La terra della Rivoluzione d’Ottobre: un paese di donne in cammino verso l’emancipazione. Quinta parte: forza lavoro e politica

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Quinta parte dell’articolo della compagna Armağan Tulunay pubblicato su World Revolution no.1

Partecipazione alla forza lavoro

Le scelte politiche della Rivoluzione d’Ottobre e dei suoi leader, in particolare di Lenin, partivano dall’idea che, per aprire un varco alla salvezza delle donne, fosse necessario debellare alcuni importanti fattori di esclusione. In particolare, l’analfabetismo impediva alle donne di prendere parte alla produzione sociale. Pertanto, i provvedimenti emessi immediatamente dopo la Rivoluzione furono finalizzati a stabilire la parità tra uomini e donne, in contrasto con le leggi della Russia pre-rivoluzionaria che limitavano alle donne di partecipare alla forza lavoro.

Ovviamente, il provvedimento principale riguardava l’eguale diritto al lavoro e la parità di retribuzione per la medesima attività produttiva. Nel 1914 la paga giornaliera delle donne era del solo il 44% rispetto a quella degli uomini. Con la Rivoluzione d’Ottobre la discriminazione salariale in base al sesso fu abolita e proibita. Nonostante la parità retributiva fosse prevista dalla legge e non si applicassero differenti remunerazioni per uno stesso lavoro, all’inizio del 1918 il salario medio delle donne era solo pari alla sola metà di quello degli uomini. Tuttavia, ciò non era dovuto al fatto che il principio della “parità di salario per uno stesso lavoro” non fosse stato applicato; si verificava perché le donne svolgevano dei lavori meno qualificati, in settori che richiedevano meno formazione e perché i salari in questi settori erano inferiori rispetto agli altri.

Si può affermare che la distinzione in campo produttivo tra lavori svolti dagli uomini e quelli svolti dalle donne sia continuata nel giovane Stato operaio? Sì. Ciò si è verificato perché lo Stato operaio era sessista? No. I bolscevichi hanno cercato di attirare le donne, che erano per lo più analfabete e non avevano ricevuto una formazione professionale, nella produzione sociale e, di conseguenza, sono state impiegate in campi in cui potevano fare il lavoro loro meglio conosciuto (e il tipo di lavoro che sapevano compiere era determinato dalla secolare divisione sessista del lavoro nella società…). In altre parole, poiché le donne subito dopo la Rivoluzione non avevano la formazione per svolgere mansioni che richiedevano manodopera qualificata, la divisione tra il lavoro delle donne e il lavoro degli uomini fu una necessità materiale. Ad ogni modo, nell’ambito delle decisioni prese dagli organi sovietici si ripeteva spesso che questa situazione doveva essere superata nella costruzione della nuova società, e soprattutto, si portava avanti una lotta cosciente e organizzata per rendere più qualificato il lavoro femminile. Solo quattro giorni dopo la Rivoluzione d’Ottobre, il 29 ottobre 1917, la decisione di vietare l’impiego di donne in più di 50 posti di lavoro che minacciavano la loro salute può essere considerata una delle ragioni alla base dell’esistenza di questa distinzione. Tuttavia, tale divieto fu abolito nel periodo successivo quando la maggiore meccanizzazione, la riduzione della forza fisica necessaria e la creazione di condizioni igieniche adatte alla salute delle donne lo permisero. L’Unione Sovietica diventò il paese in cui la forza lavoro femminile fu maggiormente impiegata in mansioni che sono comunemente visti come “maschili”. I numeri del settore minerario, dove ancora oggi vi lavorano quasi solo uomini, sono sorprendenti, specialmente se confrontati con quelli dei vari paesi occidentali negli stessi anni:

 “Le donne svolgono un ruolo decisamente trascurabile nell’industria mineraria capitalista. La percentuale di donne rispetto al numero totale degli impiegati nel settore minerario è, per la Francia, del 2,7% (1931); per l’Italia, 1,8% (1931); per la Germania, 1% (1932); per gli USA, 0,6% (1930); e in Gran Bretagna, 0,6%. Nell’URSS le donne in questo rappresentano il 27,9% dei lavoratori nel settore minerario.[1]

Per rendere più qualificato il lavoro femminile, si svolgevano nelle fabbriche attività di formazione di base e a carattere professionale, mentre, allo stesso tempo, si sosteneva l’istruzione superiore femminile. Nel corso del decennio successivo alla rivoluzione, le donne erano impegnate nella formazione di quasi un terzo degli studenti universitari. Anche se prima della rivoluzione era quasi impossibile trovare un ingegnere o un tecnico donna, e nel 1899 solo 3 degli 848 ingegneri di Pietroburgo erano donne, secondo il censimento del 1939, 24.000 dei 76.000 ingegneri del paese erano di sesso femminile. Più di 1 milione di donne lavoravano in campo medico e, tra queste, 126.000 erano medici. Eppure, prima della rivoluzione c’erano solo 2.000 dottoresse in Russia.

