e cinesi!

 

  1. La 4a Conferenza euromediterranea del maggio 2017 aveva sottolineato le implicazioni del primo viaggio di Trump fuori dagli Stati Uniti in Arabia Saudita e Israele: la formazione di un asse bellico pro-imperialista di Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Sudan contro l’Iran e i suoi alleati nella regione, primo fra tutti Hezbollah in Libano e il regime siriano di Bashar al Assad. Inevitabilmente il primo obiettivo e vittima di una tale empia alleanza è il popolo palestinese, il suo diritto all’autodeterminazione nazionale, compreso il diritto al ritorno di tutti i rifugiati palestinesi. Un anno dopo, questa prognosi è stata confermata e l’aggressione imperialista è in pieno dispiegamento, rendendo necessario questo incontro euromediterraneo di emergenza alla fine di luglio 2018. Le fasi cruciali dell’escalation dell’aggressione imperialista sono interdipendenti: La decisione di Trump di fare a pezzi l’accordo nucleare del 2015 con l’Iran; la provocazione nel trasferire l’ambasciata statunitense a Gerusalemme alla vigilia dell’anniversario della Nakbah del 1948; il massacro della disarmata Marcia del Ritorno del popolo palestinese di Gaza da parte dell’esercito sionista; l’approvazione della Legge Fondamentale dello Stato sionista come “patria nazionale del [solo]popolo ebraico”, che distrugge i già limitati diritti dei cittadini arabi palestinesi, legalizza la segregazione secondo l’etnia e la religione, e limita anche le libertà democratiche degli ebrei israeliani. Al centro di questa strategia controrivoluzionaria per imporre un nuovo ordine imperialista nella regione, per sostituire il vecchio accordo di Sykes-Picot, è il famigerato “Piano Kushner”, pomposamente lodato dal suocero Trump come “il grande affare del secolo”. Dietro il tandem Trump-Netanyahu, Kushner, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, e il principe ereditario Mohammed bin Zayed degli Emirati Arabi Uniti, con il sostegno del dittatore egiziano al-Sisi, vogliono letteralmente corrompere le autorità borghesi palestinesi per abbandonare ogni rivendicazione palestinese di indipendenza nazionale in cambio di investimenti infrastrutturali in Cisgiordania e persino a Gaza, nuovi posti di lavoro per la popolazione impoverita e denaro per le autorità collaborazioniste locali, finanziate dalle monarchie del Golfo.

 

  1. Seppellendo la questione palestinese, sperano di aprire la strada per attaccare quello che considerano il loro principale pericolo, l’Iran. La questione centrale non sono i programmi nucleare e missilistico. Come hanno sottolineato pubblicamente Pompeo e Bolton, ciò che realmente separa gli Stati Uniti dall’Iran è la rivoluzione iraniana del 1979. Per questo motivo gli Stati Uniti incolpano l’Iran come fonte di ogni insorgenza anti-imperialista rivoluzionaria nella regione, e sostengono con ogni mezzo la guerra genocida dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti nello Yemen. Per realizzare i loro piani hanno bisogno della collaborazione del regime di Putin per far uscire dalla Siria le forze militari iraniane e il libanese Hezbollah, unica forza militare in Medio Oriente che ha sconfitto l’esercito israeliano nel 2006. Lo scambio promesso sarebbe stato l’accettazione da parte di Israele della continuazione del governo di Bashar al Assad a Damasco, sulla base dell’accordo del 1974 di separazione delle forze nell’area del Golan, firmato dal padre Hafez al Assad, e soprattutto di un accordo USA-Russia sull’Ucraina, per porre fine alle sanzioni occidentali contro la Russia.  Le recenti visite di Netanyahu e di Ali Akbar Velayati a Mosca, alla vigilia dell’incontro di Helsinki del 16 luglio, sono direttamente collegate a questa scottante questione.

