Abbattere il capitalismo per una reale emancipazione delle donne

Ancora nel 2018, in tutto il mondo, le donne continuano ad essere al centro della cronaca nera. Abusi, violenze, stupri e uccisioni sono all’ordine del giorno. La promulgazioni di leggi ad hoc si rivela puntualmente inefficace nello sconfiggere questa piaga. Questo perché si pretende di eliminare il problema con misure a posteriori, senza intervenire sulle radici del fenomeno. L’oppressione delle donne è multiforme e millenaria. Si tenta di giustificare la condizione di subalternità femminile affermando una presunta superiorità dell’uomo, usando il maschilismo come arma ideologica per la discriminazione e la degradazione della donna. Il capitalismo ha assorbito e dissolto alla perfezione il patriarcato al suo interno: sfrutta le donne per la riproduzione della classe lavoratrice, le usa come manodopera a basso costo e di riserva nella produzione di beni e servizi, limita la possibilità di autodeterminarsi in base alla disponibilità economica.
Assistiamo all’attacco frontale ai diritti conquistati dalle donne nei decenni passati. In tutto il mondo, Argentina, Polonia, Spagna viene contrastato il diritto all’aborto: in Italia nonostante non ci sia un tentativo legislativo per vietare l’aborto, l’azione lobbistica della Chiesa produce sempre più risultati grazie alla pressione verso i medici, per farli diventare obbiettori di coscienza. I nostri governi si vantano di produrre leggi contro le disparità di genere nel mondo del lavoro, ma gli stipendi delle donne sono ancora mediamente molto più bassi di quelli degli uomini e le donne vengono assunte con maggiore reticenza a causa degli oneri (che in realtà altro non sono che “diritti”) per l’azienda (permessi, maternità…). La compressione della spesa sociale e lo smantellamento del welfare, che serve ai governi per racimolare risorse da dare alle banche e le imprese per salvarle dalla propria bancarotta, implica un peggioramento delle condizioni di vita delle donne, non solo per quanto riguarda le loro condizioni di lavoro, ma soprattutto perché la distruzione del welfare state rende più pesante il lavoro di cura.
Il sistema economico condiziona le nostre scelte, non permette alle donne di autodeterminarsi, opprime non solo il genere femminile ma anche tutte le altre tendenze sessuali (gay, lesbiche, trans, etc.) mette gli sfruttati gli uni contro gli altri: uomini contro le donne, italiani contro immigrati, poveri contro poveri. Dobbiamo difendere i diritti conquistati e lottare per ottenere tutti quelli che non abbiamo ancora ottenuto, ma dobbiamo lottare anche per una società che sia priva di disuguaglianze economiche, che permetta di effettuare scelte libere dal vincolo delle proprie possibilità economiche. Rivendichiamo misure di difesa della donna da parte dello stato, con il controllo però delle stesse donne sulla loro esecuzione, tramite l’organizzazione indipendente delle donne; e soprattutto rivendichiamo la lotta teorica e pratica contro la violenza sulle donne nel seno della stessa classe operaia. È necessario un programma che rivendichi la centralità della classe lavoratrice e che punti all’organizzazione delle donne, rivendicando la necessità dell’azione diretta, degli scioperi e della lotta radicale in difesa dei propri diritti ed interessi.

DOBBIAMO LOTTARE PER LIBERARE LA DONNA DALL’OPPRESSIONE DI QUESTA SOCIETÀ
DOBBIAMO LOTTARE CONTRO IL CAPITALISMO, PORTARE AVANTI UNA LOTTA DI CLASSE!

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