In Russia, prima della rivoluzione, uno dei maggiori ostacoli alla partecipazione delle donne alla forza lavoro era costituito dalla gravidanza e dal parto. Come accennato in precedenza, dovevano continuare a lavorare nascondendo le loro gravidanze, venivano cacciate quando venivano scoperte o dovevano continuare a lavorare quasi fino al momento della nascita. Questa situazione ha causato la morte sia di donne che di bambini durante il parto. Dal momento che le donne ricominciavano a lavorare subito dopo aver partorito, non potevano ricevere cure sufficienti e a volte le morti infantili si verificavano a causa della fame. Uno dei primi provvedimenti legislativi dopo la rivoluzione riguardava proprio questa problematica. Fu vietato che le donne incinte fossero impiegate in lavori faticosi, che fossero cacciate dal lavoro e trasferite verso altri posti di lavoro senza il loro consenso. Alle donne fu accordato un congedo obbligatorio di 16 settimane per la gravidanza, il parto e la maternità. Nel caso di alcuni particolari lavori o gravidanze gemellari, questo periodo poteva essere esteso. Durante questo congedo, era obbligatorio pagare le donne a prezzo pieno. Pertanto, vi era l’intenzione che il diritto al congedo non restasse solo su carta e che vi fosse da parte delle donne la necessità di lavorare per motivi economici. Le donne che ricominciavano a lavorare dopo il congedo di maternità e continuavano ad allattare al seno avevano diritto ad una pausa per l’allattamento al seno ogni 3,5 ore, fatta eccezione per le ore di lavoro con non meno di mezz’ora ciascuna. Le madri e i bambini avevano diritto a ricevere assistenza sanitaria gratuita negli ospedali e nelle cliniche, e qualora non vi fosse stato posto per il bambino malato, il medico avrebbe dato alla madre un congedo retribuito durante la malattia del bambino. I provvedimenti legislativi a favore delle donne che furono lanciati immediatamente dopo la rivoluzione e negli anni successivi furono sistematizzati nel Codice del Lavoro, approvato nel 1922. Tale codice racchiudeva al suo interno il livello massimo di acquisizione di diritti raggiunto dalle donne in tutto il mondo.

Partecipazione alla vita politica

La Rivoluzione d’Ottobre è stata la prima al mondo in termini di partecipazione femminile alla vita politica.

Molte fonti raccontano che dopo la rivoluzione le donne ricevettero uguali diritti in merito alla possibilità di eleggere, aggiungendo che all’epoca questi diritti esistevano solo in Norvegia e in Danimarca. Tuttavia, in quei due paesi il diritto di voto divenne oggetto di discussione in seguito alla crescita in tutto il mondo del movimento delle Suffragette. In Norvegia nel 1913 e in Danimarca nel 1915, le donne avevano ricevuto il solo diritto di voto. Per la prima volta nel mondo, le donne in Russia avevano diritto sia di votare e che di candidarsi alle elezioni come gli uomini.

Inoltre, questo diritto era stato ottenuto nell’ambito degli eventi di luglio, dopo la rivoluzione di febbraio e alla vigilia della Rivoluzione d’Ottobre. E dopo la rivoluzione, anche il giovane Stato operaio si impegnato molto affinché tale diritto fosse reale e non rimanesse sulla carta.

Il 21 febbraio 1920, in un articolo pubblicato sul giornale Pravda con il titolo “Le lavoratrici“, Lenin dichiarò:

Laddove non ci sono proprietari, capitalisti e mercanti, dove il governo dei lavoratori è intento a costruire una vita nuova priva di tali sfruttatori, esiste sul piano legale l’uguaglianza tra uomini e donne. Ma non è abbastanza! L’uguaglianza sul piano legislativo è cosa ben diversa dall’uguaglianza nella vita reale. Vogliamo che le lavoratrici raggiungano l’uguaglianza con gli uomini lavoratori non solo nella legge, ma anche nella vita vera. Per questo, è essenziale che le lavoratrici prendano sempre più parte all’amministrazione delle imprese pubbliche e dello stato.