 

  1. Una guerra israelo-saudita contro l’Iran è tutt’altro che un compito facile per gli aggressori. L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, con i loro forti eserciti, l’alta tecnologia militare, che spendono miliardi di dollari, non sono stati in grado, per più di tre anni, di distruggere i ribelli Houthi nel devastato Yemen, il paese più povero della regione. L’Iran è un paese enorme, segnato dalla sua rivoluzione popolare anti-Shah, incompiuto e distorto, e il suo popolo, che, nonostante tutte le sofferenze sociali per le sanzioni e le sue lamentele nei confronti del regime teocratico di Teheran, non è affatto pronto a capitolare all’imperialismo. Per il momento lo scontro di Israele con le forze iraniane si svolge sul suolo e nello spazio aereo siriano. Nessun negoziato e nessuna concessione reciproca con l’imperialismo può portare a una pace duratura in Siria e in Medio Oriente, o impedire, a lungo termine, persino un’aggressione militare contro la Russia stessa. La più grande barriera che i guerrafondai si trovano ad affrontare ora sono le masse popolari impoverite, i lavoratori, i poveri delle città, i fellahin [contadini, N.d.T.] e soprattutto le giovani generazioni di oppressi.  In un recente rapporto, il FMI ha avvertito che le cause sociali della “primavera araba” rivoluzionaria del 2011, con la disoccupazione giovanile al centro, nonostante la battuta d’arresto provvisoria, l’aggressione imperialista, le guerre civili e i colpi di stato militari, sono ancora presenti e riaccese dall’aggravarsi della crisi mondiale. L’evidenza è chiara con le continue ribellioni, nel 2018, di giovani disoccupati, di lavoratori e poveri urbani che si ribellano contro la povertà e l’austerità in Medio Oriente e Nord Africa, in Tunisia, Marocco, Iran, Giordania, Iraq…. Anche in Israele, migliaia di ebrei israeliani si sono mobilitati contro la nuova legge segregazionista sullo Stato Nazione. Anche a Gaza, in prima linea nella Grande Marcia del Ritorno, c’è una nuova generazione di combattenti, ragazzi e ragazze palestinesi, che scavalcano in gran numero le tradizionali organizzazioni politiche palestinesi, sia laiche che islamiste, cercando a volte anche di stabilire contatti con attivisti della pace israeliani dall’altra parte del recinto. Sono la speranza per il futuro. Per vincere, hanno bisogno di una strategia, un’organizzazione, una prospettiva e un programma, una leadership davvero rivoluzionaria per sostituire le vecchie élite borghesi che capitolarono al sionismo, all’imperialismo e ai reazionari e dittatori arabi. Un fronte di combattimento internazionale è necessario in tutta la regione e oltre per rafforzare e marciare insieme alle forze rivoluzionarie in ascesa, nell’indipendenza politica dall’élite borghesi locali e dall’imperialismo, nella solidarietà combattente con i palestinesi, arabi, iraniani, curdi e tutti i popoli oppressi. Furori gli imperialisti dalla Siria, dallo Yemen e da tutto il Medio Oriente! Abbasso il sionismo, pieno sostegno ai diritti nazionali del popolo palestinese, compreso il diritto al ritorno! Per una Palestina libera, laica e socialista in una Federazione socialista dei popoli liberi del Medio Oriente!

 

