Il governo alla prova delle europee

Di Michele Amura

Il governo Conte può non superare indenne le elezioni europee, paradossalmente non per una débâcle elettorale, ma per una affermazione decisiva della Lega Nord. Lo scontro perenne tra i 5 Stelle e Salvini è il prodotto di una contraddizione insuperabile per il Governo Conte: un governo di coalizione tra due partiti che hanno la stessa base sociale ed elettorale e che devono distruggere l’alleato di governo per consolidarsi come forza politica. Tutti i giornali della borghesia danno indiscrezioni su una possibile crisi di governo una volta scoperto il risultato elettorale. Salvini guarderebbe alla propria percentuale di voto e a quella di una probabile coalizione di centrodestra (con Berlusconi e la Meloni) per capire la possibilità o meno di un governo Lega con il leader “padano” come Presidente del Consiglio. Per creare una crisi di governo però è di massima importanza anche il dato dei 5 Stelle; un loro tonfo elettorale è necessario per arrivare alla caduta del governo Conte. Come si entra in guerra per annichilire l’avversario, lo scontro ha come obbiettivo la caduta del governo e l’andata alle elezioni, in caso di un sempre più possibile 30/35% della Lega alle europee. Che per tempi tecnici si produca nell’immediato o tra qualche mese poco importa, l’importante è la scelta politica che si prenderà il prossimo lunedì.

Le sorti del governo, ovviamente, interessano e non poco alla borghesia italiana. L’instabilità politica del governo nasce dalle sue contraddizioni sociali ed economiche: lo stato e l’economia italiana non possono reggere a lungo il deficit causato dalle misure finanziarie del governo. La corsa a chi porta a casa più misure di bandiera è dannosa per gli interessi generali della borghesia, che non ha un partito che la rappresenti direttamente nel governo. Quando Tria, nominato da Mattarella contro il volere dei partiti “sovranisti”, fa un richiamo all’essere responsabili nella prossima manovra finanziaria ed annuncia l’aumento dell’IVA esprime l’interesse della Confindustria, che vuole la stabilità dei conti pubblici ed un accordo con la commissione europea.

Per questo una probabile crisi di governo incontrerebbe il favore della stessa borghesia, che potrebbe adoperarsi per la formazione di un governo 5 Stelle-PD, evitando il ritorno alle elezioni (che sono un salto nel buio tenendo conto delle regole della legge elettorale) e far sì che ci sia un governo in cui il principale partito sia il M5S, succube però dell’agenda politica ed economica del PD (leggi borghesia italiana).  Questo governo era la prima scelta della borghesia anche nello scenario post elezioni politiche, e fallì solo per il rifiuto di Renzi che sperava di rilanciare il partito stando all’opposizione. La nuova direzione Zingaretti sarà più che disponibile ad entrare in un governo coi 5 Stelle sotto la benedizione di Mattarella. Gli stessi 5 Stelle peggiore sarà il loro risultato alle europee, maggiore sarà la volontà di non far sciogliere le camere, accettando l’unica alternativa: un governo col PD. Nel caso non si riesca a formare un governo, per imprevisti di sorta, anche un governo del centrodestra con la presenza di Forza Italia e di una coalizione di governo più omogenea darebbe alla borghesia una direzione politica e statale più compatta e responsabile per affrontare la crisi capitalista italiana e dell’Unione Europea.

Landini alla corte di Confindustria

Facendo un passo indietro, e parlando del presente, o meglio del passato più prossimo. La campagna elettorale è stata dominata dall’agenda della borghesia. Tutto il dibattito politico si è centrato sulla compatibilità economica del Reddito di Cittadinanza e della Riforma Fornero; sulla proposta di una Flat Tax per le imprese e su altre misure xenofobe che propone Matteo Salvini. Al centro del dibattito è mancata l’agenda del movimento operaio italiano, le misure che necessitano e propongono i lavoratori per il futuro del paese. La responsabilità principale è stata della burocrazia sindacale.

Il neosegretario della CGIL ci ha messo meno di un semestre per svelare la natura politica del proprio mandato. Dopo aver promesso di costruire un opposizione sindacale e politica al governo Conte, durante il comizio in Piazza San Giovanni a Roma, in occasione della manifestazione nazionale promossa da CGIL, CISL e UIL; ha sì lavorato per opporsi al governo, ma dal versante del padronato. La firma dell’appello promosso dalla Confindustria in nome della stabilità e in difesa dei vincoli europei è il peggior tipo di tradimento che possa fare un burocrate sindacale perché lega mani e piedi il movimento operaio al programma della borghesia e non gli permette di portare avanti rivendicazioni politiche autonome.

Il movimento operaio si deve opporre al governo e alle sue misure da una propria posizione autonoma. La critica al reddito di cittadinanza non deve essere che mette in rischio i conti pubblici (cioè il pagamento del debito usuraio verso le banche), ma che non risolve il problema della disoccupazione cronica e della povertà assoluta; limitandosi a dare una misera elemosina ad una parte ridotta dei disoccupati in cambio dell’obbligo di accettare lavori precari e sottopagati.  Lo stesso discorso vale per Quota 100 che non elimina la riforma Fornero ed altre misure demagogiche del governo.