Una volta impiegate nell’amministrazione, le donne impareranno presto e raggiungeranno gli uomini! Dunque, eleggere più donne lavoratrici, sia comuniste che non, al soviet. Se è semplicemente una lavoratrice onesta capace di gestire il lavoro in modo sensato e coscienzioso, non fa differenza se non fa parte del Partito: la si elegga al Soviet di Mosca! Che ci siano più lavoratrici nel Soviet di Mosca! Che il proletariato di Mosca dimostri che è pronto a fare e che sta facendo di tutto per la lotta fino alla vittoria, per la lotta contro la vecchia disuguaglianza, contro la vecchia, borghese, umiliazione delle donne! Il proletariato non può raggiungere la completa libertà, a meno che non ottenga completa libertà per le donne!

Stavano chiamando le donne, che erano la metà della società ma che erano state ignorate per secoli, a unirsi all’amministrazione del paese. Stavano anche lottando contro l’oppressione delle tradizioni educative e contro i pregiudizi del passato. Naturalmente i bolscevichi erano consapevoli che questo era un compito difficile, ma anche che era un compito irrinunciabile. Questa prospettiva la si può vedere nella sua forma più sorprendente nell’articolo di Lenin: “I bolscevichi saranno in grado di mantenere il potere?“: “Non siamo degli utopisti. Sappiamo che un operaio non qualificato o un cuoco non possono immediatamente svolgere il lavoro di amministrazione statale… Tuttavia, pretendiamo che si insegni immediatamente a tutti i cuochi come gestire lo stato.”

Questi sforzi dei bolscevichi sul piano della propaganda e dell’agitazione erano affiancati da gruppi educativi stabiliti nelle fabbriche e nei villaggi. Tale lavoro a carattere sistematico ha iniziato a dare i suoi frutti fin dai primi anni della rivoluzione. Migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia di donne si univano ai ranghi della rivoluzione. Gli incontri dei delegati venivano usati come uno strumento importante per lavorare affinché le donne che non erano mai state coinvolte in politica si unissero ai soviet e al partito. Il sistema degli incontri dei delegati funzionava in questo modo: in ogni fabbrica, in ogni quartiere, in ogni villaggio, tutte le donne erano invitate a un incontro, in media un delegato ogni 40-50 donne veniva selezionato per la discussione a livello centrale delle questioni discusse nell’ambito di questi incontri; tali delegati prendevano parte alle riunioni dei delegati distrettuali. Una volta selezionate, le donne divenivano delegate per periodi che andavano da 3 a 6 mesi venivano inviate alle scuole politiche. Nel 1922, vi era una delegata ogni 10 donne in modo tale che un numero sempre maggiore di donne potesse essere incluso in questo sistema. Nel 1925, la proposta organizzativa presentata al 14° Congresso del partito mostra quanto fosser imponenti le riunioni dei delegati:

La caratteristica principale del periodo corrente è – come in tutti gli altri campi dell’amministrazione – lo sviluppo massiccio delle riunioni dei delegati. Notiamo che di recente il numero di votanti donne elettrici di delegate donne è cresciuto sia nella città e che nei villaggi. La percentuale di donne votanti nelle città è aumentata del 30%, per un totale di 1.600.000 elettrici. Al contempo, il numero di votanti donne nei villaggi è aumentato del 70%, per un totale di 7.000.000… Notevoli progressi sono stati fatti nella partecipazione delle donne nei Soviet, nei comitati esecutivi e nei congressi. La percentuale di donne nei soviet dei villaggi è aumentata dal 2% al 9 % e dallo 0,6% al 7% nei comitati esecutivi provinciali. Si registra anche un aumento del numero di donne nei sindacati, anche se si tratta di un processo a rilento. Nelle commissioni sindacali aziendali si è passati dal 14% al 16,5%, ma una crescita maggiore ha riguardato i comitati centrali dei sindacati, dal 4% al 15%.

Vladimir Majakovskij dice che le donne stanno diventando una parte sempre più consistente della vita politica, come dimostrato dai numeri presentati al congresso:

Dai torni

Dagli aratri

Centinaia di migliaia di donne magre

Con sciarpe rosse

Imparano a organizzare

E ad amministrare

I cambiamenti in atto sono ravvisabili anche nell’aumento della percentuale di donne nel partito.