  1. La scoperta di enormi giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale e le nuove strade per il trasferimento di energia verso i Balcani e l’Europa sono già diventati un pericoloso pomo della discordia e un punto focale di conflitto tra le multinazionali concorrenti, gli interessi imperialisti antagonisti e le potenze regionali rivali. La minaccia di un’espansione della guerra dal vulcano mediorientale ai Balcani e all’Europa è immediata. Le tensioni e la retorica bellicosa tra Grecia, Cipro e Turchia sono in aumento. La Turchia di Erdogan, già impegnata in operazioni belliche contro i curdi in Siria e in Iraq, sfida il trattato di Losanna del 1923 e nutre le illusioni neo-ottomane nella regione. L’aggravarsi della crisi politica dopo il tentativo di colpo di stato del 2016 contro Erdogan, gli attriti con Stati Uniti, UE e NATO, e l’impatto dell’aggravarsi della crisi capitalista mondiale sulla sovra indebitata economia turca e la lira intensificano le rivalità regionali con la Grecia su Cipro e sull’Egeo. Dall’altra parte, nella Grecia economicamente corrotta e socialmente devastata, sezioni della classe dirigente e il governo di pseudo-sinistra di Syriza in coalizione con i nazionalisti di estrema destra dei greci indipendentisti sta cercando di trovare una via d’uscita unendosi ai piani aggressivi degli imperialisti statunitensi e della NATO nella regione. Il governo Tsipras ha già formato e partecipa ad un’alleanza con l’Israele di Netanyahu, la Cipro del destrorso Anastasiades e la dittatura egiziana di al-Sisi per condividere parte dei profitti dei nuovi giacimenti di gas. Partecipano regolarmente a operazioni militari congiunte ed esercitazioni nella regione. L’ambizione dichiarata della borghesia greca e del suo governo di pseudo-sinistra è di trasformare la Grecia in un “Israele dei Balcani” egemonico a livello regionale. È una follia dei governanti, un incubo per lo stesso popolo greco e una ricetta per un disastro storico. Un confronto militare tra Grecia e Turchia sarà una guerra totalmente reazionaria da entrambe le parti e una catastrofe per il popolo greco e turco, già vittima degli effetti devastanti della crisi capitalista. Da entrambe le parti dell’Egeo, i lavoratori greci e turchi e i poveri devono unirsi e combattere con mobilitazioni di massa, solidarietà internazionale e mezzi rivoluzionari per fermare la spinta bellica reazionaria, la comune minacciosa catastrofe. Se questo crimine avviene, entrambi i popoli devono trasformare la guerra reazionaria dei governanti in una rivoluzione sociale degli sfruttati e oppressi contro tutti gli oppressori. Il nemico principale, la classe capitalista dominante, è all’interno dei nostri rispettivi paesi e deve essere rovesciato. Il nostro futuro comune dipende dall’internazionalismo militante e dal socialismo internazionale! In relazione a Cipro occupata e divisa, tutti i piani e le macchinazioni imperialiste, avanzate dall’ONU che perpetuano, in altre forme, la divisione dell’isola e la presenza di basi imperialiste e truppe straniere (inglesi, turche, greche, ONU) devono essere respinti. Per una Cipro socialista unita dei lavoratori greco-ciprioti e turco-ciprioti e dei contadini poveri!
