Gli Stati Uniti hanno un problema di sicurezza nazionale – e non è quello che pensi. Il conflitto internazionale non è la più grande minaccia per la vita degli americani.

di Rajan Menon

La seguente è la traduzione di un articolo pubblicato su” The Nation” il 16 luglio 2018, scritto da un professore, non marxista, della Columbia University che, sulla base di un’attenta analisi statistica, mostra la grave situazione sociale negli Stati Uniti. Sulla base dei dati contenuti in questo articolo, un economista della rivista economica Forbes ha scritto un editoriale sull’economia americana e sul pericolo di ribellioni popolari. Anche se non condividiamo le sue conclusioni, come l’indicazione che i livelli di povertà non sarebbero intrinseci al regime sociale capitalista, lo pubblichiamo perché può essere illustrativo per i lavoratori e l’avanguardia rivoluzionaria grazie alla forza dei suoi dati

L’establishment di Washington si è appropriato del concetto di sicurezza nazionale in modo così efficace che, per la maggior parte di noi, evoca automaticamente immagini di gruppi terroristici, cyberguerrieri, o “stati canaglia”. Per combattere tali nemici, gli Stati Uniti mantengono una costellazione di basi militari straniere senza precedenti nella storia e, dall’11 settembre, ha finanziato guerre in Afghanistan, Iraq, Siria, Libia e altrove che hanno inghiottito quasi 4,8 trilioni di dollari. Il bilancio del Pentagono per il 2018 ammonta già a 647 miliardi di dollari – quattro volte quello che spende la Cina, seconda nella classifica mondiale delle spese militari, e più della somma dei seguenti dodici paesi, sette dei quali sono alleati statunitensi. per ogni evenienza, Donald Trump ha aggiunto altri 200 miliardi di dollari alla spesa per la difesa prevista per il 2019.

Per bocca dei promotori della guerra, gli Stati Uniti non sono mai stati così insicuri. Non parliamo nemmeno di approfittare del denaro investito.

Per milioni di americani, tuttavia, la più grande minaccia alla loro sicurezza quotidiana non è il terrorismo o la Corea del Nord, l’Iran, la Russia o la Cina. È interna – ed economica. Questo è particolarmente vero per il 12,7% degli americani (43,1 milioni di essi) classificati secondo i criteri del governo come poveri: un reddito inferiore a 12.140 dollari per le famiglie di un membro, 16.460 dollari per una famiglia di due, e così via…. fino alla somma principesca di 42.380 dollari per una famiglia di otto persone.

Anche i risparmi non sono molto utili: un terzo degli americani non ha risparmi e un altro terzo ha meno di 1.000 dollari in banca. Non a caso, il numero di famiglie che lottano per coprire semplicemente il costo degli alimenti è aumentato dall’11% (36 milioni nel 2007) al 14% (48 milioni) nel 2014).

Lavoratori poveri

La disoccupazione può certamente contribuire alla povertà, ma milioni di americani sopportano la povertà mentre hanno un lavoro a tempo pieno e anche più di un lavoro. Gli ultimi dati dell’Ufficio di Statistica del Lavoro mostrano che ci sono 8,6 milioni di “lavoratori poveri”, definiti dal governo come persone che vivono sotto la soglia di povertà pur essendo impiegati per almeno 27 settimane all’anno. La loro insicurezza economica non è registrata dalla nostra società, in parte perché il lavoro e l’essere poveri non sembrano andare di pari passo nella mente di molti americani – e la disoccupazione è scesa ragionevolmente in maniera costante. Dopo aver sfiorato il 10% nel 2009, ora è solo il 4%.

Aiuti dal governo? La riforma del 1996 dei programmi di assistenza sociale, attuata da Bill Clinton in collaborazione con i membri del Congresso repubblicano, ha imposto limiti di tempo all’assistenza governativa, adeguando i criteri di ammissibilità. Pertanto, come dimostrano Kathryn Edin e Luke Shaefer nel loro inquietante libro $2.00 a Day: Living on Almost Nothing in America ($2.00 al giorno: Vivere di quasi nulla in Nordamerica), molti che hanno disperatamente bisogno di aiuto non si preoccupano nemmeno di fare domanda. E le cose peggioreranno nell’era di Trump. Il suo bilancio per il 2019 include ingenti tagli in un mucchio di programmi contro la povertà.

