Putin in Venezuela

Di Jorge Altamira

Il 1° aprile è entrato in vigore il blocco stabilito da Trump lo scorso gennaio contro la vendita di petrolio del Venezuela agli Stati Uniti, il suo mercato principale, e al mercato internazionale. Il governo di Maduro è stato privato di riconoscimento da una cinquantina di Stati tra i più importanti del sistema politico mondiale. Il boicottaggio del prodotto di esportazione esclusivo del Venezuela ha un effetto potenzialmente letale su questo paese, equivalente, in altre parole, ad un attacco armato. Le distillerie installate nel Golfo del Messico lavoravano greggio venezuelano pesante, poi rivenduto come benzina e derivati; tali importazioni risentono (anch’esse) del boicottaggio. In queste circostanze, il nordamericano “The Washington Post” si chiede: “come farà Maduro ad evitare il crollo dell’industria?

Nel frattempo, la stampa internazionale riferisce che la Russia ha schierato sofisticati missili antiaerei S-300 in Venezuela e dell’arrivo a Caracas di personale militare inviato da Putin. Il quotidiano statunitense nota anche l’arrivo di bombardieri nucleari dalla Russia (tu-160) per partecipare ad esercitazioni militari con l’esercito venezuelano. Il Venezuela aveva acquistato in passato armi russe per un valore di 4 miliardi di dollari, in particolare cinquemila missili trasportabili a spalla terra-aria (ManPad). Il ministro della Difesa venezuelano, Padrino López, ha annunciato una settimana fa l’installazione di un centro di simulazione di volo per elicotteri russi, “che si trova solo in Venezuela e in Russia”; ha anche rivelato un piano per la realizzazione di simulatori per il Sukhoi MK2, nella città di Barcellona nello stato di Anzoátegui.

Su un altro piano, la gigantesca compagnia petrolifera russa Rosneft è stata incaricata di fornire alla PDVSA, la compagnia petrolifera statale venezuelana, i diluenti per la lavorazione del petrolio pesante e per la sua raffinazione in India. L’India fa parte del gruppo di paesi che continuano a riconoscere Maduro, insieme a Turchia, Cina, Cuba, Bolivia, tra gli altri.

La caratterizzazione di queste mosse da parte della stampa occidentale è stata che Putin intende armare, in compagnia di Cuba, una rete di sicurezza governativa e controllare le Forze Armate per evitare una disgregazione militare. Tuttavia, anche se questa fosse l’intenzione, la minaccia urgente è il crollo finale del Venezuela e, d’altra parte, un attacco militare o un’invasione da parte della coalizione di destra guidata dal fascista Donald Trump. Trump ha dichiarato in più di un’occasione di non escludere “nessuna opzione” per rovesciare il regime guidato da Nicolás Maduro. La Cina ha organizzato un trasporto aereo per portare aiuti medici in Venezuela, per quello che il giornale citato caratterizza come un supporto “più morbido” – pur mantenendo i negoziati a Washington con gli emissari di Juan Guaidó – il cui ‘interim’ è misconosciuto.

Putin è indubbiamente motivato da forti interessi economici, come la difesa della presenza di Rosneft in Venezuela e la possibilità di accedere all'”arco minerario” di questo paese, ricco di materie prime strategiche per la produzione di tecnologia. Maduro ha parzialmente ipotecato a favore di Rosneft il raffinatore e distributore Citgo, che opera negli Stati Uniti. Russia e Cina sono forti creditori del Venezuela, costretto a pagare il debito con la vendita del petrolio, la cui produzione non cessa di diminuire. Vladimir Putin e Xi Jinping intendono riscuotere questi debiti con la ricchezza mineraria del Venezuela.

Accordi con la Russia e la Cina

Né la Russia né la Cina, tuttavia, rappresentano una possibilità o una minaccia di dominazione coloniale del Venezuela. Questa è rappresentata esclusivamente da Trump; l’imperialismo mondiale è rappresentato dagli Stati Uniti e dalla NATO. La restaurazione capitalista in Cina e in Russia rappresenta l’ingresso di questi due Stati nell’orbita dell’imperialismo mondiale, a prescindere dalle contraddizioni che questa integrazione internazionale provoca e non può non provocare, come conseguenza del carattere antagonista dell’economia mondiale nel suo complesso. Ricorrendo al sostegno economico e militare della Russia e della Cina, il governo madurista non trasferisce la sovranità del Venezuela da un imperialismo all’altro, anche se concede specifiche risorse strategiche a capitali della Cina e della Russia. La dominazione imperialista è una struttura sociale e politica nel suo complesso; non si riduce al compromesso (in diverse occasioni i governi rivoluzionari hanno contemplato la possibilità di offrire concessioni a società straniere).

