Basta con il totalitarismo di destra! Difendiamo insieme la democrazia e i diritti umani in Polonia!

Il governo polacco si accinge ad approvare una legge che criminalizza i comunisti, i loro simboli, la loro letteratura. Ipocritamente, per far ciò ci si nasconde dietro il paravento della battaglia contro i sistemi totalitari, proprio ora che il governo polacco è dominato da elementi della destra conservatrice e reazionaria, i quali non sono certo sinceri democratici. È solo un escamotage per colpire i comunisti! È solo una misura reazionaria figlia di un governo che teme la risposta delle masse polacche allo sfruttamento bestiale al quale sono costrette. La Polonia negli ultimi anni ha conosciuto a destra un rafforzamento pericoloso delle formazioni fasciste, e a sinistra un aumento della conflittualità sociale, che trova il suo punto più alto nella lotta delle donne contro le politiche reazionarie sul tema dell’aborto. Prospettiva Operaia solidarizza coi comunisti e con la sinistra di Polonia, e tra essi con i compagni di Wladza Rad (“Potere sovietico”), oggetto l’anno scorso di repressione con tanto di sequestro del loro materiale elettronico da parte della polizia polacca.

Il regime autoritario del PiS [il partito “Diritto e Giustizia” guidato da Kaczyński, n.d.t.] vuole vietare l’ideologia comunista nel nostro paese, e mandare le persone in prigione per opinioni “sbagliate”. Questa potrebbe essere la fine delle libertà democratiche e della libertà di parola. Non possiamo restare seduti in disparte.

Il regime antidemocratico del PiS adotterà una legge che penalizza la propagazione dell’ideologia comunista. Una persona che manifesta pubblicamente idee comuniste sconterà tre anni di carcere. Mentre finora era punita solo la “propaganda per un sistema statale totalitario”, d’ora in avanti è la stessa ideologia comunista ad essere sanzionata.

Questo è un altro attacco alle libertà democratiche nel nostro paese. Dopo la rimozione dei nomi delle strade e dei monumenti legati alla sinistra e la campagna di massa dello scorso anno di repressione contro i comunisti (processo al Partito Comunista di Polonia, alla fine assolto; intervento della polizia nell’appartamento del proprietario del dominio web “Władza Rad”, “Potere Sovietico”, il 30 aprile 2018; intervento della polizia durante la conferenza scientifica su Karl Marx a Pobierowo), il regime ha decretato una modifica del codice penale polacco che abolisce di fatto la libertà di parola e il pluralismo politico in Polonia – ad esempio la libertà di organizzarsi nei partiti politici e di diffondere le proprie opinioni da parte di persone con una visione del mondo comunista. Questo è il primo passo sulla strada che conduce alla messa al bando del Partito comunista polacco, del quale finora – nonostante le intimidazioni, le repressioni e i processi che durano anni – non è stato provato alcun crimine o violazione del diritto polacco.

Si può immaginare una situazione simile in Europa occidentale? Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna, Spagna o Portogallo, senza partiti comunisti e senza il diritto dei comunisti di presentare le loro opinioni? Nel frattempo in Polonia, sotto il regime autoritario e semi-fascista del PiS, la propaganda comunista sarebbe punita con una pena detentiva di tre anni.

Il comunismo – vittima della pedofilia della Chiesa cattolica

La legge, che è stata preparata per diversi mesi presso il Ministero della Giustizia sotto la supervisione di Zbigniew Ziobro (l’attuale Ministro della Giustizia n.d.t.), è stata approvata in modo immediato alla Sejm (camera bassa del parlamento) in un immenso clamore mediatico, che invece non riguarda affatto la pedofilia nella Chiesa Cattolica. La legge è stata trasmessa al Senato (camera alta del Parlamento), che l’ha rispedita alla Sejm. La prossima votazione si svolgerà il 12 giugno.

L’attuale costituzione polacca contiene articoli che garantiscono il riconoscimento dei diritti umani (articolo 5) e del diritto internazionale (articolo 9). Ziobro, che aumenta le pene per lo stupro, viola al contempo le libertà civili. L’adozione della legge può avere conseguenze molto più ampie rispetto alla prossima ondata di repressione anticomunista. PiS accusa di comunismo il partito socialdemocratico “Insieme” (“Razem”) e cerca di vietarlo, il che dimostra che la legislazione anticomunista può essere in definitiva uno strumento di repressione di massa contro qualsiasi tipo di opposizione politica, anche ideologicamente lontana dal comunismo.

Ziobro è un codardo, che fa passare i cambiamenti radicali della legislazione attraverso la porta di servizio. I politici reazionari come Ziobro sono pieni di terribile ansia per lo spettro inquietante del comunismo, anche se in Polonia (a differenza, ad esempio, della Grecia o della Cecenia) il partito comunista non è né un partito di massa né una grande forza politica. La necessità dei cambiamenti giuridici dimostra che le precedenti repressioni contro il Partito Comunista Polacco e Władza Rad erano illegali e di natura politica.

Ogni precedente tentativo di “de-comunistizzare” la vita pubblica polacca da parte della destra antidemocratica si è concluso con la devastante sconfitta di quest’ultima. Il tentativo di rimuovere i nomi delle strade collegati alla sinistra storica, iniziato con la legge del 1° aprile 2016, ha dato luogo a proteste sociali. Alla fine, i tribunali hanno eliminato la maggior parte dei cambiamenti proposti. Dopo tre anni di processo, nonostante le forti pressioni politiche, il 18 gennaio 2019 il tribunale di Dąbrowa Górnicza ha assolto i redattori della rivista “Brzask” pubblicata dal partito comunista polacco.

I redattori di “Władza Rad” invitano tutti gli esponenti della sinistra e tutti coloro che danno valore ai diritti umani e alle libertà civili, compresa la libertà di parola e il diritto di organizzarsi nei partiti politici, ad esercitare pressioni sul regime antidemocratico della Polonia per impedire cambiamenti legislativi che abolirebbero le libertà democratiche in Polonia.

A seguito di questo emendamento sono state introdotte nuove disposizioni anticomuniste nell’infame articolo 256 del codice penale:

  1. a) il paragrafo 1 è sostituito dal seguente testo § 1: “Chi diffonde pubblicamente il sistema statale nazista, comunista, fascista o altro sistema statale totalitario o incoraggia l’odio sulla base di differenze nazionali, etniche, razziali o religiose o la mancanza di credenze religiose, è soggetto a pena detentiva fino a 3 anni”;
  2. b) dopo il § 1 sarà aggiunto il § 1a: “Soggetto alla stessa pena è chiunque diffonda pubblicamente un’ideologia nazista, comunista, fascista o un’ideologia che incoraggia l’uso della violenza per influenzare la vita politica o sociale”;
  3. c) il § 2 recita ancora: “Soggetto alla stessa pena è chiunque, a fini di diffusione, produce, assicura o importa, acquista, vende, offre, immagazzina, detiene, presenta, trasporta o trasmette stampa, registrazioni o qualsiasi altro oggetto con contenuto di cui ai paragrafi § 1 o 1a, o chiunque è portatore di simboli nazisti, comunisti, fascisti o altri simboli totalitari, utilizzati in modo da propagare il contenuto di cui ai paragrafi § 1 o 1a”.

Wladza Rad

29/05/2019

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