Chiunque cerchi una comprensione viscerale delle difficoltà incontrate dagli americani dovrebbe leggere il libro di Barbara Ehrenreich del 2001, Nickel and Dimed: On (Not) Getting By in America. È un resoconto convincente di ciò che Barbara ha imparato quando, fingendosi una “casalinga” senza alcuna qualifica, ha lavorato per due anni in vari lavori a basso salario, avendo solo il suo reddito per mantenersi. Il libro trabocca di storie di persone che hanno avuto un lavoro ma, per necessità, hanno dormito in alberghi malconci pagati settimanalmente, in rifugi per senzatetto, o anche in auto, sopravvivendo con snack dai distributori automatici per il pranzo, hot dog o pasta precotta per la cena, privandosi delle cure dentistiche di base e dei controlli medici. Coloro che riuscivano ad ottenere un alloggio permanente sceglievano rioni poveri a basso reddito vicino al lavoro perché la maggior parte del tempo non potevano permettersi un’auto. Per mantenere uno stile di vita così rachitico, molti avevano più di un lavoro.

Nonostante le chiacchiere dei politici su come i tempi siano cambiati in meglio, il libro di Ehrenreich continua ad essere un ritratto appropriato dei lavoratori poveri dell’America. Nell’ultimo decennio la percentuale di persone che spendono il salario solo per pagare i beni di prima necessità è aumentata dal 31% al 38%. Nel 2013, il 71% delle famiglie con bambini ha frequentato le mense di Feeding America – la più grande organizzazione privata che fornisce aiuto agli affamati – tra cui almeno una persona che aveva lavorato nell’anno precedente. E nelle grandi città degli Stati Uniti, soprattutto a causa del crescente divario tra affitti e salari, migliaia di lavoratori poveri sono senzatetto, dormono nei rifugi, per strada o nei loro veicoli, a volte insieme alle loro famiglie. A New York City, che non è un caso a parte quando si tratta di senzatetto tra i lavoratori poveri, tra le famiglie con bambini che utilizzano rifugi, almeno un adulto aveva un lavoro.

Salari da fame

I lavoratori poveri sono raggruppati in certe occupazioni. Si tratta di commessi, camerieri o cuochi di fast food, personale di custodia, lavoratori degli hotel e assistenti di bambini o anziani. Molti guadagnano meno di 10 dollari all’ora e non hanno alcun potere di pressione, sindacale o altro, per rivendicare aumenti salariali. Infatti, la percentuale di lavoratori sindacalizzati all’interno di questi posti di lavoro rimane a una cifra – e nel commercio e nel settore alimentare è inferiore al 4,5%. Ciò non sorprende affatto, dato che dal 1983 l’affiliazione nel settore privato è diminuita del 50%, arrivando a coprire solo il 6,7% della forza lavoro.

I datori di lavoro che pagano bassi salari preferiscono così – Walmart è lo standard in questo – e lavorano diligentemente per rendere sempre più difficile per i loro dipendenti l’accesso ai sindacati. Di conseguenza, raramente sono sotto pressione reale per aumentare i salari, che, corretti per l’inflazione, sono rimasti congelati o sono addirittura caduti dalla fine degli anni ’70. Quando il rapporto di lavoro è ” at-will”, i lavoratori possono essere licenziati o i termini del loro impiego possono essere modificati a piacimento dell’azienda e senza spiegazioni. Walmart ha annunciato quest’anno che aumenterà il suo valore orario a 11 dollari e questo è benvenuto. Ma non aveva nulla a che fare con la contrattazione collettiva; è stata una risposta al calo del tasso di disoccupazione, al flusso di denaro da un taglio fiscale di Trump alle grandi imprese (che ha beneficiato Walmart di 2 trilioni di dollari), un aumento del salario minimo in un certo numero di stati, e gli aumenti salariali del suo arci-concorrente, Target. È stato accompagnato anche dalla chiusura di 63 negozi all’ingrosso (Sam’s Clubs), che ha comportato il licenziamento di 10.000 lavoratori. In breve, l’equilibrio di potere favorisce quasi sempre il datore di lavoro, raramente il dipendente.

