SOSTENIAMO IL FIT-U E AL SUO INTERNO IL PARTIDO OBRERO ALLE ELEZIONI ARGENTINE, MA IN UN’AMERICA LATINA IN EBOLLIZIONE NE AUSPICHIAMO UN IMMEDIATO CAMBIO DI ROTTA

Domenica 27 ottobre si terranno in Argentina le elezioni presidenziali, oltre che per il rinnovo di Camera e Senato. Tale appuntamento giunge in un momento di crisi acuta del capitalismo che attanaglia l’intero globo da oltre dieci anni. Uno dei prodotti di questa inarrestabile crisi, negli ultimissimi anni, è stato il fenomeno del Trumpismo e della gigantesca guerra commerciale che contrappone gli USA non solo alla Cina e alla Russia (anch’esse violentemente colpite dalla crisi), ma anche all’UE, colpendo addirittura il sistema di relazioni mondiali nato a Bretton Woods. Guerra commerciale che non può terminare con una sconfitta elettorale di Trump poiché essa è iniziata prima del suo arrivo alla Casa Bianca ed esprime il tentativo dell’imperialismo USA, per quanto disordinato e non unanime, di combattere il declino del capitalismo imperialista e in particolare di quello yankee.

All’interno dell’Unione Europea, intanto, la crisi economica e quella politica si alimentano a vicenda. Le politiche di austerità, sostenute coi tagli alla spesa pubblica, hanno dato vita a movimenti “sovranisti”, “euroscettici”, espressione dell’impoverimento della borghesia media e piccola penalizzata prima dal mercato comune e poi dalla crisi globale. Forze spesso impressionisticamente definite “fasciste”. In realtà c’è una grande differenza coi fascismi europei degli anni ’20 e ’30 del ‘900 poiché questi si svilupparono in un contesto di guerra civile e rivoluzione, contando inoltre su un ben più ampio consenso nelle masse piccolo-borghesi, che gli permise di giungere al potere al fine di rafforzare il dominio borghese sul proletariato. Ad oggi, tale dominio è ancora possibile per mezzo delle cosiddette “democrazie” borghesi (tuttavia è compito della classe operaia lavorare per sottrarre a queste forze qualunque spazio nel proprio seno).

Le elezioni in Argentina si inseriscono in questo quadro di grave crisi politica e sociale, determinato dal fallimento del capitalismo internazionale. Quel Kirchnerismo, emerso per contenere l’Argentinazo e le grandi lotte succedute ad esso è stato possibile in un contesto di relativa ripresa dell’economia mondiale, una situazione che non esiste più, in Argentina e in tutta l’America Latina. L’affermarsi di governi reazionari come quello di Bolsonaro in Brasile ha aggravato, e non risolto, la crisi di regime della borghesia. Che proprio in quel Continente ancora una volta mostra le sue crepe più profonde, come dimostrano le ribellioni popolari ad Haiti, Portorico, Perù, Ecuador, per non parlare del precipitare della situazione in Cile. Alla debacle capitalista risponde l’irruzione delle masse sulla scena, proprio come in altri scenari in tutto il mondo (Sudan, Algeria, Francia, Catalogna, Libano, Hong Kong).

Tali scenari dovrebbero essere al centro dell’attenzione del “Frente de Izquierda y de Trabajadores – Unidad (Fit-U), la coalizione che pure chiediamo di sostenere domenica nelle urne, molto più delle elezioni presidenziali/parlamentari argentine. Una sinistra che si proclama rivoluzionaria deve intervenire in questi processi di disgregazione della borghesia con una strategia di potere, in modo da incanalare, organizzare e guidare la rabbia degli sfruttati e degli oppressi da questo barbaro sistema. Il FIT-U, e in particolare il Partido Obrero, devono unire le masse attorno ad una prospettiva per il governo operaio, andando oltre il passaggio elettorale. Non è accettabile alcuna deriva elettoralista e parlamentarista in un momento di tale crescente decomposizione del regime borghese. Queste, come le altre elezioni, non saranno in alcun modo risolutive della bancarotta economica e tantomeno leniranno lo sfruttamento selvaggio delle classi proletarie e popolari. L’attuale scenario sociale argentino non mette ormai in discussione semplicemente l’utilità del voto al tandem Fernandez-Fernandez (quasi sicuri vincitori, dopo la disfatta del Macrismo), ma l’intero processo elettorale borghese.