  1. La volenterosa collaborazione del governo greco con l’iniziativa della NATO, sostenuta dall’UE, per un accordo tra Atene e Skopje riguardo la disputa ormai vecchia di 27 anni sul nome della Repubblica di Macedonia, per porre fine al veto greco e permettere a questo piccolo paese balcanico di aderire a queste due alleanze imperialiste, ha portato all’accordo Zaev-Tsipras del 17 giugno 2018. Questo accordo promosso da Stati Uniti, NATO e Unione Europea ha già messo ancora una volta a fuoco la polveriera del nazionalismo greco e balcanico, sfruttato dai fascisti, dalla destra, dall’esercito e dalla Chiesa. Le forze anti-imperialiste e anticapitaliste, senza smettere di combattere queste forze reazionarie, senza alcuna concessione al nazionalismo, con una copertura di destra o di “sinistra”, devono respingere l’accordo Euro-NATO Zaev-Tsipras. Non può portare la pace, ma la guerra. La NATO, l’aggressore che ha distrutto la Jugoslavia con una guerra barbarica di aggressione per essere sostituita da un arcipelago di protettorati impotenti, compresa l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, non può portare che nuovi disastri. La pressione per risolvere la cosiddetta “disputa sul nome” è stata determinata dalla necessità di stabilire una base militare in Macedonia per completare l’accerchiamento della Russia. Con l’adesione della Macedonia alla NATO, la valle del fiume Vardar può essere utilizzata per trasferire facilmente e rapidamente le truppe dal porto del Pireo all’interno dei Balcani. Non può portare fratellanza tra i popoli, ma conflitti fratricidi e frenesia nazionalista, come già si può vedere dalle mobilitazioni scioviniste guidate dalle forze più controrivoluzionarie. Non può portare la libertà al popolo, ma il governo dei nemici della libertà e dei fascisti. Contro l’ingresso della Repubblica di Macedonia nella NATO e nell’UE, difendiamo la libertà e il diritto di autodeterminazione nazionale del popolo macedone di nominare il suo paese a sua scelta. Nessun’altra nazione o Stato, compresa la Grecia, ha il diritto di imporre il proprio nome ad un’altra nazione. Difendiamo la libertà e l’uguaglianza di tutti i popoli dei Balcani, di tutte le minoranze etniche e religiose oppresse della penisola, compresa la minoranza etnica macedone in Grecia. Dobbiamo far nostro lo slogan della rivoluzione socialista antifascista in Jugoslavia, Albania e Grecia durante l’occupazione nazista dei Balcani: Morte al fascismo! Libertà al popolo! E inoltre, il nostro obiettivo deve essere, contro il dominio delle grandi potenze e contro le classi dirigenti scioviniste locali, in linea con il sogno dei Bedreddin comunisti del XV secolo di unire i popoli balcanici al di là di razza e religione e l’obiettivo strategico di Rigas, e poi di Christian Rakovsky e di tutti i rivoluzionari dei Balcani: per una Federazione socialista dei liberi popoli balcanici!