Di conseguenza, nonostante il fatto che gli Stati Uniti hanno un reddito pro capite di 59.500 dollari e siano tra i paesi più ricchi del mondo, il 12,7% degli americani (cioè 43,1 milioni di persone) è ufficialmente impoverito. E questo è considerato un dato complessivo significativamente al di sotto del reale. L’Ufficio del Censimento stabilisce la povertà media calcolando il bilancio alimentare annuale di una famiglia senza includere alcuna “stravaganza”, moltiplicandola per tre, aggiustandola in base alle dimensioni della famiglia e fissandola all’indice dei prezzi al consumo. Questo, secondo molti economisti, è un modo inadeguato di stimare la povertà. I prezzi dei prodotti alimentari non sono aumentati drasticamente negli ultimi 20 anni, ma il costo di altre necessità come l’assistenza medica (soprattutto se non si dispone di assicurazione sanitaria) e l’alloggio sono aumentati del 10,5% e 11,8% rispettivamente tra il 2013 e il 2017 rispetto all’aumento del 5,5% degli alimenti.

Se si includono le spese di alloggio e mediche nell’equazione, si ottiene la Misura Supplementare di Povertà (SPM in inglese), pubblicata dall’Ufficio del Censimento dal 2011. Ciò rivela che un gran numero di americani è povero: 14% o 45 milioni entro il 2016.

Dati tristi

Per avere un quadro più completo della (in)sicurezza americana, tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche sui dati rilevanti, a cominciare dai salari orari, che è il modo in cui più del 58% dei lavoratori adulti guadagnano il loro salario. La buona notizia: solo 1,8 milioni, il 2,3% di loro sopravvivono con o con meno del salario minimo. La notizia non così buona: un terzo di tutti i lavoratori guadagna meno di 12 dollari all’ora e il 42% guadagna meno di 15 dollari, ovvero 24.960 dollari e 31.200 dollari all’anno. Immaginate di far crescere una famiglia con un tale reddito, sommando il costo del cibo, dell’affitto, dell’assistenza all’infanzia, dei pagamenti per l’auto (poiché un’auto è di solito una necessità semplicemente per ottenere un lavoro in un paese con un sistema di trasporto pubblico inadeguato), e delle spese mediche.

Il problema dei lavoratori poveri non è solo il basso livello dei salari, ma anche il crescente divario tra i salari e l’aumento dei prezzi. Il governo ha aumentato il salario orario federale più di 20 volte da quando è stato fissato a 0,25 centesimi nel Fair Labor Standards Act del 1938. Tra il 2007 e il 2009 è salito a 7,25 dollari, ma nell’ultimo decennio quella somma ha perso quasi il 10% del potere d’acquisto a causa dell’inflazione, il che significa che, nel 2018, un lavoratore dovrà lavorare 41 giorni in più per guadagnare l’equivalente del salario minimo del 2009.

I lavoratori nel 20% più in basso sono quelli che hanno perso più terreno, i loro salari adeguati all’inflazione sono scesi quasi dell’1% tra il 1979 e il 2016, rispetto all’aumento del 24,7% del 20% più in alto. Ciò non può essere spiegato da una scarsa produttività poiché, tra il 1985 e il 2015, ha superato gli aumenti salariali, quasi sempre in modo sostanziale, in tutti i settori economici ad eccezione dell’industria mineraria.

Sì, gli stati possono imporre salari minimi più elevati e 29 di loro lo hanno fatto, ma 21 non lo hanno fatto, lasciando diversi lavoratori a basso salario che lottano per coprire i costi, in particolare di due questioni fondamentali: la salute e l’alloggio.

Anche quando si tratta di posti di lavoro che offrono una copertura sanitaria, i datori di lavoro hanno spostato sempre più spesso questo costo sui lavoratori attraverso sconti più elevati e spese vive, oltre a richiedere loro di coprire la maggior parte dei premi. La percentuale di lavoratori che hanno pagato almeno il 10% del loro reddito con tali costi – esclusi i premi – è raddoppiata tra il 2003 e il 2014.

