Può la democrazia parlamentare rimpiazzare i soviet?

(Febbraio del 1929)

Lev Trotsky

“Se il potere dei soviet è posto alla prova da difficoltà sempre maggiori, se la crisi al vertice del potere della dittatura sta divenendo sempre più acuta; se il pericolo di Bonapartismo non può essere escluso – non sarebbe meglio prendere la strada della democrazia?” Questa domanda viene posta in maniera netta o persiste tema implicito in un gran numero di articoli dedicati ai recenti eventi della Repubblica Sovietica.

Il mio obiettivo non è iniziare una discussione su cosa sia o non sia è meglio. Il mio scopo è distinguere ciò che è probabile, ciò che è, ciò che si evince dall’oggettiva logica degli eventi.

E sono giunto alla conclusione che ciò che è meno probabile, o più precisamente, ciò che è assolutamente da escludere è una transizione dai Soviet ad una democrazia parlamentare.

Varie riviste mi hanno gentilmente spiegato, con un linguaggio popolare, che la mia espulsione è stato il risultato della mancanza di democrazia in Russia e, conseguentemente, che non dovrei lamentarmi. Ma prima di tutto, io non devo lamentarmi con nessuno; e secondo, io ho già avuto occasione di essere espulso da diverse democrazie. Tali avversari dei soviet dovrebbero guardare all’attuale acuta crisi di direzione in USSR come l’inevitabile conseguenza del dominio di una dittatura, una dittatura per cui, ovviamente, mi assumo ogni responsabilità: è nella natura delle cose. In termini generali, tale osservazione è vera. Non sono minimamente preparato, sulla base del mio esilio, a scardinare il determinismo storico. Ma se la crisi di direzione è scaturita per caso dalla dittatura, anche la stessa dittatura non è scaturita per caso dalla breve democrazia che aveva rimpiazzato lo zarismo nel febbraio del 1917.

Se la dittatura è colpevole di repressione e di ogni altro male, allora perché la democrazia si è dimostrata talmente senza potere da non essere capace di salvare il paese dalla dittatura?

E dove sarebbero le prove che dimostrano che ora sarebbe in grado di mantenere a bada la dittatura, dopo aver preso il suo posto? Per esprimermi più chiaramente, devo espandere il riferimento geografico e almeno riportare alla mente certe tendenze dello sviluppo politico in Europa a partire dalla guerra [Prima Guerra Mondiale] che non fu’ solo un episodio ma bensì il sanguinoso prologo di una nuova era.

Quasi tutti i leader nella grande guerra sono ancora vivi. La maggior parte di loro affermò al tempo che sarebbe stata l’ultima guerra, che dopo quella sarebbe giunto il regno della pace e della democrazia. Alcuni di loro credevano pure a quel che predicavano.

Ma oggi nessuno di loro sarebbe così impudente da ripetere quelle parole. Perché? Perché la guerra ci ha condotti in un’epoca di grandi tensioni e grandi conflitti, con la prospettiva di guerre ancora più grandi.

In questo momento due locomotive stanno correndo velocemente l’una versa l’altra sulle rotaie del dominio globale. Non possiamo misurare la nostra epoca col metro del diciannovesimo secolo, che prevalentemente è stato il secolo della democrazia in espansione. Per vari aspetti il ventesimo secolo differirà dal diciannovesimo molto più di quanto la storia moderna differisca dal medioevo.

In un giornale viennese [il leader del partito socialista borghese francese, Edouard] Herriot ha recentemente elencato i casi di democrazia in ritirata di fronte alla dittatura. Dopo l’installazione del potere rivoluzionario in Russia e la sconfitta del movimento rivoluzionario in un certo numero di stati, abbiamo assistito allo stabilirsi di dittature fasciste in tutta l’Europa del sud e dell’ est. Come si può spiegare questa estinzione dell’ “altare dei fuochi” della democrazia? A volte si dice che in questi casi si tratta di stati arretrati o immaturi. Questa spiegazione è difficilmente applicabile all’Italia. Ma anche dove è vera, non spiega proprio niente. Nel diciannovesimo secolo si pensava fosse una legge storica che ogni nazione arretrata si sarebbe innalzato sulle scale della democrazia. Perché allora il ventesimo secolo precipita queste nazioni lungo la strada della dittatura? Pensiamo che la spiegazione emerga dai fatti stessi. Le istituzioni democratiche hanno dimostrato di non poter contrastare la pressione delle contrazioni del giorno d’oggi, siano esse internazionali o interne, o più frequentemente, entrambe. Questa è la verità, nel bene o nel male.