 

  1. L’importanza geostrategica dei Balcani non può essere sottovalutata, in quanto si trovano alle porte dell’Europa verso il Medio Oriente e nel ventre molle della Russia, al crocevia di tutte le contraddizioni e gli antagonismi internazionali. Sono stati molte volte nella storia il campo di battaglia di guerre, nazionali e internazionali. Ora, sono un campo di nuovi preparativi bellici, e il pericoloso ingresso in Europa per le moltitudini di profughi/migranti, vittime della guerra imperialista e delle devastazioni in Medio Oriente, Asia centrale e Africa. I veri colpevoli della tragedia, i briganti e gli aggressori imperialisti occidentali, hanno costruito una “Fortezza Europa” per impedire alle loro vittime di trovare rifugio da una morte certa. Il fiume Evros, l’Egeo e il Mediterraneo sono stati trasformati in un cimitero per migliaia di uomini, donne, bambini e anziani innocenti. L’UE ha chiuso la cosiddetta strada dei Balcani occidentali nel 2016, ha firmato il famigerato accordo con la Turchia di Erdogan e ha creato un arcipelago di “hot spot”, di campi di concentramento per le persone intrappolate in Grecia e altrove, nelle condizioni più disumane. Un continente di 511 milioni di persone trova impossibile accogliere un milione di rifugiati siriani, quando il piccolo Libano, con una popolazione inferiore ai 5 milioni, ha accolto 1 milione e la Giordania 3 milioni di rifugiati…. L’isteria anti-migranti non solo nell’Europa centro-orientale ma anche in Austria, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia ecc. sta cambiando la mappa politica in Europa, guidando l’ascesa di forze di estrema destra e fasciste verso posizioni di primo piano nei governi e/o nell’opposizione. Il falso termine “populismo” è usato convenientemente, per la classe dirigente, per coprire la reale natura socio-politica del fenomeno e le sue radici materiali. In ultima istanza, è il processo di disintegrazione dell’UE prodotto dalla crisi capitalista mondiale e dall’implosione della globalizzazione del capitale che guida l’emergere del nazionalismo economico e politico, delle forze centrifughe, dell’autoritarismo statale e della redditizia produzione di capri espiatori personificati nei rifugiati, in tutte le minoranze e negli strati più deboli della società. Ora, dopo l’elezione del governo di estrema destra razzista in Italia, anche il cammino del Mediterraneo centrale è stato chiuso. Il vertice UE del giugno 2018 non è stato nemmeno in grado di riformare il famigerato Trattato di Dublino e ha deciso di istituire per i rifugiati solo infernali “campi di sbarco” al di fuori dell’UE, soprattutto tra i signori della guerra e i mercati di schiavitù della Libia distrutta. Questa è senza dubbio una prova definitiva dell’avanzata decadenza della civiltà in Europa, simile alla criminale di separazione dei bambini messicani e di altri bambini latinoamericani dalle loro madri a causa della barbarie di Trump. Il veleno anti-migranti entra, purtroppo, anche nelle file di sinistra, che nelle sue forme parlamentari riformiste si è dimostrato incapace di respingere il pericolo e in alcuni casi ha contribuito all’ascesa del nazionalismo, della xenofobia e del razzismo.La classe operaia non può essere emancipata senza agire come classe universale: per liberarsi deve liberare tutti gli oppressi della società.  I rifugiati/migranti non sono “concorrenti” ma vittime nello stesso mercato del lavoro governato dal capitale. È il capitale che distrugge i posti di lavoro, i salari, le pensioni, i diritti sociali dei lavoratori in tutto lo spettro, non le sue vittime, i rifugiati. È l’imperialismo delle potenze europee e degli Stati Uniti che ha creato in primo luogo le condizioni materiali dell’estrema disuguaglianza tra i popoli dei paesi imperialisti e i miserabili della terra. I lavoratori e i movimenti popolari in Europa devono lottare in solidarietà con i rifugiati non solo per i diritti acquisiti, ma prima di tutto per l’apertura delle frontiere, l’abolizione di tutte le politiche dell’UE anti-migranti, l’abolizione degli “hot spot” e dei campi di concentramento, per gruppi di autodifesa contro le truppe d’assalto fasciste che attaccano i rifugiati e i migranti.Il destino dei rifugiati mostra il destino di tutti gli sfruttati e gli oppressi, minacciati di essere sepolti sotto le rovine del fallimento del progetto UE della borghesia europea. La strada verso un futuro e una civiltà veramente umana dovrebbe essere aperta da una comune lotta internazionale per l’unificazione socialista d’Europa da Lisbona a Vladivostok!

 

  1. Gli sconvolgimenti degli ultimi decenni in Europa, il movimento Occupy negli Stati Uniti, le rivoluzioni arabe in Medio Oriente e Nord Africa sono stati solo il preludio. Dopo un periodo di reflusso, sta arrivando una nuova ascesa delle masse come dimostrano le rivolte del 2018 in Tunisia, Iran, Giordania e Iraq e la crisi capitalista mondiale sta entrando in una nuova fase di convulsioni.La crisi sistemica globale sta spingendo sia la tendenza alla guerra che quella alla rivoluzione. Il compito strategico che il movimento operaio internazionale ha di fronte è quello di superare i limiti della spontaneità del periodo precedente e di dotarsi della prospettiva, della strategia, della tattica e del programma necessari, cioè di una leadership rivoluzionaria consapevole.Nelle condizioni attuali della più profonda interconnessione internazionale e della crisi capitalista globalizzata, dove l’ordine mondiale precedente, così come si è stabilito dopo la fine della seconda guerra mondiale, sta cadendo a pezzi, abbiamo bisogno, più che mai, di una INTERNAZIONALE rivoluzionaria per organizzare e portare alla vittoria le lotte rivoluzionarie mondiali dei lavoratori e di tutti gli oppressi verso l’emancipazione umana universale, il comunismo.

 

Votato all’unanimità

Eretria, Grecia, 25 luglio 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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