Questo aiuta a spiegare perché, secondo l’Ufficio di Statistiche del Lavoro, solo l’11% del 10% dei lavoratori con il salario più basso ha aderito ai piani sanitari nel 2016 (rispetto al 72% del 10% più alto). Come disse una cameriera di ristorante che guadagna 2,13 dollari all’ora senza mance – e il cui marito guadagna 9 dollari all’ora da Walmart -, dopo aver pagato l’affitto, “o mettiamo il cibo sul tavolo o paghiamo l’assicurazione sanitaria.

L’Affordable Health Care Act, o ACA [legge per la Salute Accessibile, nota come Obamacare, N.d.T.], ha fornito sussidi per aiutare le persone a basso reddito a coprire il costo dei premi assicurativi, ma i lavoratori con assistenza sanitaria fornita dai loro datori di lavoro, non importa quanto bassi siano i loro salari, non sono stati coperti da questa legge. Ora, naturalmente, il presidente Trump, i parlamentari repubblicani e la Corte Suprema, in cui i giudici di destra saranno ancora più influenti, cercheranno di abbattere l’ACA.

È la casa, tuttavia, che prende il più grande morso fuori i salari dei lavoratori con i redditi più bassi. La maggior parte di loro sono inquilini. Per molte persone, possedere la propria casa è ancora un sogno irrealizzabile. Secondo uno studio di Harvard, tra il 2001 e il 2016, il numero di inquilini che guadagnano tra i 30.000 e i 50.000 dollari all’anno e che pagano più di un terzo del loro reddito ai proprietari (la soglia per qualificarsi come “impiccati dall’affitto”) è aumentato dal 37% al 50%. Per coloro che guadagnano solo 15.000 dollari, questa cifra sale all’83%.

In altre parole, in un America sempre più disuguale, il numero di lavoratori a basso reddito che lottano per pagare l’affitto è salito alle stelle. Come dimostra l’analisi di Harvard, questo è in parte perché il numero di inquilini ricchi (con un reddito di 100.000 dollari o più) è salito, città dopo città; sono loro che stimolano la domanda e la costruzione di nuove unità in affitto. Di conseguenza, tra il 2001 e il 2016 la quota di costruzione di unità di lusso in affitto è passata da un terzo a quasi due terzi del totale delle unità abitative. Non sorprende che il numero di nuove unità in affitto a basso costo sia sceso da due quinti a un quinto del totale e, con l’aumento della pressione sugli inquilini, anche gli affitti di quelle unità modeste. Inoltre, in luoghi come New York, dove la domanda dei ricchi modella il mercato immobiliare, i proprietari hanno trovato il modo – a volte nel rispetto della legge, a volte no – di sbarazzarsi degli inquilini a basso reddito.

Gli alloggi pubblici e i “buoni per la casa” dovrebbero rendere gli alloggi più accessibili alle famiglie a basso reddito, ma l’offerta di alloggi pubblici non ha nemmeno lontanamente soddisfatto la domanda.

Di conseguenza, le liste d’attesa sono lunghe e le persone bisognose languono per anni prima di avere una possibilità – se mai ne hanno una. Solo un quarto di coloro che hanno diritto a questo aiuto lo ricevono. In relazione ai “buoni”, intanto, è difficile ottenerli a causa dell’enorme differenza tra il finanziamento ricevuto dal programma e la domanda di questo aiuto. E poi ci sono altre sfide: trovare proprietari che accettino “bonus” o affitti che siano ragionevolmente vicini al posto di lavoro e non in quartieri cosiddetti “svantaggiati” (un eufemismo per le aree ad alta disoccupazione e povertà).