 

LA DEMOCRAZIA AGISCE COME UN INTERRUTTORE DI SICUREZZA

Per analogia con l’ingegneria elettrica, la democrazia può essere definita come un sistema di interruttori di sicurezza e pulsanti anti-cortocircuito di protezione dalle correnti sovracaricate dalle lotte nazionali o sociali. Non c’è mai stato un periodo di storia umana, neanche in tempi remoti, cosi sovraccarico di antagonismi come il nostro. Il sovraccarico delle linee avviene sempre più frequentemente in diversi punti della scacchiera del potere europea. Sotto l’impatto delle contraddizioni di classe e di quelle internazionali che sono caricate eccessivamente, gli interruttori di emergenza della democrazia bruciano o esplodono. Questo è ciò che sostanzialmente il corto circuito della dittatura rappresenta.

Allo stesso tempo, la forza delle contraddizioni tra ogni stato e su scala mondiale non sta diminuendo, bensì aumentando. Ci sono ben poche basi consolatorie sul fatto che il processo sia ancora alla periferia del mondo capitalista. La gotta può partire dal mignolo o dal pollice ma riuscirà a raggiungere il cuore, prima o poi. In ultima analisi, non importa quale è lo stato degli affari nei paesi dove il capitalismo è forte e la democrazia è duratura – ciò che abbiamo illustrato sinora, riteniamo, mette in luce a sufficienza la domanda posta nel titolo di questo articolo.

 

I SOVIET SONO I NUOVE RAPPORTI DI PROPRIETA’

Quando le persone contrappongono la democrazia ai soviet, quello che di solito hanno in mente è nient’altro che il sistema parlamentare. Si dimenticano dell’altra faccia della questione, la parte decisiva di essa, vale a dire il fatto che la rivoluzione di ottobre ha spianato la strada alla più grande rivoluzione democratica nella storia umana. La confisca delle proprietà terriere, l’eliminazione totale dei privilegi di classe e delle distinzioni nella società russa, la distruzione dell’apparato militare e burocratico zarista, l’introduzione dell’uguaglianza nazionale e dell’auto-determinazione nazionale – tutto questo era stato il lavoro democratico elementare che la rivoluzione di Febbraio si era a mala pena dedicata, prima di lasciarlo, quasi intatto, in eredità alla rivoluzione d’Ottobre. È stata precisamente la bancarotta della coalizione liberal-socialista, la sua incapacità a svolgere questo compito, che rese possibile la dittatura dei soviet, basata sull’alleanza dei lavoratori, contadini, e nazionalità oppresse. Le stesse e identiche cause che avevano prevenuto la nostra debole e storicamente tardiva democrazia impediranno pure in futuro ad essa di posizionarsi alla testa dello stato. Nel frattempo, i problemi e le difficoltà si sono fatti più grandi e la democrazia più debole.

Il sistema sovietico non è solo una forma di governo, ma può essere paragonata astrattamente alla forma parlamentare. Essa è soprattutto una nuova forma di rapporti di proprietà.

Quel che in fondo implica è la proprietà della terra, delle banche, delle miniere, delle industrie, delle ferrovie. Le masse dei lavoratori ricordano molto bene che l’aristocratico, il grande proprietario, l’ufficiale, l’usuraio, il capitalista e il “capo” erano parte della Russia zarista. Tra le masse esiste senza dubbio una grande, e legittima insoddisfazione per la situazione attuale dello stato sovietico. Ma le masse non vogliono il ritorno del proprietario, dell’ufficiale, o del capo. Nessuno dovrebbe metterebbe in secondo piano queste “quisquilie” intossicandosi di luoghi comuni sulla democrazia. Contro il ritorno del proprietario terriero, il popolo lotterà fino all’ultimo sangue.

