La crisi argentina nel contesto latinoamericano – Jorge Altamira parla a Roma

Vi aspettiamo mercoledì 6 Febbraio a Roma per la conferenza di Jorge Altamira del Partido Obrero e del Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale (CRFI).

Si discuterà della #crisi e del suo impatto in #Argentina e in tutto il#sudamerica.

La crisi capitalistica globale si è cristallizzata in America Latina con una destabilizzazione economica generale. La base ultima degli sconvolgimenti sociali e politici dell’America Latina, che non distinguono tra i Macri e i Maduro, è la bancarotta capitalista internazionale. Il lavoro delle contraddizioni capitaliste è più potente degli schemi politici concepiti per contenere crisi politiche che hanno assunto una portata universale.

L’America Latina si caratterizza, nella fase attuale, in particolar modo per l’esaurimento di quelle esperienze “nazionaliste” e “popolari” che, sorte come conseguenza della crisi globale, negli sconvolgimenti precedenti lo scoppio del 2008, si distinsero per essere un’operazione di salvataggio del capitale e sono state affossate, una dopo l’altra, dalla stessa crisi globale. Il collasso delle esperienze “nazionali e popolari” ha creato una situazione particolare: l’emergere di governi di destra, alcuni attraverso elezioni, altri attraverso colpi di stato “parlamentari”, e soprattutto l’ascesa di Bolsonaro in Brasile. Nel quadro di queste esperienze si sono sviluppate lotte a carattere di massa, sebbene in Argentina e in Brasile Macri e Temer siano riusciti a far passare riforme strategiche antioperaie con la collaborazione del peronismo e del PT. L’elezione a presidente del Brasile di Bolsonaro è la cartina di tornasole del fallimento delle “sinistre populiste”.

Da un punto di vista funzionale, in Argentina Macri ha anticipato i suoi partner brasiliani per liberarsi del precedente governo “populista”, che si trovava in uno stato di avanzata rovina, attraverso metodi “elettorali”. Il macrismo è oggi, però, avvolto in una crisi finanziaria, che ha portato ad una crisi industriale e, su un altro livello, ad una crisi politica. Ha affrontato mobilitazioni, alcune delle quali vigorose, e scioperi generali, in uno scenario ancora dominato dalla politica di contenimento della burocrazia sindacale e dalla coalizione che si è costituita col peronismo. Questa diga di contenimento è direttamente responsabile dell’avanzamento delle politiche offensive contro le masse, nonostante la crisi generale che ha posto il governo in un quadro di debolezza. I padroni argentini reclamano l’attuazione di un’agenda antioperaia più ambiziosa, a partire dai progetti di riforma del lavoro. Sulla capacità del governo di realizzare questa offensiva si gioca il destino del macrismo. L’imperialismo, per ora, è ancora allineato con il governo e il salvataggio da parte del FMI fa parte di questa politica.

Le combinazioni di lotte politiche e crisi sono presenti con diverse gradazioni in tutti i paesi dell’America Latina e dei Caraibi – Perù, Nicaragua, Costa Rica, El Salvador, Honduras, Colombia, Bolivia, Cile.

In relazione al Venezuela è fondamentale ricordare che il governo Maduro non è un governo operaio o socialista ma un governo dell’esercito e di un settore dell’oligarchia (la “boliburguesía”), impegnato in un compromesso col capitale finanziario, come dimostrato, tra le tante cose, dalla questione delle riserve petrolifere e la vendita all’asta al capitale internazionale. Il golpe della destra liberale venezuelana, supportata dall’imperialismo nordamericano, ripropone un paradosso: un’opposizione che vuole privatizzare l’industria del petrolio a vantaggio del capitale americano ed eliminare ogni misura di assistenza sociale (istruzione e sanità pubbliche comprese) cerca di conquistare la simpatia del popolo venezuelano invocando la lotta contro “un regime autoritario e corrotto, che affama il popolo venezuelano”. E confida nell’intervento imperialista di Trump e dei suoi fantocci sudamericani: Bolsonaro, Macri e il presidente colombiano Marquez. Che danno un’altra dimostrazione di ipocrisia quando intervengono in Venezuela per difendere i diritti che calpestano ogni giorno nei loro Paesi: Trump vuole imporre un regime bonapartista negli Stati Uniti; Bolsonaro invoca la dittatura militare; Macri è al governo grazie al sostegno della borghesia argentina che è nel suo insieme sotto processo per scandali di corruzione. Il vero dramma però consiste nel fallimento del chavismo, una corrente che prometteva l’indipendenza dall’imperialismo ed un’epoca di grande progresso sociale per il Venezuela (e in generale per il Sud-America) e che invece ha solo portato alla bancarotta il popolo venezuelano. Un vero governo socialista, un governo dei lavoratori, avrebbe espropriato la borghesia tutta (venezuelana ed imperialista), annullato il debito estero usuraio (che il chavismo ha pagato rigorosamente agli Stati Uniti e alla Cina, anche nell’ultimo periodo in cui il popolo venezuelano era alla fame), ed utilizzato le risorse del Paese per avviare un processo di industrializzazione del Venezuela e di indipendenza dai destini del petrolio, e del suo prezzo per barile. Detto questo, è centrale per la sinistra venezuelana combattere il colpo di stato in Venezuela, estirpare alla radice il processo di guerra civile che promuove la destra e difendere il governo di Maduro contro l’imperialismo di Trump. Ma l’unico modo per fare questo è costruire un’alternativa socialista e operaia ad un governo della piccola borghesia venezuelana. A partire quindi dalla nostra opposizione al tentativo di colpo di Stato in atto e a qualsiasi tipo di ingerenza imperialista, segnaliamo la minaccia del blocco economico e dell’intervento militare, il quale, nel caso, potrà essere sconfitto solo attraverso la mobilitazione della classe operaia, indipendente dal chavismo.

L’America Latina, che resta un vulcano, è il “cortile di casa” dell’imperialismo USA, il quale non ha la necessità di “disintegrare” l’America Latina poiché essa è già divisa in decine di Stati. Sin dal ciclo rivoluzionario del 1810-1820 l’imperialismo yankee ha messo il bastone tra le ruote a qualunque processo di integrazione tra i Paesi latinoamericani, presupposto fondamentale di un loro sviluppo indipendente dal Nord-America. Il gigantismo della produzione industriale e della distribuzione del XXI° secolo ripropongono con vigore la parola d’ordine degli Stati Uniti Socialisti dell’America Latina!

6 Febbraio ore 18.30, l’Università Popolare “Antonio Gramsci”, via Goito 35/b, 00185 Roma.

https://www.facebook.com/events/772460943123383/

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