Lo sceriffo De Luca, la surreale “accoglienza” al PD e la necessità di costruire un polo di classe nella lotta al razzismo

Di RdB

Continuano in varie parti del Paese le iniziative di contrasto alle politiche, reazionarie e xenofobe, del governo italiano in tema di immigrazione (eviteremo come sempre, l’aggiunta del vuoto e ipocrita aggettivo di accompagnamento che tanto piace al ministro degli Interni, cioè “clandestina”), mobilitazioni quasi tutte accomunate dal medesimo dilemma: “come ci si regola con la partecipazione del Partito Democratico?”.

Le risposte a questa domanda da parte delle sinistre politiche, sindacali e di movimento sono le più svariate, dalla necessità di non porre veti perché c’è da lottare tutti insieme per i diritti dei migranti (mah, con Minniti?!) all’ “accoglienza” della sola “base” PD perché cosa diversa dai suoi dirigenti alla possibilità di partecipazione ma senza bandiere o senza firma negli appelli di convocazione dei cortei.

La nostra posizione è invece chiara, è la posizione di chi ragiona in termini di classe (non siamo i soli, s’intende): con il partito che più di tutti ha rappresentato negli ultimi anni gli interessi degli industriali e dei banchieri (ed è tra l’altro, e di conseguenza, autore di pesanti politiche securitarie e anti-immigrazione) non si marcia insieme (e se insieme ci si ritrova, come pure può capitare, ci si impegna a demarcarsi fortemente quanto a posizioni politiche, che restano non conciliabili). Non si tratta di un’opposizione astratta al modo di procedere messo in campo finora, il cosiddetto “modello Milano” in riferimento al corteo (in cui hanno sfilato dal Partito Democratico a Potere al Popolo) contro l’incontro Salvini-Orban nel capoluogo lombardo (mentre molto più astratto è il discorso di apertura delle mobilitazioni a chiunque sia semplicemente contro questo governo perché si deve dare l’illusione di una maggiore massa “critica”). Quindi, riprendendo il nostro precedente articolo “Come lottare contro le politiche xenofobe del governo”, ribadiamo:

“… non siamo contrari a priori, a partecipare ad una manifestazione che vede la presenza del PD; ad esempio nel caso di una manifestazione che esprime una ribellione popolare, dove il PD è presente cercando di utilizzarla a proprio vantaggio, pensiamo sia fondamentale partecipare alla manifestazione per strapparne la direzione e combattere la manovra politica del PD…”

È invece un errore politico macroscopico ridursi a fare la “coda critica” di quelle manifestazioni unitarie che consistono in operazioni messe in piedi dal PD (assieme a LeU) per ricostruirsi l’immagine di unica vera opposizione a questo governo.

Quello stesso PD che tra l’altro a livello nazionale sarà anche stato relegato all’opposizione, pagando le enormi responsabilità delle sue politiche antipopolari, ma nei contesti locali (in diversi casi insieme a vari pezzi della sinistra riformista) è chiamato ad amministrare diversi territori e non è spesso da meno rispetto alla becera destra leghista quanto a deriva securitaria. Il famoso sindaco di Firenze Nardella è un esempio di continuo ammiccamento a quel tipo di politiche. Eclatante, altro esempio, è il caso di Salerno, nella cui provincia non a caso tra pochissimo (il 29 settembre) si terrà un raduno in stile “Pontida del sud”, e che è stato il territorio da cui è emerso un personaggio sicuramente macchiettistico ma non per questo da prendere sotto gamba, come Vincenzo De Luca (storico sindaco della città oggi governatore della Campania), “lo sceriffo”. Quest’ultimo, proprio poche settimane fa, nel suo intervento alla festa nazionale dell’Unità a Ravenna ha redarguito il suo partito con frasi del genere: “Ci sono zone del paese in cui bande di nigeriani occupano militarmente i territori”, “Attorno ai centri di accoglienza ci sono extracomunitari che tornano di notte ubriachi e ci sono padri di famiglia che sul balcone aspettano le figlie di notte. Questa parte della realtà il Partito democratico la conosce sì o no? E che cosa dice?”. Evidentemente neanche i feroci provvedimenti a firma Minniti sono bastati ad acquietare uno che da sindaco di Salerno aveva come bersaglio primario immigrati e prostitute. Tra l’altro, tale grandiosa performance alla festa dell’Unità gli è valso il plauso della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, la quale si è affrettata a pubblicare sulla propria pagina Facebook una parte dell’intervento di De Luca (quella in cui sbraita contro “le bande di nigeriani” ovviamente), e della stessa Lega, che lo ha invitato alla “Pontida del sud”… proprio mentre nella sinistra politica, sindacale e di movimento che sta provando a organizzare la mobilitazione per quella giornata si perde ancora tempo a valutare se e in quali forme prevedere la partecipazione del PD, cioè dello stesso partito di De Luca.