Il grande Proprietario può ritornare al suo terreno dall’emigrazione solamente a cavallo di un cannone, e dovrebbe passare le proprie notti sul cannone stesso. È vero che il popolo si riconcilierebbe più velocemente dopo il ritorno del capitalista, dato che l’industria di stato ha finora fornito il popolo con prodotti industriali in termini molto meno favorevoli di quelli che offriva il mercante in passato. Questo, noteremo infine, è la radice di ogni difficoltà interna.

Ma i contadini ricordano che il proprietario terriero e il capitalista erano i gemelli siamesi del vecchio regime, che sono usciti di scena assieme, che durante la guerra civile hanno combattuto contro i soviet assieme, e che nei territori occupati dai [controrivoluzionari] bianchi, il proprietario di fabbrica si è ripreso la fabbrica, ed il possidente la terra. Il contadino comprende che il capitalista non tornerebbe da solo, ma bensì col proprietario terriero. Questo è il motivo per cui il contadino non rivuole nessuno dei due. E questa è un incredibile fonte di energia, seppure in termini negativi, per il regime sovietico.

Le cose devono essere chiamate col loro nome. Qua si tratta non dell’introduzione di qualche democrazia incorporea, ma del riportare la Russia sulla strada capitalista. Ma cosa sembrerebbe il capitalismo russo nella sua “seconda edizione”? Negli ultimi 15 anni la mappa del mondo è cambiata profondamente. Chi già era forte è diventato incommensurabilmente più forte, i deboli incomparabilmente più deboli. La lotta per il dominio del mondo ha assunto proporzioni titaniche. Le fasi di questa lotta si combattono sulle ossa delle nazioni deboli e arretrate. Una Russia capitalista non occuperebbe neanche una posizione di terzo livello rispetto a quella a cui la Russia zarista era predestinata dal corso della guerra mondiale. Il capitalismo russo sarebbe oggi un capitalismo dipendente, semicoloniale senza alcuna prospettiva. La Russia numero 2 occuperebbe un posto tra la Russia numero 1 e l’India.

Il sistema Sovietico con la sua industria nazionalizzata e il monopolio degli scambi esterni, nonostante tutte le sue contraddizioni e difficoltà, è un sistema protettivo dell’indipendenza economica e culturale del paese. Questo sarà compreso anche da vari democratici che erano attratti dal sistema sovietico non dal punto di vista del socialismo, ma da un patriottismo che aveva assorbito alcune delle lezioni elementari della storia. A questa categoria appartengono molte delle forze degli intellettuali tecnici natii, tra cui anche la nuova scuola di scrittori, che, notando il loro bisogno di un nome più appropriato, ho chiamato i “Compagni di strada”.

C’è un manipolo dottrinari impotenti che vorrebbe la democrazia senza capitalismo. Ma le forze sociali che sono ostili al regime sovietico vogliono il capitalismo senza democrazia. Questo pensiero è applicabile non solo ai proprietari terrieri espropriati ma persino ai contadini benestanti. In quanto questa frazione di contadini si è rivoltata contro la rivoluzione, ha sempre servito da supporto al bonapartismo.

 

POTERE SOVIETICO O BONAPARTISMO

 

Il potere sovietico è emerso come risultato di tremende contraddizioni sulla scena internazionale e interna. È inutile pensare che i meccanismi di sicurezza della democrazia di tipo liberale o socialista possano contrastare queste contraddizioni, che durante lo scorso quarto di secolo sono progressivamente cresciute fino alla loro massima tensione; o che potessero “regolare” la sete di vendetta e di restaurazione che ispira le passate classi dominanti. Questi elementi sono distesi in una lunga linea, coi mercanti e gli industriali aggrappati al kulak, il proprietario aggrappato al mercante, la monarchia che si attacca alle loro spalle, e i creditori stranieri che formano la retroguardia. E tutti questi elementi fanno a gara per ottenere il primo posto nello paese nell’eventualità della loro vittoria.