La sinistra

Questa necessità di creare un’opposizione operaia al governo non la può di certo adempiere la sinistra politica, tanto meno la sinistra presente alle elezioni europee. Il Partito Comunista di Rizzo e “La Sinistra” di Acerbo e Frattoianni condividono la loro origine politica: cioè l’aver fatto parte di Rifondazione Comunista e l’aver sostenuto i governi di centrosinistra. La compromissione della sinistra con le politiche di austerità e di guerra dei vari governi Prodi e D’Alema è stata la base della distruzione politica della sinistra in Italia. Questo processo ha favorito l’emergere dei partiti “sovranisti” e lo sfondamento nell’elettorato operaio di tali partiti. Questo “peccato originale” impedisce alla sinistra italiana di poter diventare un’alternativa politica per gli sfruttati in Italia.

In una campagna elettorale dominata per il tema dell’Unione Europea e il suo rapporto con l’Italia le due lista di sinistra hanno dato il peggio di sé. “La sinistra” ha ripetuto la tiritera di una Europa sociale e dei popoli; in parole povere di una riforma progressista della UE. Mentre il PC di Rizzo il ritorno alla sovranità nazionale. Paradossalmente due facce della stessa medaglia antirivoluzionaria.

L’Unione Europea è un’alleanza dei paesi imperialisti europei (Germania, Francia e Italia) per poter competere nel mercato mondiale con gli Stati Uniti. Una delle basi dell’operazione è stata la progressiva distruzione dei diritti sociali e dei salari per rilanciare la competitività dei capitali europei nel mondo. Una Europa dei popoli (o meglio dei lavoratori) può avvenire solo sulla base della distruzione dell’attuale UE; illudere i lavoratori di una sua possibile riforma è una operazione di tradimento dei loro interessi (Tsipras e la sua capitolazione alla Troika insegna!). Nascondere il ruolo dell’imperialismo italiano in questa alleanza e presentare il ritorno alla sovranità nazionale (della borghesia italiana) come progressivo equivale a creare delle illusioni in un capitalismo “buono”, cioè quello nazionale.

Una differenza strategica nel campo trotskista

La critica alle sinistre presenti è condivisa più o meno dai gruppi della sinistra troskista, il PCL e Sinistra Anticapitalista, con un piccolo dettaglio: votano entrambe per queste liste in maniera “critica”. La motivazione presumibilmente sarebbe porre freno alle avanzata delle destre reazionarie; un assurdo politico per ogni marxista con un minimo di raziocinio. L’unico “freno” alla destra reazionaria può essere la lotta di classe, non un risultato più o meno positivo alle elezioni. Le elezioni sono un termometro della lotta di classe, non viceversa. Tanto meno se si tratta del risultato elettorale di due forze che rappresentano la distruzione della sinistra in Italia e non hanno il sostegno di una parte significativa dei lavoratori, o per lo meno un loro settore di avanguardia.

Il vero aspetto “tattico” del voto critico per “La Sinistra” e Rizzo è il tentativo di avere un dialogo con settori critici di quest’ultimi e conquistarli ai rispettivi partiti. Questa “tattica” dimostra una differenza strategica. Per i gruppi principali del trotskismo italiano la costruzione di un partito operaio rivoluzionario passa dalla conquista del ceto politico dei vecchi gruppi di sinistra. Il nostro obbiettivo deve essere conquistare l’avanguardia del movimento operaio, non la retroguardia della sinistra. Questo non nega la necessità di prendere misure tattiche, ad esempio l’indicazione di voto critico per un altro partito; ma essendo consapevoli di che militante vogliamo conquistare e che partito vogliamo costruire. Ad esempio se alle elezioni europee si fosse presentato Potere al Popolo (con una candidatura indipendente) non ci sarebbe stato il minimo problema a votare criticamente questa forza – nonostante la sua natura opportunista – perché è una forza che ha suscitato un forte interesse nell’avanguardia, in tanti delegati combattivi dei sindacati di base e giovani militanti di sinistra. Aprire un dialogo con questi è funzionale se vuoi costruire un partito di militanti combattivi.

Conclusioni

Il parlamento europeo è un imbroglio. Ovviamente siamo ben coscienti della natura truffaldina di ogni parlamento borghese, che trasforma la democrazia nel diritto della borghesia di finanziare, comprare e corrompere partiti e parlamentari che promuovono leggi in difesa dei suoi interessi; mentre per gli operai si riduce solo nel poter votare i propri boia, mascherati dalla propaganda dei mezzi di comunicazione (anch’essi di proprietà della borghesia) come politici che difendono gli interessi “di tutti i cittadini”. Il parlamento europeo però assume una natura particolarmente truffaldina perché l’iniziativa legislativa nell’Unione spetta al Consiglio Europeo ed è esautorato dal potere legislativo. Votare “La Sinistra” o il PC di Rizzo porterebbe solo al rafforzamento di due correnti opportuniste che sono responsabili dello stato disastroso della sinistra in Italia; per di più due correnti opportuniste senza un peso importante nel movimento operaio. La sconfitta dei partiti “sovranisti” passa dalla lotta di classe: cioè dalla lotta contro la burocrazia sindacale della CGIL che si subordina politicamente alla Confindustria. È significativo che i partiti trotskisti parlino di votare questo o quello per “frenare le destre reazionarie” e non dicano una parola sul ruolo di Landini.  Non esistono scorciatoie istituzionali o elettorali, solo un intervento politico adeguato della sinistra rivoluzionaria nel movimento operaio può creare le condizioni per una svolta nello scenario politico.

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