#14Giugno: per una vera lotta contro governo e padronato, per una lotta a oltranza dei metalmeccanici e dell’intera classe operaia!

Viviamo da oltre 10 anni una CRISI che sembra non avere FINE. I dati diffusi dai sindacati in particolare sul settore metalmeccanico sono tutt’altro che rassicuranti. Il 2018 è stato un anno nefasto che ha registrato il calo di produzione tendenzialmente più forte dal 2012 e quantificato al 5 %, con un picco massimo nel settore auto del 17%.

Per salvaguardare capitali e profitti dei padroni, noi lavoratori siamo spremuti con sacrifici, straordinari, aumento dei ritmi lavorativi e quando le cose non vanno più bene con cassa integrazione e licenziamenti. La ricetta dei padroni per uscire dalla crisi si basa sul nostro SANGUE e sul nostro SUDORE. Già proprio il sangue, perché attualmente in Italia muoiono in media tre persone al giorno sul lavoro. E il sudore, perché ogni volta che azioniamo una pressa, usiamo una fresatrice o semplicemente battiamo i tasti di un PC, contribuiamo a far ruotare gli ingranaggi di questo sistema di sfruttamento che premia una classe sociale, quella dei padroni, responsabile della crisi.

I vertici sindacali si sono mobilitati oggi, a tre anni dall’ultimo sciopero generale, con una serie di richieste all’attuale governo gialloverde, in un programma di riforme e d’investimenti pubblici con rivendicazioni generiche e senza alcun piano reale di lotta. Questo programma, e la concertazione che le burocrazie sindacali cercano col governo, nella cornice generale della crisi capitalista mondiale, è impossibile. Questo governo sovranista, esattamente come i precedenti, è il governo dell’austerità, dei sacrifici, delle politiche lacrime e sangue.

Non sarà né il governo gialloverde sovranista né nessun altro a salvarci. Negli ultimi vent’anni i governi di ogni colore hanno attaccato i nostri i diritti mentre abbassavano le tasse sui profitti. E non saranno le imprese, né le burocrazie sindacali che in questi anni hanno frenato le lotte sostituendole con i referendum. I metalmeccanici devono lottare con un programma radicale composto da rivendicazioni in grado di unificare tutti i lavoratori, di tutte le categorie:

-Salario minimo di 1500 euro netti

-Riduzione della giornata e della settimana lavorativa a parità di salario: 6 ore al giorno 30 ore a settimana

-Abolizione del Jobs Act e di tutte le leggi del precariato; trasformazione dei contratti precari in contratti a tempo pieno e indeterminato

Abolizione della legge Fornero e ritorno al sistema retributivo, ossia finanziato dalla fiscalità generale, con pensioni pari all’80% dell’ultimo salario e non inferiori a 1300 euro al mese

–Sistema pensionistico con massimo 30 anni di lavoro o 57 anni di età, 55 per i lavori più usuranti

-Nazionalizzazione senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori delle fabbriche che licenziano e che inquinano (Ilva, ecc…)

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