LA LOTTA PER LA LIBERAZIONE DELLA DONNA

di Gregorio “Goyo” Flores

*Publicato su Prensa Obrera Nº 220, 06/04/1988*

La giornata Internazionale della Donna commemora le 129 operaie che morirono bruciate a New York, quando il padrone diede fuoco alla propria fabbrica, dopo che le compagne si erano dichiarate in sciopero.

Per questo motivo, all’inizio di marzo, hanno avuto luogo eventi e manifestazioni in onore delle vittime di quella infausta giornata e contro l’oppressione che colpisce le donne.

Uno degli slogan cantati in una di quelle mobilitazioni era: “finirà, finirà, quell’abitudine di picchiare”, quel gravissimo flagello tornato alla ribalta dopo il caso Monzon (Carlos Monzon è un pugile argentino che la notte del 14 febbraio 1988, anno di pubblicazione di questo articolo, ha strangolato nel corso di una delle sue abituali aggressioni alle proprie partner, la modella uruguaiana Alicia Muniz, allora compagna di Monzon, n.d.t.). Crociata anti-maschio, quindi? Non credo che il problema debba, tuttavia, essere affrontato in questo modo. Dobbiamo sforzarci di interpretare la causa di quella violenza contro le donne (e contro i bambini!) che si verifica quotidianamente. La massima espressione della violenza è un crimine che appare agli albori stessi dell’umanità. Dando credito a ricercatori come Morgan, Engels e altri studiosi di comunità primitive, è possibile trovare molto presto le prime manifestazioni di violenza, a causa dell’ambiente naturale ostile in cui si sviluppò l’uomo primitivo.

Ma la violenza istituzionalizzata, e con essa la sottomissione delle donne, appare molto più tardi, quando la società si divide in classi. Engels afferma: “Il primo antagonismo di classe apparso nella storia coincide con l’antagonismo tra uomo e donna nella monogamia; e la prima oppressione di classe, con quella del sesso femminile da parte del maschio. La monogamia (matrimonio unico) nasce dall’accumulo di ricchezze in una mano, dalla necessità, [ricorda Engels] di trasferire quelle ricchezze ai figli di quell’uomo e a nessun altro” (“Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato“). Morgan dice: “Fu lo sviluppo della proprietà e il desiderio che venisse trasmessa ai propri figli a fare da forza trainante per l’introduzione della monogamia” (“Origine della civiltà“). Significa quindi che gli antagonismi tra uomini e donne hanno un’origine economica e non sono in alcun modo innati nella differenza tra i sessi. Per modificare questa situazione, devono essere modificate le condizioni sociali della vita umana. Se invece della proprietà privata, che consente l’accumulo di ricchezza in poche mani, con la conseguente disuguaglianza, socializziamo quella ricchezza, avremo eliminato uno dei principali fattori di oppressione. Questa è la prima questione.

In secondo luogo, gli atti di violenza che ci scuotono quotidianamente hanno le loro radici in un ordine sociale e politico che non potrebbe sopravvivere nemmeno per un momento senza l’aiuto della violenza stessa.

Lo Stato è prima di tutto un’organizzazione concentrata di violenza, che consente a una classe di sfruttare l’altra. I responsabili dei crimini più atroci contro gli oppressi arrivano dalle sue fila e dalle sue istituzioni; e anche i giudici che li assolvono. Questo è sufficiente per spiegare ai “Monzon” che con fama e denaro hanno praticamente l’impunità garantita. Se “l’Angelo della morte”, Alfredo Astiz, viene promosso e rilasciato dopo essere stato accusato degli omicidi di Azucena Villaflor, delle monache francesi e di Hagelin (Alfredo Astiz è un militare argentino, feroce aguzzino della dittatura militare di Videla, responsabile, tra i vari crimini, anche del sequestro delle tre fondatrici dell’associazione delle madri dei giovani desaparecidos, Madres de Plaza de Mayo, Azucena Villaflor, Esther Ballestrino, María Ponce, e della tortura e dell’assassinio delle monache francesi Alice Domon e Léonie Duquet e dell’adolescente Dagmar Hagelin, n.d.t.), Monzón rappresenta ancora un altro caso nel lungo rosario di crimini commessi sotto la protezione dello Stato borghese.

La liberazione della donna non può essere concepita a spese degli uomini, ma nella lotta comune per il rovesciamento della borghesia e la distruzione dello Stato borghese, come un passaggio necessario per l’abolizione degli antagonismi di classe e di tutti quelli derivanti da esso. La donna rivoluzionaria si ispira all’eredità storica di una Juana Azurduy, una Flora Tristán, una Rosa Luxemburg, le nostre Madri (de Plaza de Mayo ndt), e delle milioni di donne che hanno preso d’assalto i castelli di Versailles, i Palazzi d’Inverno e le caserme di un Batista o di un Somoza.

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