Al lavoro per un nuovo governo (in)stabile! Una commedia ignobile contro la classe lavoratrice!

Sono in corso le trattative PD-M5S per tentare di arrivare ad un patto di governo tra centrosinistra (PD,LEU,+Europa) e grillini. Allo stesso tempo, questi ultimi conducono una trattativa parallela coi loro vecchi amichetti della Lega, caldeggiata da colui che più di tutti è considerato “l’anima barricadera di sinistra” del Movimento 5 Stelle, Alessandro Di Battista. Come nelle contrattazioni di un anno fa, questi fautori della “nuova politica”, della “politica del cambiamento”, dimostrano di essere grandi fans della andreottiana “politica dei due forni”.

Indipendentemente dall’esito di tali mercanteggiamenti, la permanente instabilità di governo, che rappresenta plasticamente la crisi politica della classe borghese, produce:

  • il comportamento zigzagante di Salvini, il quale ha il terrore sia di elezioni che potrebbero dargli potere decisionale in solitaria (senza possibilità di un partner cuscinetto su cui scaricare tutte le responsabilità, come è stato fatto con il M5S fino ad oggi) sia di restare nella situazione di governo precedente con cui avrebbe dovuto cimentarsi nella macelleria sociale dei prossimi provvedimenti finanziari (come già sottolineato nel nostro precedente articolo sulla crisi di governo “La fine anticipata del governo gialloverde approfondisce la crisi politica”, https://prospettivaoperaia.com/2019/08/10/la-fine-anticipata-del-governo-gialloverde-approfondisce-la-crisi-politica-occorre-costruire-una-risposta-autonoma-della-classe-operaia/ : “La paura di gestire una fase talmente critica non poteva essere assunta da una forza politica in ascesa come la Lega che, sospinta dalle pressioni degli interessi economici delle borghesie locali e dagli interessi politici delle amministrazioni regionali del nord, è arrivata al punto di innescare una crisi di governo […] non sorprendono le dichiarazioni di Salvini secondo cui “sarebbe incredibile un governo Renzi – Di Maio… sarebbe un governo inaccettabile per la democrazia”, le quali dichiarazioni nascondono, invece, a malapena, il desiderio che il Presidente della Repubblica Mattarella metta su un governo di “responsabili”, un governo tecnico o al limite un governo del Presidente, che raccolga la patata bollente di una manovra lacrime e sangue”);
  • il ritorno in auge del PD, per eccellenza il partito di fiducia del grande capitale, che ancora una volta svolge il suo ruolo di servitore delle istituzioni borghesi, rendendosi in men che non si dica disponibile a sacrificare sé stesso (in termini di consenso) pur di mostrarsi “affidabile” agli occhi del padronato;
  • il tentativo trasformista dei 5 Stelle che, dopo aver galleggiato nella marea populista, provano ad ammantarsi di “senso di responsabilità” rincorrendo il PD sul terreno dell’affidabilità (agli occhi dei padroni);
  • la scontata ennesima capitolazione della sinistra borghese di LEU, con la benedizione di Rifondazione Comunista, a cui noi, al contrario di altre organizzazioni che si rivendicano trotskiste (si veda come PCL e Sinistra Anticapitalista hanno invitato a sostenerli alle ultime elezioni europee, votando la lista “La Sinistra”), non abbiamo mai concesso il minimo supporto, neanche “critico” (mostrando una differenza di metodo da coloro che abbracciano una visione parodistica della tattica leninista del “voto critico” negli anni ’20 del secolo scorso).
  • Il sostegno della burocrazia sindacale CGIL ad un nuovo governo M5S-PD, dovuto alla paura che senza la controparte governativa essa rischia di perdere sempre più da un lato il ruolo negoziale e parassitario di rappresentanza, dall’altro il controllo sulla gestione di tante vertenze lavorative che rischiano chiusure e forti ridimensionamenti (Ilva, Alcoa, Whirpool, ecc).

Dopo le recenti elezioni europee, mentre i media mainstream e buona parte della sinistra, compresa quella che si rivendica rivoluzionaria o di classe, leggeva nel risultato delle urne l’imminente dominio assoluto della Lega e del suo leader, noi scrivevamo che quella di Salvini era in realtà “una vittoria di Pirro” (“La vittoria di Pirro di capitan Salvini, il crollo delle illusioni a 5 Stelle e il fallimento di nuove e vecchie sinistre riformiste”, https://prospettivaoperaia.com/2019/05/29/la-vittoria-di-pirro-di-capitan-salvini-il-crollo-delle-illusioni-a-5-stelle-e-il-fallimento-di-nuove-e-vecchie-sinistre-riformiste/ ), perché inchiodava quel buffone dell’ex ministro dell’Interno alle proprie responsabilità e alle proprie promesse farlocche. Lo stesso Salvini insegue un progetto politico nazionale e personale che inevitabilmente si scontra con la storica base sociale e ragione politica del leghismo. L’evoluzione di questa forza “regionalista” la pone dinanzi ad un bivio senza uscita: nel caso in cui provasse a dare rappresentanza politica indipendente (dalle esigenze del Sud) ai settori sociali che rappresenta (media e piccola borghesia del nord, la cui politica tra l’altro non può essere indipendente da quella della grande borghesia) rischierebbe di non rappresentare nulla per il Sud in termini di offerta politica ed economica e di conseguenza il Paese gli esploderebbe tra le mani; nel caso in cui cedesse al percorso populista/lepenista nazionale del suo leader non avrebbe le risorse economiche da ripartire al Sud a causa dello spaventoso debito pubblico italiano. La rappresentanza della borghesia medio-piccola del nord in un momento di crisi tanto acuto esigerebbe una rottura politica col sud che il progetto salviniano di cui sopra non gli dà la possibilità di fare. Abbiam detto che La Lega ha bisogno di un’altra forza politica cuscinetto, ciò anche e soprattutto perché ha bisogno di qualche alleato che mantenga un rapporto col Mezzogiorno, a cui come detto essa non può offrire niente. Questa incapacità di rappresentare anche il sud crea alla Lega seri problemi nelle trattative con Bruxelles e crea la necessità di cedere parte del suo programma in favore di provvedimenti quali il Reddito di Cittadinanza. La Lega quindi si trova nell’impossibilità materiale di portare a termine il suo programma.

Ad ogni modo, quale che sia il prossimo governo che nascerà dalle urne o più probabilmente da un accordo parlamentare, si troverà di fronte gli stessi problemi e lo stesso scenario di crisi, debito pubblico insormontabile e paralisi industriale. Non troverà nuove risorse economiche magicamente. Nella crisi capitalista l’instabilità è la cifra di qualsiasi governo. La crisi politica della borghesia impone una pronta e radicale risposta della classe avversa: la lotta dei lavoratori e delle lavoratrici per un governo operaio, l’unica reale alternativa alla catastrofe capitalista!

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