Sinistra: una prospettiva diversa dall’Argentina

di Michele Amura

La crisi irreversibile nella quale si trova la sinistra italiana ha portato i dirigenti e gli stessi militanti di base a cercare in maniera costante un esempio internazionale; si cerca una via di uscita da questa situazione in cui cresce la destra, la xenofobia e i sovranismi, ricopiando dei modelli vincenti in altri paesi. Prima Chavez o Lula, poi Syriza, dopo Podemos, per finire ultimamente con Melanchon. E in un prossimo futuro saranno Corbyn e Sanders. Quando però la sinistra prova a copiare “modelli” senza che ci siano le condizioni sociali e politiche che ne hanno permesso lo sviluppo si ritrova puntualmente dinanzi a nuovi fallimenti. Un altro aspetto particolare è che ci si ispira sempre alla sinistra, che in maniera diversa, ha come minimo comune denominatore l’obbiettivo di governare questa società facendo accordi e compromessi con la borghesia; mai a una sinistra rivoluzionaria che abbia come obbiettivo il governo dei lavoratori. Con questo articolo vogliamo far conoscere in Italia l’esperienza vincente di una sinistra di classe e socialista, l’esperienza del Fronte di Sinistra e dei Lavoratori (FIT) in Argentina. La differenza però consiste anche nella consapevolezza che non si possono ripetere le forme e le esperienze del FIT – a differenza degli obbiettivi e dei principi – in una situazione politica differente perché porterebbero ad un completo fallimento, come dimostra l’esperienza del cartello elettorale “Sinistra Rivoluzionaria” che alle ultime consultazioni politiche ha racimolato lo 0,02% dei voti per poi sparire.

La crisi del regime borghese

Il quadro generale della crescita del FIT è il fallimento totale del regime borghese in Argentina. Dal lato economico la fuga di capitale è inarrestabile, con la conseguente svalutazione della moneta – 150% nell’ultimo anno! – e l’inflazione al 40%. Per frenare questa dinamica si sono dovuti alzare i tassi d’interessi fino al 60%, creando però così le condizioni di una crisi dell’industria (-13%) e dell’economia (-4,2%), per la seria difficoltà nel ricevere e ripagare prestiti bancari e per il calo delle commesse a causa del crollo del mercato interno. Da un punto di vista sociale la crisi è totale: per i lavoratori c’è una ricaduta brutale nella povertà di 1/3 della popolazione e per la borghesia la crisi sociale viene espressa dalla causa dei “quaderni K”, la quale ha portato i più importanti capitalisti in tribunale per casi di corruzione sotto il precedente governo kirchnerista. La conseguenza di tutto questo è la crisi di consensi del governo, che viene giustamente identificato come il responsabile della crisi economica e della povertà, e una parziale crisi dell’opposizione che è colpita in pieno dagli scandali di corruzione. Il tutto con un governo che non ha la maggioranza parlamentare e che deve ottenere il sostegno dell’opposizioni parlamentari per far approvare le proprie leggi. Leggi che scrive l’FMI da quando qualche mese fa ha emesso un prestito 60 miliardi per stabilizzare il debito pubblico (inutile dire che nonostante ciò il rischio del debito pubblico argentino è il più alto al mondo).

Il centrosinistra “salva” Macri

Il governo, che ha imposto la sua agenda liberista (contro-riforma pensioni, aumento tariffe, incentivi all’indebitamento e apertura al capitale straniero) grazie al sostegno del peronismo e che ha votato più di 100 leggi, adesso si trova impossibilitato a realizzare la tanto annunciata riforma (precarizzatrice) del lavoro a causa della sua debolezza. Il peronismo, che si rivendica “nazionale e popolare”, ed alternativo alla oligarchia, non solo ha sostenuto l’agenda di Macri, non solo si esprime a favore dell’intervento imperialista in Venezuela, ma ha anche l’obbiettivo di far arrivare Macri fino alla fine del mandato per poi vincere le elezioni; poco importa se nel frattempo il fallimento del governo sarà nefasto per la società e per i lavoratori. Inoltre la burocrazia sindacale della CGT, di tradizione peronista, ha sistematicamente boicottato le lotte operaie ed evitato di proclamare uno “sciopero generale fino alla caduta del governo” (limitandosi solo a 2 scioperi per far sfogare la rabbia della base). Lo stesso kirchnerismo, che si vanta di essere una versione di sinistra del peronismo, non rivendica affatto la caduta del governo, e i sindacati ad esso collegati seguono la politica passiva della CGT.

La sinistra

In questo contesto il FIT ha la possibilità di fare un salto nella propria costruzione politica. Formatosi nel 2011 con l’accordo di 3 partiti della sinistra troskista argentina (tra cui il Partido Obrero, PO, del Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale, CRQI, di cui Prospettiva Operaia è sostenitore), che si sono uniti, malgrado le differenze di programma e strategia, per superare assieme la soglia di sbarramento elettorale dell’1,5%, è cresciuto durante i governi kirchneristi tramite una opposizione sistematica alle sue politiche populiste, le quali combinavano una politica assistenzialista per evitare lo scoppio di ribellioni (il kirchnerismo è arrivato al potere dopo l’Argentinazo del 2001) e la repressione di quei settori operai che si organizzavano indipendentemente dallo Stato e dalla burocrazia sindacale. In pochi anni non solo il FIT a livello elettorale è arrivato ad ottenere il 4/5% dei voti ma i partiti che lo compongono hanno visto una forte crescita delle proprie forze militanti e hanno conquistato la direzioni di importanti centrali sindacali.

Negli ultimi 2 anni però le differenze di programma e strategia tra il PO e le altre due forze del FIT sono emerse chiaramente, visto che quest’ultime hanno avuto una forte deriva elettoralista e parlamentarista. In maniera ossessiva, infatti, inseguono una crescita politica non tramite l’intervento nelle lotte presenti nel paese e nella crisi politica attuale, ma tramite la ricerca di candidati popolari a livello di “marketing”, che attirino voti con i propri interventi televisivi ad esempio. Oppure propongono soluzioni istituzionali di fronte a importanti lotte sociali, ad esempio rivendicando un referendum sulla contro-riforma delle pensioni di Macri invece di rivendicare lo sciopero generale fino al ritiro della legge (stesso atteggiamento della CGIL in Italia che, invece di organizzare la lotta di classe, propone referendum truffa), nello stesso momento in cui si sono prodotte due mobilitazioni di massa con centinaia di migliaia di lavoratori che assediavano il parlamento e si scontravano con la polizia per difendere le proprie pensioni.

Conclusioni

Il Partido Obrero ha invece come principale obbiettivo quello di promuovere la lotta per la cacciata di Macri. Un governo finito, che sopravvive solo grazie al sostegno del FMI e della burocrazia sindacale. Visto che le sue controriforme sono passate grazie alla discreditata opposizione peronista, la sua crisi, inoltre, si converte nella crisi dell’intero regime politico. La rivendicazione dell’Assemblea Costituente è una parola d’ordine transitoria in una situazione d’impasse della borghesia, dove però il proletariato non ha l’indipendenza e la coscienza politica necessaria per una propria alternativa. L’unica classe che può strappare questo obbiettivo è la classe operaia, per questo la sinistra rivoluzionaria deve condurre una campagna per un congresso di base dei delegati dei lavoratori allo scopo di eliminare il peso morto della burocrazia sindacale. “Via Macri e l’FMI; Assemblea Costituente sovrana e Governo dei Lavoratori” questa è la strategia che il Partido Obrero propone all’insieme del FIT e del movimento operaio argentino.

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