Come organizzazione simpatizzante del Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale (CRQI/CRCI) siamo inoltre preoccupati che tanto il rischio elettoralismo/parlamentarismo quanto l’incanalamento verso una unità politica “a freddo” del FIT (che nasce nel 2011 come cartello elettorale e nel tempo non è riuscito a sviluppare alcun intervento unitario nella classe), due fattori che riteniamo ben collegati tra loro, stiano avvenendo con un restringimento degli spazi di discussione e del confronto democratico interno sia al CRQI appunto che allo stesso Partido Obrero (come testimoniano quelle espulsioni dal partito su cui abbiamo già avuto modo di pronunciarci: https://prospettivaoperaia.com/2019/07/22/en-defensa-del-derecho-al-reconocimiento-de-la-fraccion-publica-internacional-del-po/ ). Al contrario, nell’attuale contesto di fallimento economico del capitalismo e crisi del suo regime politico, è necessario il più ampio dibattito tattico e strategico nella sinistra rivoluzionaria, a partire da Partido Obrero e dal CRQI/CRCI.

Noi respingiamo categoricamente il tentativo di sostituzione del programma originario del CRQI/CRCI (del 2004) con quello del FIT-U.

Sosteniamo comunque il FIT-U quale unica reale alternativa operaia e socialista presente alle elezioni del 27 ottobre, convinti che una eventuale apertura del dibattito interno al FIT, ma anche e soprattutto nel Partido Obrero e nel CRQI/CRCI, possa ancora correggere la rotta.

Votiamo il FIT-U!

Lottiamo per un governo operaio!

Per una federazione di repubbliche socialiste dell’America Latina!

Prospettiva Operaia

ESPAGNOL

EN LAS ELECCIONES ARGENTINAS APOYAMOS AL FIT-U Y DENTRO DE ÉL AL PARTIDO OBRERO, PERO EN UNA AMÉRICA LATINA EN EBULLICIÓN ESPERAMOS UN CAMBIO DE RUMBO INMEDIATO

 

El domingo 27 de octubre, Argentina celebrará elecciones presidenciales, así también renovará la Cámara de diputados y el Senado. Este nombramiento se produce en un momento de aguda crisis del capitalismo que se ha apoderado de todo el mundo durante más de diez años. Uno de los productos de esta imparable crisis, en los últimos años, ha sido el fenómeno del Trumpismo y la gigantesca guerra comercial que enfrenta a EEUU no sólo con China y Rusia (también afectada violentamente por la crisis), sino también con la UE, afectando incluso al sistema de relaciones mundiales nacido en Bretton Woods. Una guerra comercial que no puede terminar con una derrota electoral de Trump porque comenzó antes de su llegada a la Casa Blanca y expresa el intento del imperialismo norteamericano, aunque desordenado y no unánime, de luchar contra el declive del capitalismo imperialista y en particular del capitalismo yanqui.

Mientras tanto, dentro de la Unión Europea, las crisis económica y política se alimentan mutuamente. Las políticas de austeridad, apoyadas por recortes en el gasto público, han dado lugar a movimientos “soberanos”, “euroescépticos”, expresión del empobrecimiento de la burguesía media y pequeña penalizada primero por el mercado común y luego por la crisis global. Fuerzas que a menudo se definen de manera impresionista como “fascistas”. En realidad, hay una gran diferencia con los fascismos europeos de los años 20 y 30, ya que se desarrollaron en un contexto de guerra civil y revolución, apoyándose, además, en un consenso mucho más amplio entre las pequeñas masas burguesas, que les permitió llegar al poder para fortalecer la dominación burguesa sobre el proletariado. Hasta la fecha, tal dominación todavía es posible a través de las llamadas “democracias” burguesas (sin embargo, la tarea de la clase obrera es trabajar para quitarles a estas fuerzas cualquier espacio dentro de ellas).