Per non parlare del fatto che anche il corteo antirazzista organizzato per il giorno precedente, quindi il 28 settembre, a Salerno città sarà praticamente appannaggio del Partito Democratico (che ha una forza organizzativa incommensurabilmente maggiore a quella delle altre realtà, sindacati confederali a parte), tra i primi firmatari del manifesto/appello, che non a caso è a carattere totalmente riformista e democratizzante, costituzionale e istituzionale. Oltre all’entusiastico richiamo alla “manifestazione unitaria di Milano”, su cui ci siamo sopra espressi e oltre a un farneticante appello all’art. 10 della Costituzione, in base al quale chi scappa da quella miseria e povertà (i cosiddetti “migranti economici”) spesso causata dai nostri “democratici” governi (anche quelli che tanto piacciono alla sinistra riformista) non ha proprio alcun diritto in quanto non gode di alcuno status di profugo o rifugiato politico, si fa appello ai “partiti antifascisti e antirazzisti uniti e solidali”. Bene, ci piacerebbe allora chiedere alle sinistre politiche, studentesche, associative, di movimento, sindacali, firmatarie dell’appello, con quale faccia, se non quella degli opportunisti, scenderanno in piazza assieme a quel PD, la cui guida suprema a Salerno (ma sempre più anche a livello regionale) è quel De Luca, di cui abbiamo già ricordato il recente episodio di Ravenna? E, visto che lo sceriffo salernitano non è mai stato avaro di dichiarazioni a dir poco sconcertanti, tranne che per la peggiore destra, ricordiamo volentieri qualche altra sua citazione.

Nell’ultima dichiarazione nei confronti della comunità senegalese di Salerno (da anni integrata in città), riguardante la loro sacrosanta richiesta di spazi decenti da dedicare al commercio ambulante (loro principale attività lavorativa) sul lungomare cittadino, il nostro afferma: “I senegalesi rivendicano spazi per vendere? Innanzitutto dobbiamo posizionare in maniera utile i nostri concittadini. I nuovi rappresentanti di questa comunità africana sono caratterizzati da grande arroganza, prepotenza, supponenza: quasi bisogna chiedere il permesso a loro per poter stare a Salerno. Il luogo di vendita lo decide il Comune. Se non gli sta bene, se ne possono andare. Questa è la regola e non deve essere tollerata nessuna sbavatura. Rispetto per tutti a condizione che tutti rispettino non solo le leggi ma anche i modi di vita delle nostre famiglie”. È possibile riscontrare qualche differenza rispetto ai discorsi dei dirigenti leghisti?

Ancora, da sindaco di Salerno, De Luca non ha fatto mancare minacce anche ai rom, che voleva cacciare dalla sua città giardino “a calci nei denti”, aggiungendo pure una citazione kantiana: così “Il cielo stellato ce lo godiamo noi”. E qualche anno più tardi, a pochi mesi dalla sua elezione alla Regione Campania, si è perfino cimentato alla guida di un drappello di vigili urbani per operazioni di perlustrazioni in strada stile Lega, finendo infatti col prendersela più che altro con i mendicanti.

È con un partito guidato da personaggi del genere che dovremmo scendere in piazza? Di più, è con il partito che è il principale storico responsabile della situazione politica in cui ci troviamo ora che dovremmo organizzare le mobilitazioni contro l’attuale governo e il suo reazionario azionista di maggioranza (la Lega)?

Lo ribadiamo nuovamente: chi si subordina politicamente al PD (e a qualsiasi progetto di ‘centrosinistra’) si condanna alla sconfitta politica perché è giustamente associato alle sue politiche antioperaie e antipopolari (e quindi al fallimento delle stesse), favorendo così il di consenso dei lavoratori e delle lavoratrici verso la demagogia populista delle attuali forze di governo.

L’unica strada corretta per mettere in campo un’opposizione realmente efficace a questo Esecutivo è costruire, anche per quel che riguarda il contrasto alle sue politiche xenofobe, un polo autonomo di classe, che difenda il ruolo storico/sociale del movimento operaio e la sua totale autonomia dalla sinistra liberale e confindustriale.

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