Anno Percentuale di donne rispetto al totale degli iscritti
1898 15% I Congresso (POSDR)
1918 7,8% VII Congresso (PCR/B)
1924 9% XIII Congresso (PCUS)
1925 10,3% XIV Congresso (PCUS)
1927 13% XV Congresso (PCUS)

Il fatto che al I Congresso la percentuale di iscritte fosse quasi il doppio di quella del 1918 non può non saltare all’occhio. La ragione di ciò risiede nel fatto che al momento della sua costituzione, il partito era formato per lo più da intellettuali e non poteva ancora avere intercettare i lavoratori. Nel corso della rivoluzione, e subito dopo, il partito crebbe tra gli operai, e poiché gli uomini tendevano a partecipare in numeri maggiori, nel 1918 la percentuale di donne era quasi la metà di quella del primo congresso, ma in seguito il partito conquistò sempre più donne.

Chiudiamo questo paragrafo occupandoci di un ultimo aspetto. Sebbene il partito si sia impegnato a fondo coinvolgere le donne in politica sia prima che dopo la rivoluzione di ottobre, non si può dire che tutti i militanti del partito e i rappresentanti sovietici abbiano profuso eguali energie in questo senso. Capitava che gli stessi membri del partito facessero grandi discorsi a proposito dell’emancipazione delle donne, ma in realtà cercavano di impedire alle loro mogli di partecipare alle attività di partito e talvolta glielo vietavano proprio. Le parole di una donna che affronta una situazione simile sono sorprendenti nel riassumere questa situazione:

Poiché aveva paura che diventassi una persona reale – tutto quello di cui aveva bisogno era una cuoca e una casalinga – proprio lui che mi vietava di partecipare alle riunioni dove lui era solito parlare della funzione della donna in fragoroso osserva e spinge le donne ad assumere compiti più efficaci.”

I leader del partito hanno affrontato la questione in maniera assennata nel partito e nei soviet e hanno lottato affinché gli uomini abbandonassero i pregiudizi del passato, per porre fine all’oppressione delle donne, per cambiare la condizione delle donne nell’ambito della famiglia. Nel suo articolo del 13 luglio 1923 “Dalla vecchia famiglia alla nuova“, Trotsky disse:

Istituire l’uguaglianza politica tra uomini e donne nello stato sovietico era un problema, il più semplice… raggiungere l’effettiva uguaglianza tra uomo e donna all’interno della famiglia è un problema infinitamente più arduo. Bisogna rivoluzionare tutte le nostre abitudini in ambito domestico prima che ciò possa accadere. Eppure è abbastanza ovvio che, a meno che non vi sia un’effettiva uguaglianza tra marito e moglie all’interno della famiglia, nel sentire comune e nella condizione, non possiamo seriamente parlare di parità sul piano del lavoro e della politica. Finché la donna è incatenata al lavoro domestico, alla cura della famiglia, alla cucina e al cucito, la possibilità che possa partecipare alla vita sociale e politica è estremamente ridotta.

Nei primi anni della Rivoluzione di Ottobre, come abbiamo cercato di illustrare in termini generali nel presente paragrafo, c’è stata una svolta molto importante. Furono inclusi nel programma tutti i passaggi necessari per la salvezza delle donne e i bolscevichi cercarono di fare importanti progressi in questa direzione. Se si erano posti un obiettivo e avevano fallito era perché a quei tempi il giovane stato operaio stava lottando per la sua stessa esistenza; comincia infatti in questa fase la guerra contro i “bianchi” e vi furono numerose difficoltà causate proprio dalla guerra civile.

[1] Tony Cliff, “Class Struggle and Women’s Liberation”, 1984

Per la sesta parte clicca qui.

Laddove non ci sono proprietari, capitalisti e mercanti, dove il governo dei lavoratori è intento a costruire una vita nuova priva di tali sfruttatori, esiste sul piano legale l’uguaglianza tra uomini e donne. Ma non è abbastanza! L’uguaglianza sul piano legislativo è cosa ben diversa dall’uguaglianza nella vita reale. […] è essenziale che le lavoratrici prendano sempre più parte all’amministrazione delle imprese pubbliche e dello stato.

Una volta impiegate nell’amministrazione, le donne impareranno presto e raggiungeranno gli uomini! Dunque, eleggere più donne lavoratrici, sia comuniste che non, al soviet. […] Che ci siano più lavoratrici nel Soviet di Mosca! Che il proletariato di Mosca dimostri che è pronto a fare e che sta facendo di tutto per la lotta fino alla vittoria, per la lotta contro la vecchia disuguaglianza, contro la vecchia, borghese, umiliazione delle donne! Il proletariato non può raggiungere la completa libertà, a meno che non ottenga completa libertà per le donne!

Lenin

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