Las elecciones en Argentina forman parte de este cuadro de grave crisis política y social, determinada por el fracaso del capitalismo internacional. Ese Kirchnerismo, que surgió para contener el Argentinazo y las grandes luchas que le siguieron, fue posible en un contexto de relativa recuperación de la economía mundial, situación que ya no existe, ni en Argentina ni en toda América Latina. El surgimiento de gobiernos reaccionarios como el de Bolsonaro en Brasil ha agravado, y no resuelto, la crisis del régimen burgués. Que en ese mismo continente muestra una vez más sus grietas más profundas, como lo demuestran las rebeliones populares en Haití, Puerto Rico, Perú, Ecuador, por no hablar de la precipitación de la situación en Chile. La debacle capitalista es respondida por la irrupción de las masas en la escena, como en otros escenarios alrededor del mundo (Sudán, Argelia, Francia, Cataluña, Líbano, Hong Kong).

Estos escenarios deben estar en el centro de la atención del “Frente de Izquierda y de Trabajadores – Unidad (Fit-U)”, la coalición que pedimos apoyar el domingo en las urnas, mucho más que las elecciones presidenciales/parlamentarias argentinas. Una izquierda que se proclama revolucionaria debe intervenir en estos procesos de desintegración de la burguesía con una estrategia de poder, para canalizar, organizar y guiar la ira de los explotados y oprimidos por este sistema bárbaro. El FIT-U, y en particular el Partido Obrero, debe unir a las masas en torno a una perspectiva para el gobierno obrero, que vaya más allá del paso electoral. Ninguna deriva electoral y parlamentaria es aceptable en un momento de descomposición tan creciente del régimen burgués. Estas, como las otras elecciones, no resolverán en modo alguno la bancarrota económica, ni aliviarán la explotación salvaje de las clases proletarias y populares. El actual escenario social argentino no sólo cuestiona la utilidad del voto en tándem de Fernández-Fernández (ganadores casi seguros, tras la derrota de Macrismo), sino todo el proceso electoral burgués.

Como organización simpatizante de la Coordinación para la Refundación de la IV Internacional (CRQI/CRCI) también nos preocupa que tanto el riesgo de electoralismo/parlamentarismo como la canalización hacia una unidad política “fría” del FIT (que nació en 2011 como signo electoral y que con el tiempo no ha logrado desarrollar ninguna intervención unificada en la clase), dos factores que creemos que están bien relacionados entre sí, están ocurriendo con un estrechamiento de los espacios de discusión y confrontación democrática tanto en el seno de la CRCI como en el propio Partido Obrero (como lo demuestran las expulsiones del partido sobre el que ya hemos tenido la oportunidad de pronunciarnos: https://prospettivaoperaia.com/2019/07/22/en-defensa-del-derecho-al-reconocimiento-de-la-fraccion-publica-internacional-del-po/ ). Por el contrario, en el contexto actual de fracaso económico del capitalismo y de crisis de su régimen político, es necesario el más amplio debate táctico y estratégico de la izquierda revolucionaria, empezando por el Partido Obrero y el CRQI/CRCI.

Rechazamos categóricamente el intento de sustituir el programa original del CRQI/CRCI (2004) por el del FIT-U.

Sin embargo, apoyamos al FIT-U como la única alternativa obrera y socialista real presente en las elecciones del 27 de octubre, convencidos de que una posible apertura del debate interno dentro del FIT, pero también y sobre todo en el Partido Obrero y en el CRQI/CRCI, todavía puede corregir el rumbo.

Votemos a favor de la FIT-U!

Luchemos por un gobierno obrero!

Por una federación de repúblicas socialistas en América Latina!

Prospettiva Operaia

 

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