Napoleone aveva correttamente riassunto le dinamiche dell’epoca rivoluzionaria, dominata com’è dagli estremi, quando disse, “l’Europa sarà o Repubblicana o Cosacca”. Oggi uno potrebbe dire a maggior ragione “La Russia sarà Sovietica o Bonapartista.”

Quello che ho appena detto dovrebbe indicare che non voglio asserire l’esistenza di garanzie assolute della permanente stabilità del potere sovietico. Se l’opposizione avesse pensato questo, non ci sarebbe stato alcun senso nella lotta che stiamo conducendo contro i pericoli di bonapartismo. Sono ancor meno incline ad affermare che la solidità del sistema sovietico possa rimanere insensibile rispetto alle particolari politiche del governo sovietico attuale. L’amarezza della nostra lotta interna mostra molto bene quanto pericolose siano per il potere sovietico le politiche zigzaganti di Stalin. Ma l’esistenza stessa della nostra lotta testimonia anche che siamo molto lontani da quel cosiddetto “alone di pessimismo”. Procediamo con la convinzione che il sistema sovietico abbia grandi risorse e riserve interne. La linea dell’Opposizione non è proiettata verso il collasso del potere del Soviet ma verso il suo rafforzamento e sviluppo.  Le nostre conclusioni sono contenute all’interno di queste brevi proposizioni:

  1. Indipendentemente dalla sua missione socialista, il cui supporto risiede in primo luogo nella sezione più avanzata del proletariato industriale, il regime Sovietico ha radici storiche e sociali profonde nelle masse e costituisce un’assicurazione contro una ricostituzione e una garanzia di un indipendente, dunque non colonizzato sviluppo.
  2. La principale lotta storica contro l’unione Sovietica, e la principale lotta interna contro il dominio Comunista, è stata condotta, non nel nome della sostituzione di una dittatura con la democrazia, ma nel nome della sostituzione dell’attuale regime di transizione col dominio capitalista, che inevitabilmente sarebbe un dominio dipendente e semicoloniale.
  3. In tali circostanze, un passaggio sulla via del capitalismo non potrebbe essere ottenuto in altro modo che con una guerra civile prolungata e crudele, accompagnata da interventi aperti o mascherati dall’esterno.
  4. L’unica forma politica che un capovolgimento simile potrebbe assumere sarebbe una dittatura militare, una varietà contemporanea del bonapartismo. Ma una dittatura controrivoluzionaria avrebbe, incastonata nelle proprie radici, la potente fioritura di una nuova Rivoluzione d’Ottobre.

 

  1. Non solo la lotta dell’opposizione è mossa solamente e completamente su basi Sovietiche; ma è anche la continuazione diretta e lo sviluppo della linea base del bolscevismo. Lo stadio attuale della lotta non è decisivo, bensì, per così dire, congiunturale.
  2. L’ulteriore sviluppo del sistema Sovietico, e conseguentemente anche il destino dell’Opposizione, dipendono non solo da fattori di natura interna ma anche dalla grandissima estensione che caratterizza lo sviluppo dell’intera situazione mondiale. Che direzione prenderà questo sviluppo nel mondo capitalista?

Come faranno gli stati più forti, bisognosi di espansione, a muoversi nel mercato mondiale? Che forma prenderanno le relazioni reciproche tra i più grandi stati Europei negli anni a venire – e cosa incommensurabilmente più importante, quelli tra Europa e Stati Uniti, soprattutto la Gran Bretagna?

C’è una moltitudine di profeti che, senza pensarci molto, si dedicano alla questione del destino dell’Unione Sovietica ma rimangono silenziosi riguardo al destino dominante dell’Europa capitalista. Eppure queste due questioni, per quanto antagoniste, sono inestricabilmente legate l’una all’altra.

 

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