In conclusione, più del 75% degli inquilini “a basso rischio” (quelli per i quali il costo dell’affitto supera il 30% o più del loro reddito) non ricevono assistenza pubblica. Il vero “rischio” per loro è quello di diventare senzatetto, il che significa andare nei rifugi o da familiari ed amici disposti ad accoglierli. Il presidente Trump ha proposto tagli di bilancio che renderanno la vita ancora più difficile per i lavoratori a basso reddito in cerca di alloggi a prezzi accessibili. La sua proposta di bilancio per il 2019 destina 6,8 miliardi di dollari (14,2%) alle risorse del Dipartimento per l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano (HUD), eliminando, tra l’altro, i “buoni per la casa” e l’assistenza delle famiglie a basso reddito con difficoltà a pagare le bollette del riscaldamento. Il presidente cerca anche di tagliare del 50% i fondi per sostenere gli alloggi pubblici. A questo si aggiunge il suo disegno di legge per “riformare” il sistema fiscale a beneficio dei ricchi, che praticamente garantisce la produzione di deficit che senza dubbio aprirà le porte a ulteriori tagli in futuro. In altre parole, in quelli che stanno diventando gli Stati Uniti della Disuguaglianza, le frasi “lavoratori a basso reddito” e “alloggi a prezzi accessibili” non vanno più insieme.

Niente di tutto questo sembra aver dato fastidio al Segretario all’edilizia abitativa Ben Carson che ha ordinato felicemente un mobilio della sala da pranzo da 31.000 dollari a spese delle tasse dei contribuenti, anche quando ha visitato le nuove unità abitative pubbliche per assicurarsi che non fossero troppo comode (per non lasciare che i poveri si stabiliscano troppo a lungo). Carson ha dichiarato che è giunto il momento di smettere di credere che i problemi di questa società possono essere risolti semplicemente gettando un po’ di soldi extra dal governo – a meno che, a quanto pare, gli accessori da pranzo di un super burocrate non siano abbastanza buoni.

Il denaro parla

I livelli di povertà e disuguaglianza economica che si incontrano negli Stati Uniti non sono intrinseci al capitalismo o alla globalizzazione. La maggior parte delle altre ricche economie di mercato all’interno dei 36 che compongono l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) hanno fatto molto meglio degli Stati Uniti nel ridurre questi livelli senza sacrificare l’innovazione o creare economie guidate dallo Stato.

Prendiamo il divario di povertà, che l’OCSE definisce come la differenza tra la soglia di povertà ufficiale di un paese e il reddito medio che scende al di sotto di essa. Gli Stati Uniti hanno il più ampio divario di povertà tra i paesi ricchi, solo l’Italia sta facendo di peggio.

Povertà infantile? Nella classifica del World Economic Forum tra 41 paesi – dal migliore al peggiore – gli Stati Uniti si collocano al 35° posto. La povertà infantile è diminuita negli Stati Uniti dal 2010, ma un rapporto della Columbia University stima che il 19% dei bambini americani (13,7 milioni) viveva comunque in famiglie con redditi inferiori alla soglia ufficiale di povertà nel 2016. Se si aggiunge il numero di bambini provenienti da famiglie a basso reddito, il numero sale al 41%.

In termini di mortalità infantile, secondo i Centri governativo per il controllo delle malattie, gli Stati Uniti, con 6,1 morti per 1.000 nascite, hanno il peggior record tra i paesi ricchi. (Finlandia e Giappone sono i migliori, con 2,3)

E quando si tratta di distribuzione della ricchezza, tra i paesi dell’OCSE, solo Turchia, Cile e Messico si trovano in condizioni peggiori degli Stati Uniti.

È tempo di ripensare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti con il suo bilancio annuale di 1 trilione di dollari. Per decine di milioni di americani, la fonte di profonda insicurezza quotidiana non è la lista dei nemici stranieri, ma un sistema di disuguaglianza sempre più radicato e crescente che mette la politica contro gli americani meno abbienti. Non hanno abbastanza denaro per assumere i grandi lobbisti. Non possono inviare generosi assegni ai candidati o fondare comitati d’azione politica. Non hanno modo di manipolare le infinite reti di influenza utilizzate dall’élite per plasmare il sistema fiscale e le politiche di spesa. Sono contro un sistema in cui il denaro parla davvero – e questa è la voce che non hanno. Benvenuti negli Stati Uniti della Disuguaglianza.

*Rajan Menon è professore di relazioni internazionali alla Powell School, City College di New York, e ricercatore al Columbia University’s Institute of War and Peace Studies. È autore, tra gli altri, del Concetto di Intervento Umanitario.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...