La cricca al potere in Venezuela cerca di affrontare la minaccia dell’imperialismo americano con metodi burocratici, militari (cioè oppressivi), capitolardi e, a lungo termine, insostenibili. Cerca di farlo anche con alcuni paesi dell’Unione Europea, i quali sono colpiti dalla guerra economica lanciata da Trump. Il cancelliere spagnolo, Joseph Borrell, nella sua recente visita in Argentina non si è astenuto dal denunciare Trump per il fallimento dell’operazione Guaidó (La Nación, 27/3), chiedendo che chi “ha organizzato questo progetto” se ne faccia carico.

Denunciare i limiti dei metodi della cricca militare venezuelana contro Trump e sottolinearne il carattere, in definitiva antioperaio, non equivale a mettere sullo stesso piano l’offensiva dell’imperialismo yankee con la ricerca di un sostegno “difensivo” da parte di Russia e Cina. L’unica classe con conseguenti interessi antimperialisti è la classe operaia.

Dietro questo scenario di confronto, Putin e Xi stanno negoziando con Trump e l’Unione Europea il destino del Venezuela come parte di un pacchetto internazionale. La questione dell’Ucraina occupa uno spazio centrale, accanto alla costruzione di un secondo gasdotto dalla Russia alla Germania, il destino della Siria, le alleanze militari nei Balcani e lo status internazionale dell’Iran. Gli Stati Uniti e la NATO hanno violato tutti gli impegni assunti nei confronti della Russia negli anni Novanta affinché l’Ucraina sia esclusa dall’Unione Europea e dalla NATO. Come conseguenza di ciò, Putin ha rioccupato la Crimea e sostiene la corrente secessionista nell’Ucraina orientale, ed è persino intervenuto in Siria. L’Ucraina in cambio del Venezuela o l’Ucraina in cambio della Siria è stato un asse centrale della politica di Putin. Recentemente, un referendum minoritario ha permesso all’ex Repubblica jugoslava di Macedonia di aderire all’Unione europea e alla NATO. È proprio questo che sta bloccando un accordo per escludere Maduro dal governo, anche se non dall’establishment militare del paese, una risorsa decisiva contro un’insurrezione popolare. Appoggiandosi a Putin e Xi, Maduro e Padrino corrono il rischio che un accordo alle loro spalle si concluda con la loro caduta.

Prospettive

La Russia e la Cina non hanno le risorse per difendere il Venezuela, e tanto meno per tirar fuori le masse venezuelane dalla fame e dalla miseria a cui il “chavismo”, da un lato, e l’imperialismo, dall’altro, le hanno condotte. La Russia è, in termini economici, l’equivalente di uno Stato di medie dimensioni degli Stati Uniti. La restaurazione capitalista l’ha messa in una condizione di decadenza che minaccia la sua esistenza nazionale. La Cina mostra un potente sviluppo capitalista, ma non svolge un ruolo indipendente nell’economia mondiale, mentre la sua classe capitalista rimane sotto la tutela di uno stato burocratico. Entrambi stanno negoziando con l’imperialismo alle spalle delle masse venezuelane e persino del governo. Entrambi sono consapevoli del fatto che il regime attuale non è in grado di trovare una via d’uscita al collasso industriale e sociale. Quella trattativa è una prova di forza che ha uno scenario di fondo fatto di aggressioni e guerre. Ciò che appare al Venezuela come un’autodifesa transitoria, per i regimi di Russia e Cina ha uno scopo reazionario, che è quello di accomodare i propri interessi con l’imperialismo statunitense.

In questo contesto generale, mettere sullo stesso piano l’azione dell’imperialismo americano contro il Venezuela con quella dei restaurazionisti russi e cinesi è una posizione pro-imperialista.

Solo attraverso un’azione collettiva internazionale della classe operaia, la difesa del Venezuela contro l’imperialismo americano del fascista Trump può diventare una via d’uscita per gli sfruttati venezuelani.

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